Lo stigma che si sbriciola, grazie anche ad una rappresentazione e ad una visibilità sempre più marcata. Nonostante l’enorme omotransfobia che ancora oggi le persone LGBTQ+ sono costrette a dover affrontare, la stragrande maggioranza si sente a suo agio nel rivelare la propria identità ad almeno un’altra persona nella propria vita.
Tutti fanno coming out
A certificarlo un sondaggio del Pew Research Center, che ha rilevato come ben il 96% degli adulti LGBTQ+ negli Stati Uniti ha dichiarato ad almeno una persona di essere o di poter essere LGBTQ+.
Solo il 3% non ha esplicitato la propria identità a nessuno. Solo tre americani LGBTQIA+ su 100 continuano a vivere la propria esistenza completamente nell’ombra, reprimendo sè stessi.
Il sondaggio ha poi rilevato che il 58% degli intervistati ha iniziato a mettere in discussione la propria identità prima dei 14 anni, ma la maggior parte ha fatto coming out anni dopo.
Il 14% degli intervistati ha dichiarato di aver fatto coming out con qualcuno prima dei 14 anni, rispetto al 29% che lo ha fatto tra i 14 e i 17 anni e al 34% che lo ha fatto tra i 18 e i 24 anni.
L’82% degli intervistati ha dichiarato di aver capito di essere queer a 18 anni.
I membri delle generazioni più giovani hanno rivelato di aver fatto coming out prima rispetto alle generazioni più anziane.
Il 49% di coloro che attualmente hanno meno di 50 anni ha fatto coming out prima dei 18 anni, a differenza del 24% di coloro che attualmente hanno più di 50 anni. A
All’interno della famiglia sorelle e fratelli sarebbero significativamente più tolleranti dei genitori. Il 69% degli adulti LGBTQ+ con uno o più fratelli/sorelle ha dichiarato di essersi sentito accettato dopo il coming out. Al contrario, solo il 46% degli adulti LGBTQ+ che hanno fatto coming out con i genitori ha potuto dire lo stesso.
Percentuali che calano dinanzi alle persone transgender. Solo il 30% ha dichiarato di essere statə accettatə dai propri genitori.
Il 32% ha affermato di non aver fatto coming out con nessun membro della famiglia allargata, come nonni, zie o cugini.
Il 25% di coloro che hanno un lavoro non ha mai fatto coming out con i colleghi.
Il 23% non lo ha mai fatto con i propri genitori o con le persone che lo hanno cresciuto.
Il 5% non ha dichiarato la propria omosessualità a nessuno dei propri amici.
Circa un terzo degli adulti bisessuali ha rivelato che i propri genitori non sanno nulla della loro bisessualità..
Complessivamente, l’8% degli adulti statunitensi si identifica come lesbica, gay, bisessuale o transgender, secondo un altro sondaggio del Pew Research Center condotto nell’estate del 2024.
Storia del National Coming Out Day
Il Pew Research Center ha presentato i risultati del sondaggio in onore del National Coming Out Day, celebrato ogni 11 ottobre dal 1988.
I suoi creatori, lo psicologo Dr. Robert H. Eichberg e l’attivista Jean O’Leary, scelsero proprio questa data perché segnava il primo anniversario della Marcia Nazionale su Washington per i Diritti di Lesbiche e Gay, andata in scena l’11 ottobre del 1987 con quasi un milione di partecipanti.
In un’intervista del 1993, Eichberg spiegò: “La maggior parte delle persone pensa di non conoscere nessuno gay o lesbica, e in realtà tutti li conoscono. È fondamentale che facciamo coming out e facciamo sapere alla gente chi siamo, liberandola dalle loro paure e dai loro stereotipi“.
All’epoca diciotto stati celebrarono il primo National Coming Out Day, con la giornata che si diffuse presto in tutti i 50 stati d’America.
