Del regista austriaco di origini libano-ungheresi Patric Chiha avevamo apprezzato al Festival di Venezia, nel lontano 2009, l’intrigante dramma sentimentale Domaine, mai arrivato nelle sale italiane. La protagonista è una conturbante Béatrice Dalle, insegnante di matematica della quale s’innamora un giovane allievo. In Francia abbiamo visto il nuovo lavoro di Chiha, Brothers of the Night, un curioso lungometraggio in bilico tra documentario e finzione su alcuni ragazzi bulgari di etnia rom che si prostituiscono all’interno di un sex-bar gay viennese.

“Ero certo che sarebbe stato un documentario – spiega Chiha nelle note stampa – pur essendoci una linea molto sottile fra doc e finzione. L’esatta posizione di questa linea resta un mistero. Non appena c’è una videocamera nella stanza, tutto è artificiale [… ]. Chi sa dove si trova la realtà? Nello stesso tempo mi sono reso conto subito che la luce artificiale mi avrebbe garantito di entrare in contatto con loro. Volevo costruire una sorta di palco, uno spazio protetto, dove potessero recitare più liberamente possibile […]. Crea una sorta di strato protettivo che rende impossibile per altre persone distinguere la realtà dalla non-realtà. Questa combinazione ha creato l’opportunità per fare un film insieme”.

“Vivono in un mondo molto ambiguo – continua Chiha – e spesso spendono i loro soldi con altre prostitute. Ma alla fine viene fuori che queste altre prostitute sono per lo più transessuali. Tutto è ambiguo. Certamente non era mia intenzione portare alcun ordine in questa situazione; piuttosto volevo catturare questo caos nelle immagini, perché sento che ciò dice qualcosa anche di noi e delle nostre vite”.

