Trump elimina i programmi di assistenza sanitaria per i veterani LGBTQ+

I veterani LGBTQ+ hanno tassi più elevati di depressione, ansia, disturbo da stress post-traumatico, ideazione e comportamenti suicidari, consumo di tabacco, consumo di alcol e malattie cardiopolmonari rispetto ai veterani eterosessuali e cisgender.

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Trump elimina i programmi di assistenza sanitaria per i veterani LGBTQ+ - Trump e il divieto militare ai militari - Gay.it
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Secondo un memorandum interno ottenuto da The Advocate, il Dipartimento statunitense per gli Affari dei Veterani ha ordinato alle strutture sanitarie di tutto il paese di eliminare le iniziative basate sull’identità di genere e di rimuovere la designazione LGBTQ+ da una rete di coordinatori medici creata per aiutare i veterani LGBTQ+ ad orientarsi nel sistema sanitario.

La direttiva del 12 giugno, firmata dal Sottosegretario alla Salute della Veterans Health Administration (VA), John J. Bartrum, è solo l’ultima mossa dell’amministrazione Trump per rimuovere tutti i riferimenti alle identità LGBTQ+ e transgender dai programmi federali.

Le persone temono che ciò comporterà la perdita di programmi e servizi specificamente pensati per i veterani LGBTQ+”, ha dichiarato a The Advocate un operatore sanitario di un centro medico VA. I dipendenti si sono chiesti se programmi come PRIDE in All Who Served e CBT-PRISM potranno sopravvivere con questo tipo di linee guida.

PRIDE in All Who Served è un programma di educazione e supporto sanitario di 10 settimane, sviluppato dal VA, per i veterani LGBTQ+, che lo stesso dipartimento ha promosso. Secondo quanto riferito dal VA i partecipanti hanno riscontrato una riduzione di depressione, ansia, rischio suicidio e stigma legato all’identità, oltre a un aumento della connessione sociale e del coinvolgimento nelle cure. CBT-PRISM è invece un intervento di salute mentale affermativo che adatta la terapia cognitivo-comportamentale per affrontare gli effetti dello stigma, della discriminazione e dello stress da minoranza sui veterani LGBTQ+.

Il memorandum del 12 giugno, scrive The Advocate, impone alle strutture della Veterans Health Administration di conformarsi agli ordini esecutivi del Presidente Donald Trump riguardanti i programmi di diversità, equità e inclusione e il riconoscimento federale delle persone transgender. Tra le modifiche delineate nella direttiva, i coordinatori dell’assistenza ai veterani LGBTQ+ saranno rinominati semplicemente coordinatori dell’assistenza. “La VHA deve eliminare tutti i programmi DEI/DEIA, le iniziative basate sull’identità di genere e sull’ideologia di genere e qualsiasi attività, interna o esterna, che promuova l’identità di genere o l’ideologia di genere“, si legge nel memorandum.

Il memorandum ordina alle strutture di rivedere siti, comunicazioni, politiche, materiali di formazione, riunioni, eventi e altre risorse per verificarne la conformità. Afferma inoltre che fondi federali, strutture, tempo del personale, formazione, materiale promozionale e altre risorse governative non potranno più essere utilizzati per attività che promuovono ciò che l’amministrazione definisce “ideologia di genere” o “identità di genere”.

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Michael Kauth, ex direttore esecutivo del Programma per la salute LGBTQ+ della Veterans Health Administration, ha criticato aspramente la direttiva in un post su LinkedIn. Kauth ha ricordato come i coordinatori per l’assistenza ai veterani LGBTQ+ siano stati istituiti più di dieci anni fa per coinvolgere i veterani LGBTQ+ nell’assistenza, identificare le lacune nei servizi, formare il personale clinico, organizzare eventi di sensibilizzazione sulla salute e fungere da collegamento con le organizzazioni della comunità LGBTQ+ e i gruppi di veterani. “I veterani LGBTQ+ hanno alti tassi di esposizione a violenza, discriminazione, insicurezza alimentare e vagabondaggio”, ha scritto Kauth. “Come gruppo, i veterani LGBTQ+ hanno tassi più elevati di depressione, ansia, disturbo da stress post-traumatico, ideazione e comportamenti suicidari, consumo di tabacco, consumo di alcol e malattie cardiopolmonari rispetto ai veterani eterosessuali e cisgender. In che modo le azioni del Sottosegretario affronteranno queste disparità? Eliminando gli interventi volti a coinvolgere i veterani LGBTQ+ nelle cure che si sono guadagnati e che meritano per il servizio reso al loro Paese?”. “Cosa c’è di onorevole nell’ignorare le disuguaglianze sanitarie e nel non riconoscere che alcuni gruppi sono più vulnerabili e a rischio di altri?”.

Per un decennio il Dipartimento per gli Affari dei Veterani (VA) ha mantenuto una rete nazionale di coordinatori per l’assistenza ai veterani LGBTQ+. Il programma è stato formalmente istituito nel 2016, dopo che il VA aveva concluso che spesso i veterani LGBTQ+ affrontavano ostacoli specifici all’accesso alle cure, tra cui stigma, discriminazione e un maggiore rischio di contrarre determinate patologie. Per 10 anni i coordinatori sono stati descritti come figure che svolgono “un ruolo fondamentale” nel garantire un’assistenza culturalmente competente e incentrata sul veterano. La direttiva assegnava ai coordinatori responsabilità che andavano ben oltre la semplice assistenza ai pazienti. Il loro compito era quello di tutelare i veterani LGBTQ+, individuare le lacune nell’assistenza, formare il personale, costruire relazioni con le organizzazioni della comunità, svolgere attività di sensibilizzazione, promuovere ambienti inclusivi e monitorare i bisogni dei veterani LGBTQ+ nei loro Stati. La politica incoraggiava in particolare la partecipazione agli eventi Pride, la gestione di siti di risorse LGBTQ+, la creazione di materiale informativo e il supporto a programmi specifici per la comunità LGBTQ+.

Ora è stato tutto spazzato via dalla nuova direttiva trumpiana, con l’intero programma a rischio smantellamento.

© Riproduzione riservata.

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