È un periodo denso di impegni per Malika Ayane. Da quando è uscito il singolo Sottosopra non si è fermata un attimo. Non a caso la raggiungo telefonicamente mentre è in aeroporto pronta a imbarcarsi per la Cina. “Oggi sono di ottimo umore” mi dice subito e il tono di voce lo conferma. Sembra di vederla sorridere dall’altra parte della cornetta, intenta a inanellare una parola dopo l’altra con l’entusiasmo di chi ha voglia di raccontarsi e confrontarsi su musica, ma anche attualità e impegno civile.

Del resto, una volta conclusi gli impegni in Oriente la cantante volerà dritta a Napoli, dove il 29 giugno sarà la madrina del Pride. Un ruolo che ha accolto con fierezza e senso di responsabilità: “C’è bisogno di fare rumore per chi ancora oggi fatica a poter vivere serenamente la propria identità” spiega.

Sottosopra è un brano che invita ad attraversare il mondo senza farsi sconvolgere. Una bella sfida visti i tempi.

Il punto è proprio questo: succedono talmente tante cose assurde che è meglio ridimensionare il modo in cui guardiamo le altre. Non si può combattere per tutto, perché alcune volte si tratta proprio di sciocchezze.

“Ho imparato a andare sotto, se l’aria non c’è”.

Ci sono dei momenti in cui c’è bisogno soltanto di resistere e aspettare, e accumulare più aria possibile. Se ti esagiti e sbraiti per cose che non hanno così tanto valore non hai più ossigeno.

E come si sta lì sotto?

Possiamo usare la metafora degli abissi, che sono tanto belli quanto spaventosi. Impari a non vederli in modo così terrificante quando capisci che ci sono delle regole per non morire e che servono anche per goderti l’apnea. Questo non per dire che si può godere del disagio, ma che non esiste equilibrio senza disequilibrio. E che quando sei negli abissi scopri anche che ci sono un sacco di pesci colorati bellissimi!

Quindi può rivelarsi anche un’opportunità?

Penso che tutto nella vita sia una possibilità. Senza cadere nella retorica, ma alla fine siamo molto fortunati secondo me. Già alzarsi dal letto e essere in salute… è un po’ da nonna come concetto, però più passa il tempo più mi rendo conto che è vero.

Tu sotto ci vai davvero, hai pure preso il brevetto da sub.

Sì, però ho un problema con un timpano che si rompe spesso, quindi se voglio fare questo lavoro e durare a lungo in generale ci devo andare con molta cautela. Anche questa è una metafora della vita: appena impari il piacere di qualcosa, succede qualcosa che te lo porta via (ride, ndr).

In Sottosopra canti anche di “una città invisibile, che sparisce se hai la luce accesa”: non sarà quella Berlino in cui ti sei trasferita?

No, no a Berlino c’è una luce stupenda, adesso sta albeggiando alle 4.30 di mattina e ti devo dire che anche il clubbing a me piace moltissimo quando è diurno. Ora che si può fare l’en plen air e godersi la luce del sole è meraviglioso.

C’è qualcosa che quando torni in Italia ormai ti sta stretta?

Il fatto che a volte si ingrandiscono cose che grandi non sono solo perché fanno più rumore, remando contro i nostri interessi. Ci sono tanti esempi positivi all’interno della società che trascuriamo solo perché è più facile focalizzarci su idiozie. Dovremmo avere il coraggio di parlare e confrontarci di più su temi più importanti.

Malika Ayane, tour 2024
A novembre prenderà il via il tour teatrale di Malika Ayane.

Tornando a Berlino, immagino che sia molto stimolante da un un punto di vista musicale.

Totalmente, ma da ogni punto di vista in realtà, proprio perché – appunto – si parla di meno e si fa di più. Se vuoi ballare balli, se vuoi suonare suoni, vivi con chi vuoi, ti sposi con chi vuoi, vivi come meglio credi finché rispetti gli altri, e questo non può che renderti una persona decisamente più aperta e più ricettiva agli stimoli.

Respirare quel modo di intendere la musica e portarlo nei tuoi progetti ti si può ritorcere contro nel momento in cui pubblichi dischi per il mercato italiano che non è altrettanto ricettivo come quello di Berlino?

Quante persone ha fatto Lana Del Rey a Milano? Tantissime, no? Tutta quella gente è mercato, quindi vuol dire che in Italia succede molto di più di quanto si voglia far credere quando si parla del “mercato”. Da una parte bisognerebbe fare più rumore se si vuole spostare l’orizzonte, dall’altra ricordarsi che se riesco a essere in attività da 15 anni riuscendo a fare un disco ogni quanto mi va significa che c’è un mondo che non è sommerso ma è dappertutto, che ascolta musica meno esposta, meno buttata in faccia. Poi se vuoi essere primo nella classifica commerciale sicuramente ci sono cose diverse da fare e a me non vengono tanto bene. Tutto sommato mi sento una privilegiata a poter parlare a un pubblico mainstream pur non facendo musica mainstream. Sono una miracolata!

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Vuol dire che quello che ci propinano non corrisponde a ciò che la gente vuole ascoltare?

In questo momento più che mai la gente ascolta quello che vuole. È come con il cinema: ci sono tantissime opere che hanno una loro vita lontana da un riflettore sempre puntato, e questa è una bella fortuna. Se guardiamo da vicino quello che fa meno rumore forse torniamo alla sostanza. Sicuramente la musica può non necessitare di rumore e vivere di passaparola, ma, estendendo il discorso, tutto quello che riguarda i diritti ne ha bisogno affinché l’inclusività sia talmente metabolizzata che, per esempio, non avremo più bisogno di fare il Pride.

A tal proposito l’estrema destra omobitransfobica avanza in Italia e in Europa ma pare che lo star system non se ne stia occupando troppo. Che cosa ne pensi?

Io ci sono, e come sempre si risponde solo di quello che facciamo noi. Credo che molti si possano dimenticare del fatto che là fuori non è per tutti la stessa cosa e che quindi una stretta sui diritti possa arrivare come una batosta non solo nel punto più sperduto d’Italia ma magari anche nella provincia di Milano. A volte l’umanità in generale si dimentica di quel che c’è al di là del proprio orticello, per questo dicevo prima che è importante stare concentrati sul fatto che non si può combattere per tutto, ma bisogna saper riconoscere le cose veramente importanti.

Parlando di Domino, tuo disco del 2019, hai detto: “Me l’hanno tirato fra i denti”. Ti sei sentita spesso non compresa dal grande pubblico?

In realtà so che quando canto la gente sta molto bene. Non si può piacere a tutti, ma vedo come si sentono le persone quando mi ascoltano. Questo mi fa sentire tutt’altro che incompresa, poi ovvio quando ti capita il pezzo che diventa rappresentativo di un momento storico sei molto più felice, però l’altra sera durante un concerto ho tirato fuori brani che non suoniamo mai e c’era gente che li cantava. Non me l’aspettavo e mi ha riempito il cuore.

Giustizia per Domino!

La cosa più bella per un artista è fare un lavoro che magari nell’immediato ha senso che non abbia senso, ma che comunque rimane bello e di cui non si deve mai vergognare. E questo vale per i dischi e per le azioni.

In 15 anni di carriera hai visto il mondo discografico cambiare più volte. Senti anche tu di aver vissuto più vite come artista?

Certamente. La parte bella, con tutta questa esperienza alle spalle, sarà la prossima fase. Bisogna sempre ricordarsi che oggi è molto più difficile emergere, e quando ci si riesce molto spesso si fa un’impennata talmente ripida che poi ci sono dei crolli importanti. Per questo sono contenta di essere nata “analogica”.

Ora in che fase senti di essere?

Mi sento con le stesse possibilità di realizzare sogni come quando avevo 20 anni, ma anche con la struttura di chi questa strada l’ha fatta e può essere utile sia a chi ha meno esperienza sia a me stessa per impanicarmi meno quando ho paura, guardarmi intorno prima di decidere che cosa fare.

Malika Ayane, cover singolo "Sottosopra"
Il nuovo singolo “Sottosopra” è uscito per Woodworm Publishing under exclusive license to M.A.S.T./Believe

Per i 15 anni di carriera oltre al tour teatrale in autunno farai festeggiamenti di altro tipo? Ad esempio pubblicare i tuoi primi lavori in vinile…

Non ci avevo pensato. Bisognerebbe parlarne con Sugar perché è roba loro ma mi sembra un’ottima idea! Per il resto vediamo, ho una gran voglia di divertirmi ma anche di fare cose intelligenti.

Come la madrina del Napoli Pride.

Napoli è sempre stata bella e dannata, ha subìto un sacco di pregiudizi e discriminazioni e ora è una specie di centro del mondo. Per quel che riguarda il Pride, anche se ci sono momenti politicamente molto difficili, per tanti aspetti siamo ancora nella parte più fortunata del mondo, e sono contenta di essere considerata una persona credibile e degna di portare la bandiera del Pride in un posto che negli anni si è ripreso il posto sul podio per la bellezza che ha. Hai presente la scena dei film in cui i protagonisti si tolgono gli occhiali e diventano fighi? Ecco, a Napoli sta succedendo proprio questo.

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