Tunisia, la rivoluzione del gelsomino

Ci sono voluti trenta anni, ma alla fine, per la Tunisia è arrivata l'ora della 'sveglia'. E i tunisini riscoprono la libertà di stampa, di espressione e non solo...

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Tunisia, la rivoluzione del gelsomino - tunisia liberaF1 - Gay.it

Zine el Abidine Ben Haj Hamda Ben Haj Hassen Ben Ali e la sua sposa Leila Bent Mohamed Ben Rhouma Trabelsi,: tenete a mente i loro nomi perché sono tutto un programma.
Ben Ali è stato il presidente della Tunisia, il dittatore, il tiranno che per oltre un ventennio assieme a sua moglie Leila ha calpestato ogni diritto di libertà del popolo tunisino. Ora, mentre scrivo, un’agenzia di stampa francese ha diramato un dispaccio sulla sua morte (notizia da confermare). I loro beni sono stati congelati dal Consiglio dell’Unione Europea, e si parla di milioni di euro, di immobili, fondi e risorse economiche ingenti, una parte del loro bottino è stato trovato proprio nella loro abitazione-fortino nei pressi della capitale.
Ed io che da anni periodicamente vado in Tunisia, mi sono subito precipitato per documentarvi direttamente l’evolversi della situazione. La rivoluzione del gelsomino è iniziata e speriamo che porti buoni frutti.

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Arrivo a Tunisi con 5 ore di ritardo a causa di uno sciopero dei lavoratori della Tunis Air, non era mai successo prima, questi sono i vantaggi e gli svantaggi della libertà conquistata: il diritto di sciopero!E’ tardi, solo le 23.30, tra mezz’ora scatta il coprifuoco.
In aeroporto sono uno dei pochi turisti arrivati, i tassisti litigano per chi mi deve trasportare in hotel, c’è poco lavoro, tutti aspettano tempi migliori.
Mai vista Avenue Burghiba in quelle condizioni: quasi spettrale. Nessun’anima in giro, qualche militare, carri armati e filo spinato all’altezza dell’hotel Africa (completamente sigillato). E’ mezzanotte ed è iniziato il coprifuoco, anche nel mio hotel, tutto chiuso compreso il bar.
L’indomani parto per Sousse in treno, un altro ritardo di un’ora, mai successo prima. E’ un problema di organizzazione, la rivoluzione è iniziata ma ci sono ancora tensioni: proteste, scioperi, pericoli di anarchia. Molti sono i prigionieri evasi dalle carceri, la milizia di Ben Ali allo sbando si dice che in parte tenta di fuggire alle ritorsioni rifugiandosi a Lampedusa.

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Il mio residence a Sousse ha le camere libere. Il proprietario che conosco da anni finalmente si sbottona e in confidenza mi rivela che anch’io ero sotto osservazione, mi controllavano nei recenti viaggi a causa dei miei precedenti articoli e reportage sulla Tunisia. Mi ha sempre protetto difendendo anche gli altri suoi clienti, al 90 per cento gay vacanzieri provenienti da tutta Europa, bastava pagare la polizia e per tanto tempo l’ha fatto per poter gestire la sua attività gay friendly in un paese dittatoriale. Ora finalmente ha smesso di sovvenzionare la milizia, ma non se la sente di pubblicizzare il suo hotel. "Sai ora c’è libertà, comunque l’omosessualità è un reato in Tunisia e siamo in un paese islamico, aspettiamo l’evolversi della situazione. Confido –mi dice- in cambiamenti e tu aiutami scrivendo nel tuo articolo di invitare i lettori a ritornare in Tunisia, l’unico modo per non contribuire alla crisi economica che attanaglia il Paese".

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Il Teatro Municipale è sbarrato, il supermercato è stato saccheggiato e incendiato, l’unico cinema chiude alle 17, alle 21 tutto il resto è fermo. Ma per fortuna il coprifuoco è terminato proprio gli ultimi giorni della mia vacanza. Si respira finalmente. Al bar Mimosa e alla Sirene arrivano i primi turisti coraggiosi. Incontrano i ragazzi e passeggiano con loro, prima non era possibile. Tutti esaltano la rivoluzione e si aspettano grandi cambiamenti ora che il tiranno non c’è più.
È passato un mese dalla “rivoluzione del gelsomino” del 14 gennaio quando un tunisino di Sidi Bouzid, Mohamed Bouazizi, si è immolato con il fuoco contro lo strapotere della polizia. E’ stata la miccia che ha fatto esplodere un movimento di contestazione nel Paese, propagatosi poi in Egitto con la caduta di Mubarak, in Libia, Iran, Algeria, Yemen, Bahrain, Giordania e così via. Al grido di "Degage – Vattene" tutti i dittatori del nord Africa tremano. Il martirio di tanti pensatori liberi non è stato vano. Grazie anche a Facebook e Al Jazeira!

di Felix Cossolo dalla redazione di Clubbing

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