Un fronte comune di centrodestra, moderato, liberaldemocratico, nazareno può approvare le unioni civili senza il discutibile articolo sulle impronunciabili stepchild adoption. Serve solo un po’ di coraggio, ora, da parte dei senatori di Forza Italia.
L’occasione è davvero preziosa e sta arrivando su un piatto d’argento, tutto sommato inaspettatamente, all’alba del dibattito parlamentare sul riconoscimento dei diritti civili per le coppie omosessuali.
Forza Italia,da parte sua, ha incardinato quasi un anno fa alla Camera una proposta di legge redatta da Mara Carfagna, ex ministro delle Pari Opportunità, che del partito di Berlusconi è pure responsabile ora dell’ultimo nato tra i dipartimenti o, come le chiamavano una volta, aree tematiche: quello dedicato alle libertà civili e ai diritti umani. Nato sotto l’indubbia spinta del tesseramento di piazza alle due principali associazioni gay italiane della giovane compagna dell’ex Cav, Francesca Pascale, mossa mediatica riuscitissima dell’estate 2014 che ha spinto così lo stesso Silvio Berlusconi a scendere in campo su un tema che per lui è stato sempre scivoloso, pieno com’è (e rimane) della voglia matta di raccontare barzellette e fare battute su belle ragazze e donne baffute.
Senza tuttavia cedere agli eccessi bigotti di politically correct anche lessicale, così caro alla vecchia sinistra movimentista, Berlusconi di fronte ai suoi riottosi senatori se l’è cavata con la formula di sempre: libertà di coscienza che è di fatto un sì alle unioni civili ma un no al ddl Cirinnà. Un bivio sciolto dalla Santa Alleanza democristiana delle ultime ore tra il filosofo Rocco Buttiglione, già messo alla berlina dal Parlamento Europeo, dodici anni fa, per il parallelo “gay-peccatori” (ovvio in termini dottrinali, si intende, come del resto intendeva anche allora il povero Rocco), il quale oggi, invece, apre a un riconoscimento senza adozioni, sostenuto pure dal cattorivoluzionario , Gianfranco Rotondi già ministro del Governo Berlusconi mai ostile ai diritti civili dei gay. Una tesi sposata poi pure da Alfano e dai verdiniani.

Un bocconcino troppo ghiotto anche per Renzi, pronto a giocarsi l’osso del collo sulle riforme costituzionali nel referendum di Ottobre 2015. Molto meglio però se, a partire da oggi, la sintesi tra alleati e nazareni vari inizi a tessere quella rete protettiva che, mettendo in salvo le unioni omoaffettive senza adozioni, salvaguardi di più l’unità della maggioranza di governo, sempre pronta ad ampliarsi a ‘chi ci vuole stare’.
Casa Renzi, d’altra parte, ha già dimostrato di essere, nonostante le ritrosie da Family Day della signora Agnese, una bella famiglia allargata. Perché rischiare di più?

