Le democrazie europee Regno Unito, Francia, Germania, Italia stanno schierando mezzi militari a protezione di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Bahrain, Giordania, Iraq e Oman, colpiti dai missili iraniani lanciati in risposta all’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti. La Spagna di Sánchez, per ora, fa eccezione.
La chiamano difesa dell’ordine mondiale. Ma vale la pena chiedersi di quale ordine si tratti: perché i paesi che le nostre tasse contribuiranno a proteggere sono gli stessi in cui donne e persone LGBTIQ+ vivono sotto regimi di repressione che, per molti aspetti, non differiscono da quello iraniano che la guerra dichiara di voler indebolire.
La guerra fa questo: seppellisce la complessità. Riduce tutto a uno schema, buoni (?) e cattivi (?), chi attacca, chi difende. E nel farlo cancella le contraddizioni. Le persone queer iraniane non stanno da nessuna delle parti in gioco. Stanno nel mezzo, sotto le bombe, senza internet, senza rappresentanza. Israele e Stati Uniti hanno colpito l’Iran per ragioni geopolitiche, non per liberare nessuno. E gli alleati occidentali difendono petromonarchie che criminalizzano gli stessi corpi e le stesse identità che dichiarano di voler tutelare.
Vediamo allora, uno per uno, cosa significa vivere come persona LGBTIQ+ nei paesi che stiamo proteggendo.
In questo articolo
Emirati Arabi Uniti
Il codice penale federale criminalizza atti vagamente definiti, consentendo alle autorità di arrestare persone per manifestazioni pubbliche di affetto, espressioni di genere non conformi e campagne per i diritti LGBTQ+. La legge criminalizza esplicitamente anche la “sodomia” tra uomini adulti. Le autorità utilizzano tattiche di adescamento online, monitorando app di incontri e chat room per arrestare persone. Esistono rapporti di esami rettali forzati e trattamenti psicologici coatti. Nel 2005, 26 uomini furono arrestati mentre partecipavano a una festa privata: undici vennero condannati a sei anni di carcere e “incoraggiati” ad accettare terapie ormonali in cambio di una pena ridotta.
Arabia Saudita
L’omosessualità è punibile con la morte in applicazione della Sharia. Le attiviste per i diritti delle donne continuano a subire arresti arbitrari, detenzione, tortura e divieti di viaggio. Salma al-Shehab e Nourah al-Qahtani sono state condannate rispettivamente a 34 e 45 anni di carcere per la loro attività sui social media: la prima per aver pubblicato post a sostegno dei diritti delle donne. Gli uomini possono presentare denuncia per “disobbedienza” contro mogli, figlie o parenti femmine sotto la loro tutela, il che può comportare l’arresto e il rimpatrio forzato della donna presso il domicilio del tutore maschio.
Qatar
L’omosessualità è punibile con la morte in applicazione della Sharia. Lo stesso emirato che nel 2022 aveva ospitato i Mondiali di calcio promettendo accoglienza ai tifosi LGBTIQ+, salvo precisare che le manifestazioni d’affetto dovevano restare “conservative”. Le donne non possono sposarsi, divorziare o viaggiare all’estero senza il consenso di un tutore maschio.
Kuwait
L’omosessualità è criminalizzata e la non conformità di genere è esplicitamente vietata da una legge del 1960. Non esistono organizzazioni LGBTIQ+ registrate: quelle che hanno tentato di costituirsi hanno visto le proprie richieste sistematicamente respinte. Le donne hanno ottenuto il diritto di voto solo nel 2005, e la legge sulla nazionalità non consente loro di trasmettere la cittadinanza ai figli.
Bahrain
Ha depenalizzato l’omosessualità nel 1976, tra i primi paesi arabi. Tuttavia leggi sulla “moralità” e “indecenza” vengono regolarmente usate per molestare e detenere persone LGBTIQ+, e le protezioni offerte dalle forze dell’ordine sono minime. Alle donne è vietato trasmettere la nazionalità ai figli nati da un padre straniero.
Giordania
Ha depenalizzato l’omosessualità nel 1951. Rimane tuttavia uno degli ambienti più ostili della regione per le persone queer: le forze dell’ordine offrono protezione minima e la violenza informale è documentata. Per le donne vige ancora una legge che consente riduzioni di pena per i cosiddetti “delitti d’onore”.
Oman
Il codice penale del 2018 ha introdotto la criminalizzazione esplicita dell’espressione di genere non normativa. I rapporti omosessuali sono punibili con il carcere fino a tre anni. Le donne necessitano dell’autorizzazione del tutore maschio per sposarsi.
Iraq
Il caso più recente e forse più grave. Nell’aprile 2024 il parlamento iracheno ha approvato una legge che punisce i rapporti omosessuali con pene da 10 a 15 anni di carcere, criminalizza le persone transgender e i medici che eseguono interventi di affermazione di genere con pene da uno a tre anni, e prevede fino a sette anni per chiunque “promuova l’omosessualità” — termine non definito dalla legge. Una versione precedente del testo prevedeva la pena di morte, eliminata solo dopo pressioni internazionali. Gli stessi paesi che oggi proteggono Baghdad dai missili iraniani.

