Nel 2015 il grande pubblico ha conosciuto Lili Elbe, pittrice danese, presentata nel film The Danish Girl come la prima donna transgender a sottoporsi a un’operazione per la riassegnazione del sesso. La Storia, invece, ci mostra quanto siano complesse le dinamiche su cui un film può aprire solo un piccolo squarcio. Poche settimane prima che Lili Elbe fosse operata, Dora Richter, meno conosciuta e forse meno ‘cinematografica’, subì le stesse procedure chirurgiche.

Ripercorrere e ricostruire le vite di questi personaggi è sempre un’operazione complessa, si può cadere nell’errore o nell’eccessiva mistificazione e mitizzazione.
Dora Richter è nata nel 1891 in una povera famiglia di contadini nella Regione tedesca dei Monti Metalliferi. Dai pochi documenti rinvenuti, si è sempre identificata come donna e la famiglia sembra averla supportata, ma questo non è abbastanza: quando ha sei anni, la piccola Richter tenta di rimuovere il suo pene con un laccio emostatico, anticipando l’operazione a cui si sottoporrà alcuni anni dopo.
Dopo la maggiore età, Dora si trasferisce a Berlino. Usa il suo dead name, Rudolph, durante la stagione estiva per lavorare come cameriera o cuoca in un hotel di lusso. La capitale tedesca sarebbe diventata, nel giro di pochi anni, il fulcro della cultura LGBTQ+ europea, ma Dora verrà occasionalmente arrestata per il reato di travestimento, scontando la pena in una prigione maschile.
Dopo l’ennesima detenzione, Dora Richter viene affidata alle cure di Magnus Hirschfeld, medico tedesco e uno dei primi attivisti per i diritti delle persone trans*. Il chirurgo gestisce l’Istituto di Ricerca Sessuale, in cui Dora si stabilisce e lavora per più di 10 anni come domestica e dove le viene concesso un permesso speciale per indossare abiti femminili.

L’Istituto, nella Germania della Repubblica liberale di Weimar, diventa un centro di accoglienza per chiunque non si sente a proprio agio nel proprio corpo, dando lavoro a molti degli ex pazienti, quasi da creare una comune per persone trans* o non binarie. Il dottor Ludwig Levy-Lenz, parte dell’équipe dell’istituto, dichiara:
“Era molto difficile per i «travestiti» trovare un lavoro… lo sapevamo ed eravamo disposti ad assumerli.
“Abbiamo fatto tutto il possibile per dare un lavoro a queste persone. Avevamo cinque cameriere, tutti travestiti maschi e non dimenticherò mai la vista quando mi è capitato di entrare in cucina. Le cinque ragazze sedevano vicine, lavorando pacificamente a maglia, cucendo e cantando vecchie canzoni.
“Erano le lavoratrici più laboriose e coscienziose che abbiamo mai avuto e mai uno sconosciuto che veniva a trovarci si accorse di nulla”

Nel 1922, Dora si sottopone al primo dei suoi interventi chirurgici. Sotto gli auspici del dottor Erwin Gohrbandt presso la Charité Universitatsmedizin, si procede a un intervento chirurgico chiamato orchiectomia in cui vengono rimossi i testicoli. Il chirurgo inizia anche a studiare l’effetto che la riduzione del testosterone ha sull’anatomia di Dora Richter.
Un altro medico dell’istituto, Felix Abraham, scrive sulle cure di Dora: “La sua castrazione ha avuto l’effetto – anche se non molto esteso – di rendere il suo corpo più pingue, limitare la crescita della barba, rendere visibili i primi segni di sviluppo del seno e dare al cuscinetto adiposo pelvico una forma più femminile.”
Dora dovrà aspettare altri nove anni prima che il suo pene venga rimosso e venga sottoposta a una vaginoplastica, diventando, per quanto mostrano i documenti rimasti, la prima persona a subire quella che allora veniva definita un’operazione di “cambio di sesso“. Questa operazione sperimentale, ma di grande successo attira Lili Elbe all’Istituto. Sia la storia di quest’ultima che quella di Dora Richter, sono finite tragicamente.
Nel maggio 1933, circa quattro mesi dopo l’ascesa al potere di Hitler, una folla di militanti nazisti e SS prende d’assalto l’Istituto. Sequestrano tutti i documenti di Magnus Hirschfeld e distruggono l’edificio. Il chirurgo, nel mentre, si è già rifugiato in Francia, scappando dalla follia del Regime.
Sul destino di Dora, invece, non si hanno notizie. Si presume che sia stata uccisa nell’assalto, anche se è possibile che sia stata arrestata e uccisa durante la prigionia. I registri dell’Istituto sono caduti nelle mani della Gestapo e non si hanno notizie sulle altre persone trans* all’interno del Centro di Ricerca.

