Si scandalizzano per i nudi ai pride, ma dei nudi etero, che dicono?

nudo_etero1Facciamo il punto della situazione. Da una parte abbiamo gli omofobi che passano il tempo a cercare foto di uomini nudi sul web per spacciarle come esempio di decadenza
morale dei pride. Dall’altra abbiamo l’ormai riconosciuta categoria del frocio perbenista, che invece di dire a questa gente di badare alla trave conficcata nei loro occhi – e talmente in profondità da non vedere gli eccessi che si consumano dentro le loro schiere, a cominciare dai vescovi che un giorno tuonano contro le coppie gay e l’indomani proteggono preti pedofili – cerca in tutti i modi di rassicurarli, sposando le loro argomentazioni e andando contro chi prova a lottare per i diritti di tutti e tutte.

nudo_etero2Sintetizzando, il pensiero di questi giganti dell’opinione preconcetta e non richiesta è il seguente: i pride sono manifestazioni oscene per le nudità e le allusioni sessuali di cui si fanno portatori. Il fronte omofobo reagisce a tutto questo con sdegno, al suono di “vogliono farci diventare un pugno di pervertiti”, mentre la pleiade frocio-perbenista reagisce con “non dobbiamo scandalizzarli, poverini!”. Or bene, per dirimere la questione, pongo una domanda da cui partire: come viene trattata, nel quotidiano, la rappresentazione dell’eterosessualità? Dove per eterosessualità si intende, appunto, l’esercizio dell’erotismo da parte di una categoria specifica e la sua “ostentazione”. Alle persone LGBT, infatti, si vuol negare la facoltà di rappresentare il proprio vissuto sessuale. Sia con le critiche ai pride, sia con censure di vario tipo: ricordate la storia del bacio in Brokeback Mountain? Ecco. C’è quindi una richiesta di negazione del corpo e della sessualità gay. L’interrogativo che dobbiamo porci è la seguente: l’eterosessualità è sottoposta alle stesse prudenze?

cirinna_emendamenti_cut3Provengo da una terra, la Sicilia, in cui una nota marca di latticini ha fatto una campagna, anche originale, in cui si vedeva il tipico dolce siciliano con la scritta “non fate cassate”. L’allusione alla parolaccia era chiara, il gioco linguistico funzionava. Era la pubblicità della ricotta. E fin qui nulla di male. Poi arriva quella delle mozzarelle. E le cose si complicano: due tette in primo piano e lo slogan “le cose belle dell’estate”. E vai di visibilio per migliaia di maschi etero che al supermercato possono vivere l’emozione di palpare formaggio e immaginare chissà quali peripezie con capresi e insalate. Contenti loro! Ma non è tutto. La stessa marca ha pubblicizzato il latte con un semplice “allattatevi”. Poi guardi il manifesto e pensi a una sessione di bukkake…

nudo_etero3E poiché non ci facciamo mancare nulla, ripensiamo allo spot di una famosa marca di colla, in cui una donna – ovviamente nuda – viene sigillata in un acquario. E che dire di una certa campagna sui salumi, in cui si vede un culo – stavolta maschile, ma di nero – e in cui si allude a un rapporto orale? Così come la nudità, sempre maschile, è stata associata a un manifesto razzista in cui un sedere bianco è mostrato insieme ad altri tre neri con accanto la scritta: “Marchiamo solo le pelli migliori”. Tutto regolare, quindi?

Ci troviamo di fronte a una quotidianità – gli spot sono continuamente sottoposti allo sguardo di chi vi incappa, senza filtri di sorta – che fa del corpo umano, nella sua dimensione sessuale, un oggetto commerciale. Si usano partidi noi (fondoschiena, seni, ecc) per vendere merci. Quale sia il legame tra un gluteo femminile e un prodotto chimico sfugge alla logica, ma per la maggioranza delle persone è evidentemente normale che ciò accada. Veicolare immagini in cui si allude al fatto che la donna sia prodotto di consumo o messaggi razzisti, è vissuto come fatto normale. L’uso politico del corpo, invece, se “esibito” in una manifestazione che reclama piena libertà sessuale – cioè in un contesto e in un giorno specifico – è invece visto come qualcosa di irricevibile e nudo_etero4scandaloso. Adesso, fossi un eterosessuale ci penserei due volte prima di criticare quanto avviene sull’altra sponda. Perché cari omofobi e perbenisti, non avete titoli per insegnare niente a nessuno.

Noi ci travestiamo per disvelare le vostre ipocrisie e ci spogliamo per riprenderci la nostra libertà di essere. Non è un carnevale, più semplicemente si attaccano i vostri fantasmi.
Capisco che è difficile da accettare, ma è l’unica risposta che vi si deve. Perché pretendete da un gruppo sociale una morale che voi stessi non possedete nemmeno. E un po’ di coerenza da parte vostra sarebbe opportuna. Sempre se volete essere credibili.

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