Sabato mattina, ore dieci. Sotto un cielo terso che fa persino intravedere un sottile spicchio di luna, raggiungiamo la centrale piazza Bodoni recintata a dovere per ospitare le riprese della scena del Pride di Maschi contro femmine. Si tratta di una commedia corale giovanilista diretta da Fausto Brizzi nelle sale in autunno (all’inizio del 2011 uscirà anche Femmine contro maschi, film quasi gemello sempre diretto da Brizzi con qualche attore in comune). Il set prende vita molto lentamente: si addobbano con festoni e palloncini due colorati carri da corteo, uno dei quali della serata cult Queever, posti quasi antinomicamente davanti all’ingresso del conservatorio Giuseppe Verdi. Un pugno di auto storiche punteggia la piccola piazza e persino l’austero monumento al generale Alfonso Ferrero Della Marmora, blasonato eroe di Crimea, è ingentilito da lucenti fiocchi arcobaleno. A lato prendono vita i banchetti "istituzionali" di Drag Gardaland, Arcigay e Da Sodoma a Hollywood. Un automobilista si infuria con un addetto alla sicurezza perché non vuole cambiare tragitto: «Si gira un film? E allora? Io voglio passare!».
Nel frattempo affluiscono sul set le centinaia di comparse filtrate dal tendone degli accrediti. I più appariscenti, look drag ad alto grado di esposizione cromatica con vertiginose parrucche coiffées ad alveare, vengono subito selezionati per attorniare in scena i protagonisti. Prevale però l’abbigliamento sobrio, jeans e maglietta con predominante viola-lilla. Solo verso mezzogiorno viene dato il primo ciak, e chi si aspettava una fastosa scena di massa che ricostruisse l’atmosfera caotica e gaudente del Pride 2006 è rimasto a dire il vero un po’ deluso. Delle circa trecento comparse che si sono avvicendate sul set, solo un centinaio di presenti viene ammassato verso il primo carro per alcune scene di dialogo tra gli attori Nicolas Vaporidis, Sarah Felberbaum (vestita e truccata da crocerossina), Chiara Francini e Paolo Ruffini. Nell’aria imperversa l’immortale I will survive, subito fatta tacere per consentire al microfonista di catturare le parole mentre le comparse continuano a ballare facendo finta di ascoltare la musica.
Le scene si rigirano più volte, com’è consuetudine. In una delle ultime, alla fine della quale Sarah Felberbaum e Paolo Ruffini salgono sul carro, catturiamo alcuni estratti che suonano più o meno così: «Esco da una storia che mi ha devastato» (Sarah Felberbaum) – «Con un uomo o con una donna?» (Chiara Francini) – "Che importa, ora ho bisogno di leggerezza… Balliamo!" (S.F.) – «Questa storia del triangolo non mi garba affatto» (C.F.).
La Felberbaum, che abbiamo incontrato nell’hotel dove alloggia, ci ha raccontato qualcosa del suo personaggio: «Sono Francesca, un personaggio che fa pochi problemi ma li crea. È una ragazza molto libera. Nel mio episodio ci sono Nicolas Vaporidis e Chiara Francini. Sono contesa tra i due e, a loro insaputa, inizio una storia con entrambi. Loro lo capiranno e da lì… Vedremo! Sul set c’è un’atmosfera bellissima e devo dire che in questo momento maschi e femmine stanno pareggiando anche se non è una sfida. Mi sento estremamente a mio agio, si ride dalla mattina alla sera ma si lavora bene. Dopo Torino andrò a Livorno e finirò di girare verso il 20 giugno ma non posso aggiungere altro…».
Tornando sul set, le riprese continuano con tre macchine da presa davanti al carro del Queever, dove un gruppo di figuranti truccati con accuratezza da Village People si esibisce in un balletto in sincrono. Il caldo è implacabile. Ogni tanto l’azione si interrompe per consentire ai truccatori di mettere a posto una catena sul giubbotto in pelle del fedele clone di Glenn Hughes o tamponare il sudore per l’insostenibile calura. Le comparse sono invitate a tenere bassi i palloncini per non congestionare l’inquadratura.
Verso le quattro meno un quarto del pomeriggio viene annunciata la fine delle riprese e un eventuale ulteriore contatto della produzione nel caso ci fosse la necessità di rifare qualche scena. Il regista Fausto Brizzi si allontana pensieroso insieme a un sorridente Nicolas Vaporidis. Le drag esauste si liberano volentieri dei loro impegnativi orpelli. I tecnici si danno subito da fare per smontare il set e qualche ora dopo, quando ci dirigiamo nel vicino cinema Nazionale per vedere la commedia omosex Humpday, non c’è più traccia del finto Pride se non in qualche palloncino scoppiato e sporadici guizzi di colore qui e là. Il generale Della Marmora, di cui sopra, fa finta di niente ma nel suo sguardo vitreo sembra consapevole che è successo qualcosa che sembra farlo nuovamente guerreggiare con la sua statuaria immobilità. Sarà quella coccardina rossa che è rimasta impavida su un angolo del suo basamento? No, è solo la magia del cinema, bellezza!
