Meryl Streep è nessunə e tuttə noi

C'è mai stato un momento della nostra vita senza Meryl Streep?

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Stando ai miei calcoli, la prima volta che ho visto Meryl Streep avevo sedici anni.

Ero al cinema con mia madre e il suo gruppo di amiche quarantenni a vedere questo film intitolato Il Diavolo Veste Prada. In un’ora e quarantanove minuti scoprii due cose importantissime: 1) un’attrice di nome Anne Hathaway con una frangetta che non sarei riuscito a permettermi nemmeno a trenta anni 2) quel maglioncino non era semplicemente azzuro, turchese o lapize, ma assolutamente ceruleo.

A dirmelo era una donna a cui bastava uno sguardo per far gelare la stanza, entrando nella memoria collettiva di chiunque. Presi coscienza di Meryl Streep nel 2006, ma ero allegramente inconsapevole che esisteva su questa Terra dal 1949, e fino ad oggi avrebbe messo d’accordo tutti: da mio padre  che non guarda film ‘per femmine’, ma ricorda Il Diavolo Veste Prada meglio dei miei pronomi, a Juliette Binoche che questa settimana alla 77esima edizione del Festival di Cannes le ha consegnato in lacrime la Palma d’Oro alla Carriera, e dicendole: “hai cambiato il modo in cui cui guardiamo le donne”.

Di Meryl Streep ognuno ha un ricordo diverso: per mia madre è Joanna Kramer che lascia il marito Ted e il figlio Billy e legge una dichiarazione davanti al giudice che fa piangere tutti (scritta di pugno da Meryl stessa; fosse stato per il regista di Kramer contro Kramer, Robert Benton, o l’autore del romanzo da cui è tratto, Avery Corman, sarebbe rimasta solo una moglie stronza e una pessima madre). Per la mia migliore amica è Madeline Ahston di La Morte ti fa Bella che si fa somministrare La Pozione da Isabella Rosellini, riesce a vedersi il culo dopo essersi rotta l’osso del collo, e si sfracella giù dalle scale insieme a Goldie Hawn. Per mia zia è Francesca Johnson, italoamericana dell’Iowa che si innamora di un fotografo di National Geography presso I Ponti di Madison County. Per i fan degli Abba è ovviamente Donna Sheridan di Mamma Mia! here we go again etc etc. Per un mio collega d’università era Sophie Zawistowska di La Scelta di Sophie che non ho mai visto ma so solo che c’è di mezzo l’Olocausto e la scelta in questione non è proprio una passeggiata di salute. Se chiedete a me è Suzanne Vale di Cartoline dall’Inferno a cui hanno appena fatto la lavanda gastrica e si ritrova a 30 anni sotto la custodia di sua madre Shirley Maclaine, nel disperato tentativo di restare 24 ore sobria sulla Sunset Boulevard. Scusate, rettifico: anche Rachel Sasmstat di Affari di Cuore che sfracella una torta in faccia a Jack Nicholson dopo averle messo le corna. In entrambi i casi Meryl interpretava due donne esiste veramente: da una parte Carrie Fisher che la definì la migliore amica che una persona può avere e la migliore attrice al mondo. Dall’altra Nora Ephron che dichiarò: Ci interpreta meglio di quanto interpretiamo noi stesse, anche se è un po’ deprimente sapere che se fai un provino per interpretarti perderesti comunque con lei.

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Meryl Streep by Annie Leibovitz
Meryl Streep by Annie Leibovitz

Sarà consapevole Meryl Streep di quanto è onnipresente nelle nostre giornate? A Cannes ha dichiarato di essersi sbronzata ed essere andata a letto alle 3, di aver dimenticato l’Oscar di Kramer contro Kramer al ristorante, e che è molto felice per le donne produttrici, ma lei l’unica casa di produzione che ha avuto sono quattro figli e cinque nipotini: “Non volevo telefonate dopo le 7, ma ammiro loro e il loro impegno”. Nel 1977 Dino De Laurentis le disse che era troppo brutta per recitare in King Kong, ma in quarantasette anni di carriera dichiara che la discriminazione peggiore sono gli uomini  riusciti ad identificarsi in un personaggio femminile solo dopo aver visto Il Diavolo Veste Prada (chissà, forse anche mio padre). Io dal 2006 non mi sono mai identificato in un personaggio maschile, ma in tutti quelli interpretati da Meryl Streep. A conti fatti, non c’è un singolo momento della mia vita senza di lei: ogni volta che vedo un romanzo Harmony penso che l’avrebbe scritto Mary Fisher di She Devil. Ogni volta che vado dalla mia psicoterapeuta spero non mi stia sparlando alle spalle come la dr. Lisa Metzeger in Prime. Se non avessi visto The Hours non avrei scritto una tesi di laurea su Virginia Woolf. Forse è per questo che è così importante nelle nostre vite: ogni volta che Meryl guarda in camera parla al posto nostro. In quello sguardo glaciale, stordito, serissimo, esilarante contiene tutto quello che non sappiamo dire.

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