Family Day, centinaia di migliaia di fondamentalisti cattolici e nostalgici fascisti che si riversano al Circo Massimo per gridare la loro contrarietà alla legge Cirinnà in discussione nei prossimi giorni.
In pratica, pretendono che i diritti di cui beneficiano non vengano estesi a chi ora ne è privo. Ma cosa nascondono davvero le loro istanze? Lo scopo dei fondamentalisti cattolici è la difesa dei diritti di bambini e di un modello famigliare minacciato dai gay?
Tutta la questione dei diritti che la Cirinnà riconosce si riduce non tanto alla pratica medica dell’utero in affitto, ma alla conseguenza di esso, alla possibilità di esercitare la paternità nei confronti della prole escludendo la donna da quel ruolo di moglie e madre assegnato da Dio, depauperandola di un potere sociale che in Italia è particolarmente forte.

Il problema è il ruolo di potere e supremazia della donna all’interno della famiglia e l’inaccettabile figura di un maschio che prenda il suo posto. Due uomini che decidono di fare un figlio e crescerlo da soli tradiscono un modello famigliare tipicamente italiano che pone la donna al centro dell’educazione della prole, con un potere educativo e gestionale pressochè assoluto ed esclusivo.
L’idea di Costanza Miriano di sottomissione della femmina ad un ruolo che la giornalista considera predeterminato da Dio rispecchia in pieno la missione antropologica che spetta alla moglie e madre, mitizzata dalla propaganda fascista e clericale fino alla legge sul divorzio e che oggi vede una recrudescenza negli slogan isterici del comitato promotore del Family Day.
La moglie e madre partorisce, allatta, pulisce, educa il figlio e gestisce la casa. E’ la mamma nella concezione tipicamente italiana di matrona e ha un ruolo decisionale determinante delegato dal marito, il quale fino agli anni settanta figurava come pater familias, capo formale, quando nella realtà tutto era demandato all’altra metà del cielo. La Miriano parla di sottomissione, ma sarebbe più corretto chiamarla sopraffazione nei confronti del padre, relegato a mero strumento punitivo dei bambini al ritorno dal lavoro, una figura assente quando non propriamente anaffettiva.
Per la donna ultra reazionaria del Family Day è una inconcepibile offesa che due uomini le rubino il potere materno. Un vero

Tutta la propaganda cattofascista poggia sulla questione GPA e sul diritto del bambino ad avere una madre, ma non esiste alcun diritto nello scegliersi i genitori, piuttosto spaventa il padre che assume il ruolo considerato di madre. Si parla poco e raramente delle famiglie arcobaleno dove i genitori sono entrambi di sesso femminile. Due lesbiche che fanno le mamme rispondono solo ad una chiamata naturale e sono rassicuranti. Anche il ricorso al seme maschile piuttosto che ad una gravidanza altrui è considerato meno discutibile.
Il nocciolo della campagna omofobica e cattoreazionaria che culmina nella manifestazione al Circo Massimo risiete tutto nell’identità del maschio in evoluzione e nel potere femminile messo in pericolo dall’uomo-padre-omosessuale.
Da questo quadro appaiono sbiadite tutte le altre motivazioni che hanno portato i laici reazionari, con la complicità della Chiesa a indire il nuovo Family Day dopo quello di giugno. E’ chiaro che non è in pericolo il matrimonio eterosessuale, non sono minacciati i bambini di nessuno e tantomeno in Italia il cosiddetto gender vuole invadere le scuole come un’epidemia di influenza. Sono argomenti spauracchio che nascondono una minaccia a ruoli famigliari determinati che già da diversi decenni sono in evoluzione. Le donne ultracattoliche non si rassegnano al fatto che dagli anni ’70 in poi le donne che lavorano e si realizzano fuori dall’ambiente domestico sono la maggioranza, che possono anche non fare figli ed essere felici, rinunciare ad un figlio non voluto in arrivo, essere cape e comandare anche fuori dalla famiglia.

La crisi economica che vede quasi il 50% dei giovani senza lavoro e costretti a casa dei genitori ha generato un ritorno prepotente della supremazia materna in famiglia. L’abitudine tutta italiana del considerare i trentenni come bambini incapaci è stato alimentato dall’alto tasso di disoccupazione e oggi è il riflesso di script tradizionali dai quali faticosamente ci allontaniamo.
Nelle famiglie con genitori giovani tutto è diverso e il padre già svolge compiti prima demandati alla madre. E’ necessario, se la moglie lavora quanto e più del marito, ma capita ancora di constatare che quando nasce un bambino il papà scompare ed è la madre a prendere il sopravvento. Spesso avviene in nuclei fortemente conservatori e credenti, dove le attese si confondono con abitudini imparate in chiesa. La legislazione italiana che a fatica concede permessi di paternità di certo non aiuta il percorso di responsabilizzazione del neopapà e conferma un ruolo femminile esclusivo ormai antiquato.
Con questa analisi di stampo sociologico si demoliscono gli stereotipi di genere a cui quelli del Family Day sono tanto

La legge sulle unioni civili è un passaggio storico che segna anche l’evoluzione sociologica del modello famigliare italiano. Prende atto dei cambiamenti già avvenuti e di quelli in atto, disciplinando fattispecie famigliari che esistono da tempo e che ipocritamente chiama formazioni sociali specifiche. La legge Cirinnà è la soglia minima sotto la quale non è possibile andare pena la dignità di quelle famiglie che vuole tutelare.
Un’eventuale bocciatura sarebbe una sciagura che riporterebbe l’Italia socialmente indietro di trent’anni, proprio dove le mogli e madri del Family Day e i padri fantasmi da bar vorrebbero tornare.
