È stato presentato nella sezione Orizzonti dell’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia Estrany riu (Strange River), opera prima del catalano Jaume Claret Muxart con protagonisti Jan Monter, Nausicaa Bonnín, Francesco Wenz, Jordi Oriol, Bernat Solé e Roc Colell.
In corsa per Queer Lion 2025, Strange River ruota attorno al sedicenne Dídac, in vacanza insieme alla sua famiglia sulle rive del Danubio. Ma un incontro inaspettato con un altro ragazzo cambia il corso del viaggio. La sua presenza enigmatica risveglia in Dídac sensazioni nuove e sconvolge il suo rapporto con la famiglia.
Il commento del regista Jaume Claret Muxart
“Estrany riu nasce dai viaggi che ho fatto con la mia famiglia in bicicletta lungo diversi fiumi d’Europa. Volevo realizzare un film che raccontasse l’unicità di quei viaggi: la vita in campeggi e ostelli, i momenti di riposo in riva al fiume, il caldo, il canto degli uccelli e del vento, l’acqua gelida, la pioggia, il ritmo della bicicletta. Catturare quei momenti che ho osservato per tanti anni, in uno stato di continua trasformazione, attraverso una macchina da presa che si muove e scorre senza sosta, come l’acqua. Un fiume: il Danubio – affascinante e misterioso – che cambia come un personaggio a sé stante, come un adolescente di sedici anni: Dídac. L’adolescenza, per me, è un sottogenere cinematografico“, ha precisato Jaume Claret Muxart. “È una fase vitale in cui cambia la prospettiva sul mondo e su sé stessi, e il cinema – come arte del tempo, dell’ellissi e della continua trasformazione – si presta particolarmente bene a questa transizione. Il nostro obiettivo era narrarla dalla prospettiva di un giovane e chiederci come un adolescente di oggi viva questi cambiamenti. Pur restando centrale, il suo sguardo non è l’unico: la famiglia lo accompagna, lo sprona ed è parte integrante del suo percorso. È un film sulla famiglia e sulla trasmissione delle emozioni dai genitori ai figli, e viceversa: ciò che i genitori possono imparare dai propri figli. Ma è anche un film su un fratello, Biel, di due anni più giovane, che percepisce e cerca di comprendere lo stato di cambiamento che Dídac sta attraversando. Estrany riu è un omaggio alla mia famiglia: un modo per mostrare l’educazione che ho ricevuto e per ritrarre la vocazione e la passione dei genitori che trasmettono la vita e l’arte ai propri figli”.
Le reazioni stampa da Venezia
“Estrany riu di Jaume Claret Muxart parte come un coming-of-age elegante ma consueto, proponendosi di ritrarre l’irruzione adolescenziale del desiderio”, si legge su Quinlan.
“Figure sfuggenti che scatenano lampi di desiderio, inseguimenti istintivi e un nuovo modo di guardare il mondo alimentano il mistero di questo film che mostra anche come la fratellanza si costruisca sulla base di abbracci e litigi, sguardi furtivi e ammirazione incondizionata”, scrive Cineuropa.
“Strange River è un film in movimento, in sospensione, che scorre con il paesaggio come il fiume stesso. Sembra una sorta di formazione collettiva, poiché ogni personaggio subisce piccoli ma significativi cambiamenti. È un film che si immerge nelle emozioni intricate dell’adolescenza, catturando quel momento fragile in cui si inizia a separarsi dal nucleo familiare e, con tutti i rischi che ciò comporta, si intraprende un percorso personale”, scrive Micropsiacine.
“Strange river è, o tentava di essere, un film sulla crisi adolescenziale e la scoperta di sé. Un qualcosa che spesso passa attraverso l’amore, attraverso l’attrazione che Dídac prova nei confronti di questo ragazzo misterioso e fin, da subito, fin da quando è solo un’ombra che fluttua nel fiume, magnetico e seducente”, si legge su Cinematographe.
“Splendido poema cinematografico, l’inquietante e delizioso film di formazione di Jaume Claret Muxart, Strange River è tutto incentrato sull’umore, l’atmosfera e il desiderio sessuale precoce”, scrive TheContending.
“Strange River è un film che cattura lo spirito della giovinezza e del desiderio con una tale precisione da poter essere spesso doloroso, poiché chiunque abbia mai vissuto l’attimo di innamorarsi di qualcuno che ci rendiamo conto essere solo una parte della nostra vita per un fugace secondo riconoscerà immediatamente la profonda tristezza che pulsa in questo film”, scrive The International Cinephile Society.


