Stati Uniti, arrestati i vertici del Terrorgram Collective, gruppo terroristico neonazista, suprematista bianco e anti-LGBTQIA+ con connessioni in tutto il mondo

Scoperchiato il vaso di Pandora, ma troppo tardi: anni di propaganda su Telegram e violenza hanno già attecchito, alimentando una rete di estremismo che si è ormai diffusa oltre ogni controllo.

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Ad agosto di quest’anno, l’arresto in Francia di Pavel Durov – fondatore di Telegram – ha acceso i riflettori sul crescente ruolo delle piattaforme di messaggistica criptata nella diffusione di ideologie estremiste e nella pianificazione di atti di violenza.

Ma nessuno si aspettava che, a pochi giorni alle dichiarazioni di Durov a difesa della piattaforma, la prova regina si manifestasse con l’arresto, il 6 settembre, della 34enne Dallas Erin Humber e del 37enne Matthew Robert Allison, figure chiave del Terrorgram Collective, rete neonazista che da diversi anni utilizza Telegram per diffondere propaganda e incitare attacchi violenti contro musulmani, ebrei e omosessuali. L’obiettivo, quello di dare vita a una “guerra tra razze“, far cadere l’attuale governo e sostituirlo con un “etnostato bianco“.

Nel 2019, Allison e Humber si erano uniti al Terrorgram, per poi assumerne la leadership nel 2022. Nei due anni successivi, una serie di attacchi sono stati perpetrati, spesso in nome del collettivo, sebbene non sempre in modo esplicito. Due di questi sono menzionati nell’atto d’accusa: il primo, avvenuto nel 2022 in un bar LGBTQIA+ in Slovacchia, dove hanno perso la vita due persone; il secondo, il 13 agosto scorso in Turchia, quando un diciottenne ha accoltellato cinque persone all’esterno di una moschea.

L’arresto di Humber e Allison non rappresenta però un trionfo, ma la scoperta di un fallimento. Un fallimento nel riconoscere e contenere per tempo l’ideologia neonazista che prolifera indisturbata nel sottobosco della rete, pronta a trasformarsi in violenza reale. Si ipotizza infatti che le autorità fossero a conoscenza del ruolo di Humber sin dal 2022.

Il Terrorgram Collective – nome che deriva dall’unione di terrorism e Telegram – non è però l’unico responsabile: si tratta solo di un sintomo di un problema molto più vasto, che si estende oltre i confini degli Stati Uniti, contaminando con la sua retorica nichilista chiunque sia disposto ad ascoltare.

Le accuse mosse contro Humber e Allison – i due rischiano due ergastoli –includono la diffusione di propaganda e l’incitamento a compiere atti di terrorismo. Nessuna novità per chi conosce la storia recente dei movimenti accelerazionisti. Eppure, mentre si chiudono i recinti, i lupi hanno già preso possesso del gregge.

Con i suoi oltre 70.000 iscritti, il Terrorgram Collective non si è mai nascosto tra le ombre, non è una setta sotterranea difficile da individuare. La sua propaganda è stata diffusa a lungo su piattaforme pubbliche come Telegram, accessibile a chiunque avesse il minimo interesse a trovarla. Repubblica ne parlava già a inizio 2023.

Humber ridicolizzava i conservatori più moderati, e promuoveva metodi più efficaci per combattere: “sparatorie di massa, incendi dolosi, piazzare bombe, attacchi con veicoli“. Aggiungeva poi, riferendosi alla strage di Christchurch in Nuova Zelanda, dove Brenton Tarrant uccise 51 musulmani in una moschea: “Se lui ne ha potuti eliminare cinquanta, pensate a cosa potreste fare voi“. Gli obiettivi principali restavano quelli che considerava nemici della “razza bianca”: musulmani, ebrei e membri della comunità LGBTQIA+.

Era una veterana della propaganda di estrema destra: gestiva dozzine di canali sui social media attraverso cui si metteva in contatto con giovani impressionabili, offrendo loro una visione del mondo in cui l’odio è l’unica risposta possibile. Non ha mai cercato di dissimulare i suoi intenti.

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Ciò che rende tutto questo ancora più preoccupante è l’effetto tangibile che questi gruppi hanno avuto sulla realtà. Gli attacchi pianificati da individui come Andrew Takhistov, che aveva intenzione di sabotare le infrastrutture elettriche del New Jersey ispirandosi alle pubblicazioni del Terrorgram Collective, sono la prova che non si tratta solo di parole lanciate nel vuoto.

I manuali prodotti dal collettivo, come “Hard Reset” contenevano istruzioni dettagliate per attacchi terroristici, pronti per essere seguiti da chiunque avesse abbastanza coraggio, o follia, per metterli in pratica. In un ambiente digitale in cui la radicalizzazione può avvenire in pochi click, i danni non sono solo potenziali, ma inevitabili.

Questo il Terrorgram Collective lo sapeva bene: la loro missione era infatti quella di scovare gli individui più vulnerabili alla propaganda per formare lupi solitari, individui pronti a trasformare la loro frustrazione in azione.  Non sorprende, dunque, che tra i loro contatti ci fosse il diciannovenne slovacco Juraj Krajčík, responsabile della sparatoria di Bratislava del 2022 in un bar LGBTQIA+.

E qui si arriva a un altro punto cruciale della questione: le connessioni internazionali. Se lasciato agire indisturbato, il Terrorgram Collective aveva tutta l’intenzione di unire le forze con altri gruppi estremisti in tutto il mondo, tra cui il Russian Volunteer Corps, una milizia neonazista attiva nel conflitto ucraino. Takhistov, il giovane del New Jersey, aveva proprio pianificato di recarsi in Russia per addestrarsi con questi gruppi, per poi tornare negli Stati Uniti più preparato e pericoloso.

Eppure, nonostante l’evidenza di questi legami, la risposta delle autorità è stata lenta e, spesso, inefficace. Mentre i gruppi jihadisti sono stati a lungo il principale bersaglio della guerra al terrorismo, i movimenti di estrema destra come il Terrorgram Collective sono stati trattati con una certa leggerezza, come se fossero meno pericolosi o meno capaci di infliggere danni reali.

Era stata la decisione del governo britannico di classificare formalmente il collettivo come un’organizzazione terroristica nell’aprile del 2023 a fornire agli Stati Uniti la base giuridica per intervenire, ma ci si chiede perché sia stato necessario aspettare un input esterno per agire.

Nel frattempo, Humber e Allison hanno continuato a operare indisturbati, diffondendo il loro messaggio a una rete sempre più ampia di seguaci. Quando l’FBI ha finalmente fatto irruzione nella casa di Humber a Elk Grove, hanno trovato armi da fuoco stampate in 3D, fucili non registrati e una quantità impressionante di materiale propagandistico. Allison, arrestato a Boise, Idaho, era altrettanto preparato, con un arsenale che includeva pistole, munizioni e attrezzature per la fuga.

Il loro caso è però solo la punta di un iceberg molto più grande, che include altre figure chiave del Terrorgram Collective e una rete di simpatizzanti in tutto il mondo. Le autorità statunitensi sembrano finalmente aver riconosciuto la gravità della minaccia, ma resta da vedere se riusciranno davvero a smantellare una struttura ormai così diffusa e radicata.

E mentre Humber e Allison affronteranno ora la giustizia il seme dell’odio che hanno piantato continuerà a germogliare nelle menti di chi, ancora oggi, si affaccia a quelle stesse piattaforme online in cerca di risposte.

© Riproduzione riservata.

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