
In questo 2020 Ryan Murphy se l’è proprio ‘guadagnato’ il contratto monster Netflix da 300 milioni di dollari firmato un paio d’anni fa. L’infaticabile produttore più potente di L.A. ha infatti partorito in un anno appena le serie inedite Hollywood e Ratched, la 2a stagione di The Politician, un nuovo adattamento tv della pièce The Boys in the Band e ora, ma in via del tutto straordinaria indossando anche gli abiti del regista, The Prom, adattamento nato nel 2016 e sbarcato a Broadway nel 2018.
Un evento più unico che raro, visto e considerato che Murphy non dirigeva un film da 10 anni esatti, con Julia Roberts nella capitale ad abbuffarsi in Mangia prega ama. Ci voleva per l’appunto uno sfavillante musical LGBT per smuoverlo, oltre ad un cast da Oscar composto da Meryl Streep, James Corden, Nicole Kidman, Keegan-Michael Key, Andrew Rannells, Ariana DeBose, Kerry Washington e la debuttante Jo Ellen Pellman.

The Prom, nato da un’idea di Jack Viertel, con musiche originali di Matthew Sklar, testi di Chad Beguelin e libretto di Bob Martin e Beguelin, è un progetto che guarda all’amore totale, abbettendo bigotti, omofobi e ignoranti a suon di canzoni e passi di danza.
Tutto prende forma nella piccola provincia americana, in Indiana, dove ad un’adolescente viene vietata la possibilità di partecipare all’attesissimo ballo di fine anno con la propria fidanzata. I genitori che rappresentano l’istituto, fortemente cattolici e conservatori, non vogliono coppie dello stesso sesso al ballo. A quasi 800 km di distanza, ovvero a Broadway, la leggendaria Dee Dee Allen, interpretata da una strabordante Meryl Streep, e Barry Glickman, ovvero un macchiettistico James Corden, sono stati appena stroncati dai critici della Grande Mela, che hanno affossato il loro ultimo costoso musical. Per provare a rientrare tra le simpatie del pubblico e della stampa, che li considerano dannatamente narcisisti e antipatici, Dee Dee, Barry, una corista squattrinata (Nicole Kidman) e un attore riciclatosi cameriere (Andrew Rannells) partono così in direzione Indiana, per provare a diventare virali aiutando la giovane ragazza lesbica vittima di discriminazione, riabilitando così la propria immagine pubblica. Ma il piano abilmente studiato deraglia rapidamente, costringendo i quattro a gettare la maschera e a guardarsi allo specchio, perché oltre la popolarità c’è altro. Quel qualcosa chiamato “vita reale”…

Un musical che omaggia Broadway, dichiaratamente, celebradola e andandola a colpire ai fianchi, rimarcando contraddizioni e ipocrisie. The Prom è uno spettacolo per gli occhi, abbagliati da una quantità monster di luci e lustrini, e per le orecchie, grazie a canzoni accattivanti che sin dal primo ascolto ti entrano in testa e a una scarica di ripetuti turbamenti emotivi, puntando volutamente a sentimenti globali, che vanno ben al di là dell’accettazione sessuale perché legate al rapporto tra genitori e figli, amici, adulti e adolescenti, semplicemente tra persone innamorate.
Un vero manifesto di inclusione, una mano tesa rivolta agli odiatori di professione, un lungo plauso a chi con orgoglio cammina a testa alta, senza farsi spaventare da chi insulta e discrimina. Facile capire perché Murphy, nato e cresciuto proprio nell’Indiana, sia rimasto tanto attratto da questo musical, essendo Ryan portavoce di una nuova tv che abbatte barriere spalancando portoni a temi e personaggi dichiaratamente LGBT fino a pochi anni fa volutamente evitati dalle principali produzioni su piazza. The Prom è ironico e pungente, è volutamente camp, consapevolmente banale nello sviluppo della trama e irriverente, ma soprattutto esplicito sin dai primissimi minuti. “Dimostreremo che essere gay non è un reato“, canta Corden nel numero musicale d’esordio tra le strade della Grande Mela, per poi sottolineare come la vita non sia un ballo, ma una dura bestia da domare. Egocentrici e cinici, Meryl e James interpretano due volti del teatro disposti a tutto pur di ripulire la propria immagine pubblica.

“Non siamo mostri ma disturbatori culturali“, precisa una Streep da ennesima nomination Academy appena approdata nella piccola città di provincia, una Meryl commovente e pungente, esilarante e ancora una volta sorprendente. Perché per quanto sia ormai diventata un’abitudine vederla cantare, grazie a titoli come Mamma Mia e Into the Woods, in The Prom la leggendaria diva si supera, toccando impensabili vette canore, rappando e persino ballando, dominando la scena in lungo e in largo. La sua Dee Dee, neanche a dirlo icona gay, è ipnotica e fa ombra a chiunque osi starle vicino, con i due Tony Awards vinti nascosti in borsetta per far colpo nel momento del bisogno e un villone agli Hamptons da non cedere all’ex marito, mentre James Corden, che nel 2012 un Tony Award l’ha davvero fatto suo, indossa gli abiti di un uomo gay ampiamente stereotipato nell’essere ingabbiato in urletti e mossette. Un Corden, nella vita reale felicemente sposato con una donna e padre di 3 figli, centrato dal punto di vista prettamente canoro ma discutibile in ambito recitativo, nei panni di un Barry Glickman che sogna di sfondare a Broadway e in cuor suo di riuscire a curare le profonde ferite lasciate nel proprio animo da un’omofobia adolescenziale, inflitta da due genitori che non accettarono la sua omosessualità. Quanto avvenuto in Indiana alla studentessa Emma Nolan (l’esordiente Jo Ellen Pellman, orgogliosamente e dichiaratamente lesbica anche nella vita reale, con coming out diventato realtà al liceo) diventa così l’imperdibile occasione per far pace con i demoni del proprio passato e aiutare una giovane a non dover rivivere quanto da lui stesso faticosamente sopportato.
Meryl e James, aspramente criticato negli Usa per la sua “versione anni ’80” di un personaggio gay interpretato da un attore etero, oscurano di fatto il resto del ricco cast, con Nicole Kidman splendida ma inaspettatamente in disparte in un ruolo che si può definire minore, Kerry Washington versione villain negli abiti di una mamma cieca e sorda, incattivita e alimentata da una Fede mal interpretata, Keegan-Michael Key nei panni di un preside intenzionato a far ballare Emma con la sua amata fidanzata, e Andrew Rannells simpatico ex allievo della Juilliard School di New York che in una coinvolgente scena musicale in un centro commerciale fa capire ai giovani omofobi di provincia che non esiste nulla di più potente di un ‘ama il prossimo tuo‘, tra i vari comandamenti di Gesù. Una verità che i tanti cattoestremisti d’Italia, e del Globo intero, dovrebbero più spesso far propria, in modo da contribuire ad un’inclusione reale, totale, semplicemente ‘normale’ nella sua solo apparente ovvietà.

