Mirko Moriconi si era rivolto a un consultorio transgenere, la responsabile: “Cercava consigli su una possibile transizione”

Regina Satariano racconta il contatto con Mirko: “Le nostre porte sono sempre aperte”. Il 24enne cercava ascolto per capire il proprio percorso.

Ascolta:
0:00
-
0:00
Mirko Moriconi aveva chiesto consigli per un possibile percorso di affermazione di genere
Mirko Moriconi aveva chiesto consigli per un possibile percorso di affermazione di genere
3 min. di lettura

Nella storia di Mirko Moriconi, il 24enne ucciso a Camaiore dal padre Piero insieme alla madre Kety Andreoni, emerge un elemento che aiuta a comprendere meglio il contesto in cui sarebbe maturata la tragedia familiare. Non solo l’omosessualità dichiarata, raccontata anche attraverso i social dallo stesso ragazzo, ma anche un possibile percorso di affermazione di genere che Mirko avrebbe iniziato a valutare, cercando ascolto e orientamento presso il consultorio transgenere di Torre del Lago.

A raccontarlo è stata Regina Satariano, responsabile del consultorio, intervistata da La Nazione. Le sue parole aprono uno squarcio delicato su una vicenda già segnata da dolore, rifiuto e violenza: Mirko si sarebbe rivolto alla struttura “per dei consigli su una possibile transizione di genere”.

Mirko Moriconi e il consultorio transgenere di Torre del Lago

Secondo quanto riportato dal quotidiano, Mirko Moriconi aveva avuto contatti con il consultorio transgenere di Torre del Lago, punto di riferimento da anni per persone trans, non binarie e per chi attraversa un momento di esplorazione della propria identità.

La responsabile Regina Satariano ha spiegato: “Quando ho visto ieri la foto sui social del ragazzo dopo quello che era accaduto, il mio pensiero è stato subito rivolto a Mirko”.

Satariano ha poi aggiunto: “In generale, venire al consultorio per dei consigli e per studiare insieme un percorso da compiere è importante, le nostre porte sono sempre aperte da 18 anni in su”.

Nel caso di Mirko, non è dato sapere a che punto fosse questo percorso né quale direzione avrebbe scelto. L’unica certezza, adesso, è che il ragazzo si era rivolto al consultorio di Torre del Lago per chiedere consigli.

Il desiderio di iniziare un percorso di affermazione di genere

Il possibile desiderio di intraprendere un percorso di affermazione di genere era emerso già nei giorni successivi alla duplice tragedia. Secondo quanto raccontato dagli amici più vicini, quel pensiero stava prendendo forma nelle confidenze più intime, prima ancora di diventare necessariamente un percorso ufficiale. Uno degli amici più cari, Massimiliano Bastianelli, in particolare, ha spiegato che Mirko gliene aveva parlato una sola volta, durante una serata insieme: “Me ne aveva accennato solo una volta, una sera mentre ballavamo, ma non gli diedi particolarmente ascolto”. Poi il rammarico, arrivato dopo la tragedia: “E oggi mi dispiace, magari se aveva veramente intenzione di affrontare questo percorso aveva bisogno di ascolto”, ha dichiarato a Repubblica.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Sono parole che pesano, perché raccontano il bisogno di ascolto di un ragazzo che forse stava cercando di dare una forma più precisa alla propria identità, dentro un ambiente familiare complicato. Accanto a lui c’era la madre Kety, descritta come una presenza costante e protettiva. Dall’altra parte, invece, un padre che non accettava il suo modo di essere e di esprimersi. “Di certo quel tipo di padre non lo avrebbe mai accettato”, ha aggiunto Bastianelli. “E io lo so bene perché anche con il mio non è facile”.

Kety Andreoni, una madre uccisa mentre sosteneva suo figlio

Mirko Moriconi e Kety Andreoni
Mirko Moriconi e Kety Andreoni

La rabbia di Piero Moriconi, secondo quanto ricostruito, non era rivolta soltanto a Mirko. L’uomo avrebbe contestato anche i comportamenti della moglie, ritenuta colpevole ai suoi occhi di appoggiare il figlio.

Kety non è una figura laterale in questa storia. È una donna uccisa dal marito, dentro una dinamica familiare segnata da conflitti e potere. Ed è anche una madre che, per quanto emerge, aveva scelto di stare accanto al figlio. Di non lasciarlo solo. Di riconoscere il suo dolore, la sua identità, la sua ricerca.

Per Mirko, Kety era “la vita”. Per questo il duplice omicidio di Camaiore racconta due ferite inseparabili: quella inferta a un giovane che cercava di essere se stesso e quella a una madre che lo aveva sostenuto.

L’appello di Regina Satariano ai genitori

Nel suo intervento a La Nazione, Regina Satariano ha rivolto un appello esplicito anche alle famiglie. “Nello stesso tempo rivolgo un appello anche ai genitori, sia a coloro che accettano l’omosessualità di un figlio o di una figlia, che a coloro che invece hanno difficoltà a comprenderla. Venite da noi che ci sono professionisti pronti ad aiutarvi, perché non si può certo troncare la vita di un essere umano perché ha dichiarato di essere gay”.

È un appello che va oltre la cronaca di Camaiore. Parla a tutte le famiglie che si trovano davanti al coming out di un figlio o di una figlia, o al racconto di un’identità di genere non conforme alle aspettative. Accettare può richiedere tempo, strumenti, parole nuove. Ma la difficoltà non può mai diventare violenza. Il disorientamento non può mai trasformarsi in controllo, né il rifiuto può mai cancellare una vita.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.