Vivre, Mourir, Renaître di Gaël Morel, nascita di un amore e di una famiglia queer ai tempi dell’aids

Cyril, Sammy ed Emma si dividono tra amore, amicizia e famiglia, in un decennio segnato dall'aids che presto stravolgerà le loro vite. Film d'apertura del 40esimo Lovers Film Festival di Torino.

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Vivre, mourir, renaître di Gaël Morel
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Ha inaugurato la 40esima edizione del Lovers Film FestivalVivre, mourir, renaître” di Gaël Morel, poco meno di un anno fa presentato al Festival di Cannes e in corsa per la Queer Palm, con il regista francese ospite della manifestazione torinese con una retrospettiva dedicata ai suoi principali titoli. Un’opera molto sentita, quella realizzata dal 52enne Morel, che ha attinto dai propri ricordi giovanili per costruire una storia d’amore nella Francia degli anni ’90, falcidiata dall’aids in egual misura al resto del mondo.

Vivre, mourir, renaître, la trama

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Nei primi anni ’90 Emma sta con Sammy, con cui ha un bambino. Innamorati da sempre, da quando si sono conosciuti al liceo ad appena 16 anni, Sammy ed Emma pianificano una vita insieme, con la consapevolezza che lui è bisessuale ed è stato anche con gli uomini. Ad Emma questo non infastidisce, anzi la eccita. Fino a quando nelle loro esistenze non subentra il vicino di casa, il fotografo Cyril, gay dichiarato e sieropositivo. Sammy stringe amicizia con lui e pian piano l’attrazione tra i due si manifesta in modo inevitabile, minacciando il legame con Emma…

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Tre film in uno, come rimarcato dal titolo che ne indirizza il ritmo, i colori, l’emotività. Ad un primo atto che è un’esplosione di vita, d’amore, di giovinezza, di primi approcci, sorrisi e di passione segue un secondo atto che è dolore, consapevolezza, accettazione e dolorosa perdita. La novità imposta da Morel è proprio quel terzo atto, solo apparentemente forzatamente aggiunto, perché simbolo di rinascita, di una speranza di sopravvivenza che fino a pochi anni prima sembrava impossibile da ipotizzare. La parabola dell’epidemia dell’aids, che nei primissimi anni ’90 era di fatto una sentenza di morte per poi essere andata incontro a tutt’altro destino grazie agli enormi passi avanti compiuti dalla ricerca, segue la genesi, la meraviglia, la fine e la rimodulazione di un amore condiviso, di una famiglia assai poco tradizionale.

Il cast di Vivre, mourir, renaître

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Victor Belmondo, 31enne nipote dell’attore Jean-Paul Belmondo, interpreta Cyril, fotografo che ha saputo trarre forza da una sieropositività che lui stesso considerava impossibile da abbattere, buttandosi a capofitto sul lavoro e su una creatività mai stata tanto ispirata. Théo Christine, 29enne, è Sammy, tranviere bisessuale perdutamente innamorato di Emma ma da sempre affascinato anche dagli uomini. Con Cyril è di fatto un colpo di fulmine, tra i due esplode immediatamente la chimica sessuale, un’attrazione fuori controllo che diventa presto ossessione. E poi c’è Lou Lampros, 23enne, bellissima, madre, compagna, terza incomoda costretta a dover dividere l’amore di una vita con un amico, Cyril, perché consapevole che il suo Sammy non potrà mai davvero dimenticarlo, seppur prometta di poterlo fare. È un atipico menage-a-trois quello scritto e diretto da Gaël Morel, che va ad esplorare le complessità dell’amore, la sua assoluta imprevedibilità, abbracciando un decennio che ha visto non pochi cuori infrangersi a causa dell’aids. Nel farlo  pennella i lineamenti di una famiglia omogenitoriale fuori dai tradizionali schemi, con una mamma eterosessuale, un papà bisessuale e il suo amante, tra nozze forzate, gravidanze mancate e un figlio profondamente amato.

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Tornare a vivere, sempre

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Se la prima parte di Vivre, mourir, renaître è pulsante, energica, travolgente, la seconda cede immancabilmente allo strazio, forzatamente rimarcato da un tappeto musicale esageratamente presente e drammatico, prima di riprendere colore e prospettiva con un finale che rimarca gli straordinari traguardi raggiunti dalla scienza nel combattere l’hiv, nel riuscire a gestirlo. Senza però dimenticare chi non ha avuto la fortuna di arrivare vivo a simili trattamenti, lasciandoci troppo presto, distrutti da una malattia che ha falcidiato una generazione.

Il fisico del bellissimo Théo Christine, prima incontenibile, scultoreo e a seguire sempre più scarno ed emaciato, è la perfetta immagine di un tempo che inesorabilmente passa rapidamente, quando hai un mostro che ti divora dall’interno, obbligando chi resta a piangerti, a ricordarti, a dover convivere con quella mancanza e ad andare avanti. Continuare a vivere, per sè stessi, per chi ci è stato sempre vicino e per chi ci ha amato così profondamente, seppur non più fisicamente presente.

Al momento Vivre, Mourir, Renaître non ha un distributore italiano.

© Riproduzione riservata.

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