Matteo Berrettini è stato il primo tennista italiano a calcare il prato di una finale di Wimbledon. Finale persa contro il numero uno dell’ATP, il serbo Novak Djokovic. Un sudato secondo posto per il 25enne romano, asceso in pochi giorni a eroe nazionale, in concomitanza con gli Azzurri della Nazionale di calcio, reduci della vittoria agli Europei.
Matteo Berrettini: bravo tennista o bonazzo?
Servizio da 230 Km/h, rovescio bimane capace di passanti incrociati roventi, Matteo Berrettini calca in questi giorni le copertine di magazine e rotocalchi non soltanto per la sua innegabile potenza tennistica. Il fatto è che quasi impossibile resistergli. Questo è quanto si vede da foto e in tv, e questo è quanto dicono quelli che lo conoscono. La sua invidiabile avvenenza fisica ha fatto andare in brodo di giuggiole tutti, donne, uomini e sponsor. Forse, anche troppo. 196 centimetri di nervi e muscoli, un sorriso dolce e ipnotico incorniciato in una corona di riccioli mediterranei. E poi, quell’irruenza sorniona e bonaria. Insomma, una specie di dio greco contemporaneo, con la racchetta in mano.
Così, la rete si è scatenata con commenti sessualmente espliciti. Anche troppo. Sui social sono comparse allusioni innocenti del tipo “Facciamolo patrimonio dell’Unesco” ma anche più marcate:”Te la darei come si dà l’acqua alle piante“, ed infine spiritose “Questo ragazzo sta facendo vacillare la mia eterosessualità“. Anche i commenti pescati da alcuni ragazzi non sono certo da meno: “Bonazzo“, “Sicuro di essere etero?“, “Che palle“.
Su questo c’è però da pensare
Nessuno ha avuto da ridire sulle centinaia di commenti sessuali. Cosa sarebbe successo se al posto di un tennista, ci fosse stata UNA tennista? L’eventuale tennista sarebbe stata la dimostrazione che la donna è ancora vista come un oggetto, costretta a subire commenti di ogni tipo, usata come modello sia per le private fantasie erotiche, sia per le battaglie per i pari diritti.
E cos’è successo a Matteo Berrettini? È diventato un bonazzo da ammirare per la sua bellezza. Anche Matteo, insomma, un corpo oggetto delle più impudiche avance sessuali.
E noi gay? Noi, sempre in sacrosanta prima linea nella difesa e nel supporto delle donne e dei loro diritti (e meno male): noi, sappiamo tenere lingue e mani al loro posto quando c’è di mezzo un bonazzo?










Andrà a finire "METOO" al maschile ( e c'è ed anche da sempre) .