Trump maschera le politiche anti-trans “a tutela delle donne” mentre smantella i programmi contro la violenza domestica

Tagli ai centri antiviolenza, personale licenziato, ricerca sulla salute materna abbandonata: l’amministrazione repubblicana non protegge le donne, le usa per distrarre.

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L’ultima tappa della crociata anti-trans dell’amministrazione Trump si consuma in una corte federale: il Dipartimento di Giustizia ha appena intentato causa contro lo Stato del Maine per non aver escluso le atlete transgender dalle competizioni femminili, offensiva legale che nasce dalla partecipazione, in tutto lo stato, di due – sì, due – di loro alle competizioni scolastiche. Un numero che basterebbe, da solo, a restituire l’assurdità della vicenda. Ma che diventa ancora più inquietante se si incrocia con lo scenario economico e politico attuale.

Mentre gli economisti cominciano a parlare di una recessione potenzialmente deliberata, provocata dalle politiche protezionistiche e isolazioniste del governo repubblicano, la macchina comunicativa trumpiana procede infatti dritta lungo la rotta del nemico interno: lo spauracchio transgender.

Lungi dal voler realmente difendere i diritti delle donne – come la retorica ufficiale tenta goffamente di far credere – l’amministrazione repubblicana sta infatti orchestrando un’operazione di distrazione di massa, agitando la bandiera della “protezione” delle donne come scudo per nascondere l’erosione sistematica dei diritti sociali fondamentali. Perché delle donne, a Donald Trump, non importa nulla.

Il disinteresse sistemico dell’amministrazione Trump per la vita delle donne

Se davvero avesse a cuore la loro tutela, il tycoon prestato alla politica non avrebbe infatti congelato i finanziamenti federali destinati alla prevenzione della violenza domestica e sessuale. Non avrebbe smantellato i team del Dipartimento della Salute che si occupavano di aggressioni sessuali. Non avrebbe interrotto i sussidi a rifugi per donne maltrattate, né tolto risorse alle organizzazioni che combattono ogni giorno, sul campo, contro l’abuso, la solitudine, la morte.

La lista delle ferite inflitte è lunga, e documentata. Nel giorno in cui si apriva il Mese della consapevolezza sulle aggressioni sessuali, l’amministrazione ha licenziato il personale dei team preposti alla prevenzione della violenza. Una scelta che ha mandato in tilt i rifugi, allungato i tempi di risposta delle helpline, ridotto drasticamente l’offerta di sostegno psicologico e legale per le vittime.

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A essere tagliati, secondo un’inchiesta del Milwaukee Journal Sentinel, sono stati anche i fondi destinati ai dipendenti federali che lavorano a stretto contatto con le organizzazioni non profit. Organizzazioni che, per sopravvivere, hanno dovuto licenziare personale altamente specializzato, spesso con decenni di esperienza nella prevenzione e nel supporto post-trauma. Il giornale ha citato Monique Minkens , direttrice esecutiva di End Domestic Abuse Wisconsin, una coalizione di organizzazioni di difesa dei diritti: “Moriranno delle persone“.

In California, un centro che si occupava di donne senza dimora e sopravvissute alla violenza si è visto revocare la sovvenzione federale principale. “Eravamo l’ultima possibilità per molte donne”, ha spiegato il direttore del Mary’s Mercy Center, Dan Flores, ad ABC News. “Senza di noi, non hanno alternative. Finiranno per strada, in macchina, o torneranno da chi le maltratta”.

A questa emorragia silenziosa di fondi e di persone si aggiungono i colpi inferti alla ricerca scientifica. L’Università della Carolina del Nord ha visto svanire il finanziamento per uno studio sulla riduzione della mortalità materna tra le donne vittime di abusi domestici. Un progetto che mirava a identificare le cause prevenibili di morte legate a violenza, trascuratezza e mancanza di accesso ai servizi. Nel lessico trumpiano, dunque, il corpo delle donne viene ancora una volta trasformato in territorio di contesa politica, utile solo quando può essere strumentalizzato.

La governatrice del Maine, Janet Mills, ha detto chiaramente ciò che molti evitano di esplicitare: “Prendere di mira un piccolo gruppo di persone in America, già vittime di discriminazione, è una distrazione crudele e ingiusta”. Distrazione, appunto. Una cortina fumogena sollevata ad arte per nascondere le disastrose politiche adottate dall’esecutivo finora.

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