Violenza domestica LGBT: pochissime denunce per vergogna e paura

Le violenze sono poco spesso denunciate, come succede per le coppie etero.

Violenza domestica LGBT
3 min. di lettura

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: le coppie composte da due persone dello stesso sesso non hanno nulla di diverso da quelle etero. Con i pro e i contro. E un “contro” di cui si parla molto poco è la violenza domestica LGBT. Un problema identico a quello che può sperimentare una coppia eterosessuale. E se le violenze in una coppia tra uomo e donna spesso non vengono denunciate, per le coppie LGBT sono quasi inesistenti. Ma la mancanza di denunce non significa che non si verifichino.

E’ complicato fare un’analisi su questo tema, poiché non ci sono statistiche e studi. La ricerca più recente risale all’aprile 2018 ed è stata portata avanti dallo psicologo Daniele Paolini con l’Università di Chieti e di Perugia. E’ stato proprio il dottor Paolini a spiegare la difficoltà nell’analizzare questi casi, poiché non vengono registrati. E il problema principale sta proprio nel fatto che non ci sono denunce a riguardo.

Perché non si denuncia una violenza domestica LGBT?

Per affrontare questa discussione, è doveroso confrontare la violenza domestica LGBT con quella che coinvolge le coppie etero. Se in quest’ultime la vittima non segnala la violenza per paura di ritorsioni da parte del partner o per la lentezza della giustizia, per le coppie LGBT le motivazioni sono molteplici, e ancora una volta riguardano le discriminazioni.

Tra i fattori principali che portano a non denunciare una violenza, troviamo:

  • coming out: se una persona non si è dichiarata con parenti e/o amici, difficilmente avrà il coraggio di recarsi alle autorità per denunciare una violenza da parte del compagno, facendo quindi coming out con uno sconosciuto.
  • la paura di trovarsi davanti un carabiniere o un agente di Polizia omofobo porta la vittima a minimizzare quanto accaduto, sapendo che il suo interlocutore non prenderebbe in considerazione la denuncia.
  • anche la paura che gli agenti non credano alla storia o di essere trattati in modo diverso rispetto a una persona etero porta la vittima a rinunciare, passando sopra la violenza, conscio però che potrebbe ripetersi.
  • il timore, ma anche la convinzione, che la denuncia potrebbe gettare fango sull’intera comunità. Si pensi ad esempio a come i giornali più conservatori evidenziano la fine di una storia di una coppia LGBT, magari sposata. Chissà cosa potrebbero fare in caso di una denuncia per maltrattamenti.

A questo, la ricerca ha evidenziato il fatto che nel caso la violenza avvenga dopo un tradimento, questa appare meno grave, come se venisse interpretata come una giustificazione.

Il caso italiano

Tra i vari casi di violenza domestica LGBT, 27esima ora riporta il caso di un ragazzo 35enne che vive nel Bolognese. Nel 2014, ha denunciato il compagno (tossicodipendente) per violenza domestica. Era dal 2010 che veniva preso a calci e pugni, ma non aveva mai segnalato il fatto alle autorità. La denuncia è avvenuta dopo l’ennesima violenza, durante la quale aveva anche perso i sensi. Ma la testimonianza del ragazzo conferma quanto segnalato tra i casi che non portano a denunciare il fatto:

Alcuni  agenti mi hanno detto che avrei dovuto rispondere alle botte del mio ex visto che sono un uomo.  Mi sono sentito io quello sbagliato, incapace di difendersi.

E il centro antiviolenza a cui si è rivolto:

Ha deciso solo dopo una riunione straordinaria di accettare il mio caso: ho dovuto chiamare decine di volte. […] Ero il primo uomo che vedevano.  E che dire delle dichiarazioni che ho rilasciato nell’ufficio del pm, mentre un flusso di persone andava avanti e indietro, sghignazzando per i miei racconti?

E cercando di capire il perché del gesto:

Credo che per il mio ex compagno sia stato, almeno in parte, così: in quanto gay abbiamo tutti addosso una vulnerabilità maggiore.

Il suo ex ha un divieto di avvicinamento, dopo che era andato a trovare il ragazzo nel suo luogo di lavoro, con lo scopo di spaventarlo a seguito della denuncia.

Un po’ di numeri sulle violenze di coppia

A seguito di una violenza (schiaffo, spinta o comunque un gesto violento), nel 34,7% dei casi la persona responsabile del gesto ha minacciato la vittima di compiere un atto estremo in caso di abbandono. Anche questo gesto disperato segnala il pentimento di quanto accaduto, ma non elimina la possibilità che la violenza possa ripetersi. Anche questo fattore si è notato nelle coppie etero, ma la percentuale di casi scende al 20,2%.

Una ricerca sempre del 2019 realizzata in Regno Unito tramite la app di incontro Chappy ha rilevato che le denunce da parte di coppie LGBT sono meno pubblicizzate rispetto a quelle etero. I dati invece non sono troppo positivi: l’11% delle persone che hanno risposto al sondaggio ammette di aver colpito il partner durante una discussione; il 34% ammette di aver ricorso a offese verbali, mentre un 88% conferma di non aver mai colpito il partner.

Un fattore rilevato in Italia, come nel Regno Unito, mostra però che le strutture che sappiano offrire un aiuto in questi casi sono pochissime, se non inesistenti.

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