È stata una delle più importanti registe lesbiche americane e il suo It’s Elementary del 1996 su come dovrebbe essere trattata l’omosessualità nella scuola è un doc fondativo della cinematografia LGBT.

Realizzò una dozzina di opere, esordendo nel 1985 col rivoluzionario Choosing Children, uno dei documentari di maggiore impatto sulla genitorialità lgbt, realizzato insieme alla sua compagna di allora Kim Klausner e alla produttrice Margaret Lazarus.
Nel 1992 vinse l’Oscar per il miglior corto documentario con Deadly Deception: General Electric, Nuclear Weapons and Our Environment sulle conseguenze ambientali della produzione di armi nucleari e fu la prima regista gay nella storia dell’Academy a ringraziare il proprio partner, Kim Klausner, nel discorso di accettazione della statuetta. Con la Klausner ebbe due figli, Noah (29 anni) e Oscar (23). La coppia si sarebbe poi separata nel 1996.
“Quando lo feci pensai che fosse davvero sorprendente il fatto che non fosse successo prima – dichiarò la Chasnoff al Lesbian News Magazine nel 2009 – Sappiamo che ci sono un sacco di gay che hanno vinto l’Academy Award ma ci sembrava assolutamente normale. Io non avrei potuto immaginare di ricevere un’onorificenza così importante e non ringraziare la mia compagna”.
Fu anche ospite del festival lgbt torinese Da Sodoma a Hollywood.
Nel 2000 realizza That’s a Family in cui descrive la vita di vari ragazzi in famiglie differenti, allevati da genitori gay o di religioni differenti, da parenti single oppure dai nonni.

Due anni dopo, per il decimo anniversario dell’uscita di It’s Elementary, realizza una versione aggiornata del film dal titolo It’s STILL Elementary. Nel 2009 firma Straightlaced: How Gender’s Got Us All Tied Up sull’effetto negativo degli stereotipi di genere sugli studenti.
Il suo ultimo lavoro è un resoconto puntuale della malattia, filmata in ogni dettaglio: tutti gli appuntamenti col dottore, tutti i test medicali. Il titolo provvisorio è Prognosis e verrà ultimato da sua moglie Nancy Otto e da un gruppo di amici che la chiamavano confidenzialmente ‘Chas’.


