Jhoselyn e Courtney ci accolgono tra ayahuasca, terapie psichedeliche, poliamore e rinascita – intervista

Spiritualità, piante che non conoscono genere, e il diritto a sentirci parte di una comunità senza vincoli di etnia, religione, identità di genere, orientamento sessuale o classe sociale.

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Jhoselyn & Courtney Gaddy (Facebook)
Jhoselyn & Courtney Gaddy (Facebook)
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Se capitate in Ecuador, presso le giungle di Macas e ai bordi del fiume Upano, potreste imbattervi in un cottage dalle porte gialle e il tetto di terracotta. Non è un ostello e nemmeno un resort per turisti di passaggio, ma La Vida Divine Healing Institute. Ad accogliervi troverete Jhoselyn e Courtney Gaddy, coppia poliamorosa che da ormai tre anni offre presso il proprio istituto terapie psichedeliche con piante di Ayahuasca e San Pedro.

L’ayahuasca è un infuso allucinogeno ottenuto dalla miscela di Banisteriopsis caapi e Psychotria viridis: due piante contenenti sostanze psicotrope, tra cui la dimetiltriptamina (o anche detta dmt) che può generare – a seconda dei casi e l’uso – allucinazioni, euforia, ma anche ansia, paranoia, e permetterti un cosiddetto ‘viaggio extracorporeo. Nello scenario migliore, l’ayahuasca ha un’azione antinfiammatoria sul sistema che favorisce  un potenziamento della memoria, migliora l’umore, e ha effetti benefici sulla depressione. Nel peggiore trasmette tachicardia, vomito, diarrea, ed effetti negativi sulla pressione sanguigna. 

Parlando da un paese dove la principale preoccupazione del nostro governo sembra essere la legalizzazione della cannabis, mi sorge spontaneo chiedere loro: quali sono i falsi miti sulle terapie psichedeliche? “La chiesa lo considera ‘lavoro del diavolo’ e ritiene accolga ‘messaggi dall’oscurità’ mi spiega Gaddy “Ma tante persone non capiscono che nel processo di guarigione, c’è anche chi trova Dio. Molte persone prima di venire da noi non si consideravano spirituali, ma subito dopo hanno ricominciato a pregare e dichiarano di aver incontrato un potere superiore”. Jhoselyne ritiene che il problema si presenta quando le persone si approcciano a queste droghe con nessuno scopo, a parte ‘sballarsi’: “Ci sono persone che si fanno di ayahuasca ogni weekend, fino a renderla una dipendenza. In quei casi, non ti stai prendendo del tempo per essere presente con quella medicina e non le stai permettendo di lavorare come dovrebbe” mi dice, specificando che c’è una bella differenza tra ‘trip’ e ‘viaggio’: quando fai un ‘viaggio’ non vuoi solo ‘divertirti’, ma c’è anche un’intenzione alla base. “Stai accogliendo una sostanza, un’entità, una pianta o come vuoi chiamarla – e lei stai chiedendo una guida. E solo quando segui quella guida, stai davvero lavorando insieme ad essa; è quello che noi chiamiamo integrazione”.

Jhoselyne paragona chi utilizza l’ayahuasca esclusivamente come svago a degli studenti che chiedono di continuo all’insegnante quale sia significato della vita: appena trovano la risposta se ne tornano a casa pensando di sapere tutto, e non ne fanno nulla. Qualunque significato tu le abbia dato, diventa un concetto e non un’azione”.

Sebbene la spiritualità faccia parte della loro quotidianità, Geddy e Jhoselyne descrivono la loro esperienza come ‘molto umana’: si sono incontrate ad una serata targetizzata esclusivamente per persone poliamorose. Oggi hanno tre figli e si spostano tra Ecuador e Stati Uniti per coordinare lavoro e famiglia. Gaddy è cresciuta presso una chiesa cristiana dove le ripetevano che avesse ‘il dono della profezia’ e che sarebbe sicuramente diventata una predicatrice. Ma nonostante il suo amore per Dio, Gaddy non si è mai riconosciuta nell’ambiente ecclesiastico (“non aiutava che fossi pansessuale e il modo in cui mi vestivo dichiara a LGBTQ Nation). Jhoselyne ha lavorato come infermiera per oltre vent’anni, finché nel 2017 non le è stato diagnosticato un cancro al seno. È stata proprio durante la fase di convalescenza che è tornata in Ecuador (la sua terra d’origine) ed è entrata a contatto con l’ayauhasca e ha avuto modo di esperirne i benefici. In quel periodo qualcosa è scattato in lei: in un sistema dove accedere alle cure è ancora un privilegio per alcuni ma non per tutti, ha sentito l’urgenza di creare uno spazio che permettesse cura e assistenza a chiunque, senza vincoli di etnia, religione, identità di genere, orientamento sessuale, o classe sociale. “È un safe space per tutte le persone” mi spiega Gaddy “Ma nello specifico, le persone queer hanno modo di esprimere se stesse nel modo che desiderano. Abbiamo avuto persone trans, persone nello spectrum della fluidità di genere, persone di chiesa che faticavano ad ammettere chi fossero per paura di ‘finire all’inferno’. Diamo a chiunque il tempo di sedersi con sé stessə, e lə incoraggiamo ad accettarsi. Chiunque tu sia, indipendentemente da quello che vuole la tua famiglia o la società si aspetta da te”.

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Lo scorso anno hanno tenuto il loro primo Pride Retreat, un evento che ha permesso ad ogni soggettività marginalizzata di fare coming out una seconda volta e cambiare la propria storia: stavolta non c’è più dolore o rifiuto, ma accoglienza e supporto reciproco: “Poter dichiarare chi sei dentro una stanza che ti accetta e rispetta è per noi non solo un onore, ma soprattutto un diritto” spiega Jhoselyne. “La percezione di noi stessə e di come ci muoviamo al mondo dipende anche dalla storia che ci stiamo raccontando: se la storia è orribile, puoi riscriverla e celebrarla” aggiunge Gaddy. 

Le persone che hanno partecipato al ritiro hanno incontrato non solo accoglienza, ma anche un senso di supporto e vicinanza collettiva che sta alla base del concetto di comunità: “In questo spazio ho incontrato un’energia trasformativa ma anche un raro senso di inclusività. Attraverso  un gruppo di compagnə queer e cerimonie di accettazione, ho trovato una comprensione di cui mi sono privata per tanto tempo” dichiara Kassa, una donna parte della comunità LGBTQIA+ e di origini asiatiche “Qui ho ritrovato connessione con una comunità che mi accoglie per chi sono, un santuario dove curarmi, crescere, ed essere davvero me stessa. Geddy e Joselyn si sono impegnate a creare uno spazio dove ‘spostatə’ come me possono trovare conforto e uno scopo. È semplicemente straordinario e sarò sempre grata per questo”.

Presso La Vida Divine si tengono anche Relationship sessions aperte sia a coppie monogame che poliamorose; l’obiettivo non è ‘diventare poli’, o viceversa, quanto rimettere in discussione le false credenze che abbiamo interiorizzato sulle nostre relazioni e riconnetterci con i valori fondamentali di ogni rapporto. Qualunque esso sia: amoroso, sessuale, platonico, familiare. “Le relazioni sono spesso uno specchio riflesso per noi stessə e ci permettono di imparare come comunicare e fare da specchio per l’altrə. Diciamo alle persone: non siamo nè guru nè insegnanti, ma esseri umani che stanno imparando e stanno cercando di fare del loro meglio, e vorremmo insegnare allə altrə a fare lo stesso” dice Jhoselyne.

C’è chi dice che stiamo rivivendo un ‘rinascimento’ delle cure psichedeliche, ma per Jhoselyne questa rinascita ha più a che vedere con una destrutturazione di tutto quello che ci hanno insegnato le generazioni passate: Decolonizzare significa anche ricordare e disimpararespiega a Gay.itIn questa fase di ri-scoperta siamo ancora degli ‘adolescenti’. Sta a noi capire se agire responsabilmente e contribuire al cambiamento, facendone un uso che ci permetta di prenderci cura l’unə dell’altrə, o usarle solo per far festa come facevano i nostri nonni o le generazioni prima negli anni 70, e compiere un disastro di nuovo”.

In questo le piante possono essere un veicolo prezioso. In un’epoca dove sentiamo l’urgenza di definirci e definire tutto, la natura ci insegna che non sono sempre necessarie troppe spiegazioni per essere chi siamo: “Non chiedi ad una rosa perché è rossa, o perché è gialla, perché tiene le spine o perché emana quel profumo rispetto un’altra pianta” continua Jhoselyne “A meno che non stai studiando le varie specie di rose, rimani solo lì ad ammirare il profumo di quella rosa e ne assorbi i meravigliosi benefici. Non ti siedi a chiedere alle rose se amano altre rose, o se sono interessate, non so, alle margherite. Nella natura non c’è alcun  binarismo o ragione per essere chi sei; lo sei e basta“.

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