
Episodi e richieste di aiuto come quella sopra riportata sono all’ordine del giorno. A volte è davvero difficile scoprire chi si cela dietro l’anonimato delle telefonate o dei messaggi: eppure, un’attenta ricognizione delle amicizie, dell’ambiente familiare o lavorativo, con il quale si è entrati in contatto nell’immediatezza o nella prossimità temporale dei messaggi diffamatori, potrebbe svelare importanti indizi per scoprire l’autore delle molestie. Quando l’esito di questa indagine privata è infausto e si vuol perseguire l’anonimo molestatore, appare inevitabile rivolgersi alle forze dell’ordine. Riconosco che per le vittime di reati a sfondo omofobo può essere difficile affrontare l’impatto con il Commissariato di Polizia o la Caserma dei Carabinieri in quanto, giocoforza, devono emergere aspetti della propria vita privata. Occorre non lasciarsi intimorire: ad esempio, per ovviare a ragionevoli esigenze di riservatezza e discrezione, la denuncia o la querela possono essere presentate in qualsiasi commissariato o caserma, anche lontano dal luogo di residenza (che sia il quartiere o il comune).

È bene ricordare che per alcuni reati la denuncia/querela va presentante entro 3 mesi dal giorno in cui si ha notizia del fatto: è il caso dell’ingiuria o della diffamazione; mentre quando le molestie sono reiterate e sono tali da creare uno stato di ansia o paura, ovvero tali da ingenerare il timore per la propria incolumità fisica, potrebbe integrarsi il reato di stalking per il quale la querela va presentata entro 6 mesi. In ogni caso, la querela potrà essere ritirata.

Infine, non può tacersi la rete delle associazioni LGBT che mettono a disposizione delle vittime dell’omofobia competenze, ascolto e assistenza, per mezzo dei volontari e degli attivisti.
(Le immagini sono di archivio e non si riferiscono al caso denunciato)
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