Adi ha 17 anni, è il protagonista di questo film ed è come un fantasma. È la pietra angolare che non vediamo di uno scandalo a cui assistiamo tutti impotenti e che sembra rendere complici persino noi spettatori. Per tutto il film cerchiamo quel corpo, quel volto, quel ragazzino che sembra sfuggire da ogni scena, riflettersi in ogni specchio per lasciarci l’illusione di poterlo abbracciare, consolare, amare.
Vincitore della Queer Palm a Cannes nel 2024, il film romeno “Tre chilometri alla fine del mondo” di Emanuel Pârvu viene finalmente distribuito al cinema grazie a Two Academy. Sarà in sala dal 14 Maggio.

L’affronto volutamente straziante che il regista scaglia contro il pubblico è un’assenza che si sente per tutto il film: non vedremo mai il volto di Ciprian Chiujdea, attore interprete di Adi, nella sua bellezza intonsa. Due coetanei del villaggio in cui vive l’hanno pestato, perché l’hanno visto baciarsi con un ragazzo.

La maschera che si aggira nel film è quella del suo viso tumefatto, massacrato dalla violenza omofobica. Una maschera che egli indossa ciondolandolo in tutte le scene con innocente stupore davanti al sopruso annichilente del pregiudizio, mentre tutto il sistema indaga sul suo corpo, lo sveste, lo lega, lo costringe, lo esamina. Perché quel corpo ha osato sovvertire l’ordine. E perché quell’aggressione segna l’inizio del precipitare di eventi tutti concatenati tra loro e tutti di matrice patriarcale: il debito che la modesta famiglia di Adi deve pagare al signorotto potente locale, padre dei due aggressori, si trasforma in piattaforma di ricatto, e di complicità con il prete di turno subito eccitato dalla prospettiva dell’esorcismo anti-gay e con la burocrazia dello Stato post-comunista romeno che si erge a garante corrotto dell’annientamento di un adolescente omosessuale.

Il fantasma di Adi inizia così a dissolversi: il suo volto devastato dall’aggressione si aggira nei corridoi di procure e commissariati, tra cucine e camere della sua abitazione divenuta gabbia di segregazione, sfiora le rive del Danubio che tutto abbraccia, si trascina tra i vicoli sordi del paesino, mentre la sua omosessualità scandalizza e sollecita l’ordine marcio dei soprusi spiccioli e dei meschini affarismi, di una società che ingoia soltanto la regola della forza, mentre tutto scorre sommessamente tranquillo e silenzioso, come il grande fiume che scolpisce il paeseaggio e sembre indicare, nel suo indomabile fluire, un orizzonte di salvezza.

È la ferocia implacabile dell’omofobia fatta sistema: la famiglia, il pregiduzio culturale, la religione e lo Stato si incastrano per sacrificare l’innocente non conforme. Il quadro è solido, non c’è posto per Adi.
Con precisione chirurgica di silenzi, omertà, complicità, convenienze e codardie, “Tre chilometri alla fine del mondo” compie un’anatomia dell’omofobia istituzionale. Come il grande cinema d’autore sa fare, la piccola storia di un piccolo villaggio della provincia romena diventa tutto il mondo e tutte le vite di ogni ragazzino gay. Non c’è bisogno di cercare il volto di Adi.
Dove vedere “Tre chilometri alla fine del mondo” – Lista Sale in Italia
BERGAMO – AUDITORIUM
BOLOGNA – ORIONE
FERRARA – APOLLO
GENOVA – ARISTON
GENOVA – SIVORI
GENOVA – QUINTO SAN PIETRO
MANTOVA – DEL CARBONE
MILANO – ANTEO Palazzo del Cinema
MILANO – MEXICO
PESCARA – MASSIMO
PISA – ARSENALE
ROMA – GIULIO CESARE
SAVONA – NUOVO FILMSTUDIO
TORINO – MASSIMO
UDINE – VISIONARIO
