A Reggio Emilia cresce una delle esperienze più significative di accoglienza per persone LGBTQIA+ in Italia. La Casa Arcobaleno “Pier Vittorio Tondelli”, progetto promosso da Arcigay Gioconda, amplia la propria capacità con un secondo appartamento, portando a otto i posti disponibili per chi fugge da violenza, discriminazione e rifiuto familiare. Un raddoppio che non è solo logistico, ma profondamente politico e sociale.

In questo articolo
- 1 Casa Arcobaleno Tondelli, secondo appartamento per rispondere a un bisogno reale
- 2 Casa Tondelli: un modello di accoglienza dal basso
- 3 Violenza, omofobia e identità di genere: i dati dell’accoglienza
- 4 Il 17 maggio: una giornata simbolica per raccontare il progetto
- 5 Un progetto politico oltre l’emergenza
Casa Arcobaleno Tondelli, secondo appartamento per rispondere a un bisogno reale
Il nuovo spazio, concesso da ACER Reggio Emilia, è attualmente in fase di adattamento e arredamento. L’obiettivo è offrire un ambiente sicuro e protetto a persone LGBTQIA+ che si trovano in situazioni di emergenza, permettendo loro di ricostruire un percorso di vita.
Con questa apertura, la capacità di accoglienza raddoppia, passando da quattro a otto posti disponibili contemporaneamente. Un dato che racconta, da solo, l’urgenza del progetto: le richieste di ingresso sono già undici e molte persone restano in lista d’attesa.
Come sottolineato dal presidente di Arcigay Reggio Emilia, Jacopo Vanzini, riportato dalla Gazzetta di Reggio:
“Abbiamo capito che il nostro progetto era davvero speciale quando sono uscite le graduatorie del Bando di finanziamento per i centri antidiscriminazione dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni (Unar), in cui siamo risultati primi in tutta Italia, tra un centinaio di progetti. La decisione di raddoppiare gli appartamenti, previsto dalla progettualità concordata con Unar, significherà per noi un ulteriore sforzo organizzativo e di risorse economiche, sforzo però necessario per dare una risposta alle tante, troppe persone gettate fuori di casa perché gay, lesbiche, trans, anche a Reggio”.
Casa Tondelli: un modello di accoglienza dal basso
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Attiva dal novembre 2022, Casa Tondelli è nata grazie alle donazioni della cittadinanza, diventando nel tempo un punto di riferimento per il territorio. Il progetto è realizzato in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia e ACER, e dal 2025 è sostenuto anche dall’UNAR, che ha riconosciuto e finanziato l’iniziativa tramite bando pubblico.
Partner operativo è la cooperativa sociale L’Ovile, mentre una parte significativa del lavoro è portata avanti da volontari e volontarie.
In poco più di tre anni, la casa ha accolto 26 persone LGBTQIA+, molte delle quali giovani tra i 18 e i 29 anni, spesso allontanate dalle famiglie o costrette a fuggire da contesti violenti. Solo nell’ultimo anno sono state nove le persone ospitate.
Un dato particolarmente significativo riguarda la provenienza: circa il 60% degli ospiti arriva dal territorio regionale, a dimostrazione di quanto il bisogno sia radicato anche a livello locale, e non solo legato a dinamiche migratorie o internazionali.
Violenza, omofobia e identità di genere: i dati dell’accoglienza
I numeri raccontano una realtà complessa. Più della metà delle persone accolte ha vissuto discriminazioni legate alla propria identità di genere, confermando come le persone trans e non binarie siano tra le più esposte a violenza e marginalizzazione.
Tra le esperienze più emblematiche, come racconta Stampa Reggiana, c’è anche quella di due giovani – un ragazzo gay e una persona non binaria – arrivati in Italia attraverso un corridoio umanitario da un campo rifugiati UNHCR in Africa, grazie alla collaborazione con la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.
Oltre all’alloggio, vengono garantiti supporto psicologico, educativo e accompagnamento nei percorsi di autonomia. Negli ultimi 12 mesi sono state erogate 96 ore di supporto psicologico e 608 ore di accompagnamento, metà delle quali grazie al volontariato.
Il 17 maggio: una giornata simbolica per raccontare il progetto
La presentazione del nuovo appartamento avverrà domenica 17 maggio, in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, con un doppio appuntamento al Binario 49 di Reggio Emilia.
Il programma prevede una tavola rotonda alle 18, con interventi istituzionali e la partecipazione di figure chiave del progetto, tra cui il coordinatore della Casa Arcobaleno Alberto Nicolini, rappresentanti di ACER, della cooperativa L’Ovile e studiosi del fenomeno della homelessness LGBTQIA+.
A seguire, spazio alla dimensione culturale con lo spettacolo interattivo “Una Comunità Orgogliosa”, ispirato al teatro dell’oppresso di Augusto Boal.
Come spiega Alberto Nicolini:
“Per la terza volta consecutiva Arcigay Reggio Emilia, grazie alla collaborazione con il Comune di Reggio Emilia e con il sostegno della Regione Emilia Romagna, presenta uno spettacolo di teatro dell’oppresso dedicato alle tematiche LGBTQI+”.
Un progetto politico oltre l’emergenza
Il raddoppio di Casa Tondelli si inserisce in un contesto più ampio, in cui il tema della homelessness LGBTQIA+ emerge con forza crescente anche in Italia. Giovani cacciati di casa, persone costrette a scegliere tra identità e sicurezza, storie che troppo spesso restano invisibili.
In questo scenario, progetti come quello di Reggio Emilia rappresentano non solo una risposta concreta, ma anche un modello replicabile: una rete tra istituzioni, associazioni e cittadinanza capace di trasformare l’accoglienza in politica pubblica.
La scelta di ampliare gli spazi, nonostante le difficoltà organizzative ed economiche, va letta nell’intento chiaro di non lasciare indietro nessuno, nemmeno nei territori considerati più “tranquilli”.
Perché, come dimostrano i dati e le storie raccolte, la violenza e l’omofobia non sono emergenze isolate, ma fenomeni strutturali che richiedono risposte altrettanto strutturate.
Il caso di Reggio Emilia si inserisce in una rete nazionale ancora frammentata di case rifugio per persone LGBTQIA+. Il riconoscimento da parte di UNAR e il primo posto nel bando nazionale rappresentano un segnale importante: investire in questi progetti è possibile, ma soprattutto necessario.
Il raddoppio della Casa Arcobaleno Tondelli non è soltanto una buona notizia per il territorio, ma un segnale che riguarda tutto il Paese: esiste un bisogno concreto di protezione, ascolto e accompagnamento per chi vive discriminazione e violenza. Rispondere a questa esigenza significa, oggi più che mai, costruire spazi reali di libertà e possibilità.
