Nel paragrafo 3 comma 163e, la normativa proibisce infatti esplicitamente trattamenti svolti “con l’intenzione di allineare l’aspetto fisico dellə bambinə a quello del sesso maschile o femminile” effettuati senza il consenso del minore. Una legge all’avanguardia, considerato che la risoluzione storica dell’ONU che definisce le procedure mediche forzate una violazione dei diritti umani è arrivata solo 3 anni dopo.
Tuttavia, il testo presenta ancora numerose lacune. Quando gli interventi non sono vitali, i genitori possono infatti richiedere una semplice autorizzazione del tribunale della famiglia. Questo può accadere nei casi in cui l’intervento è considerato da una commissione interdisciplinare nel “miglior interesse dellə bambinə”.
Da qui l’allarme lanciato da ILGA e OII Europe – associazione che tutela i diritti delle persone nate con varianti delle caratteristiche sessuali – in merito a un recente caso in cui unə bambinə di appena un anno è statə sottopostə a interventi cosmetici aggiuntivi a un’operazione chirurgica associata a un rischio concreto.
La vicenda ha inizio a marzo 2024, quando i genitori dellə minore, affettə da iperplasia surrenalica congenita, hanno presentato al tribunale della famiglia del Baden-Württemberg una richiesta di intervento in questo senso.
In questo caso, i comprovati rischi medici associati alla conformazione genitale dellə minore sono stati, giustamente, dichiarati abbastanza gravi da garantire la necessità di un’operazione chirurgica.
Tuttavia, l’intervento primario ha aperto la porta a una serie di operazioni cosmetiche non direttamente correlate a rischi medici, ma mirati ad allineare le caratteristiche sessuali dellə minore con il genere assegnato alla nascita.
Tra questi, si annoverano la riduzione del tessuto clitorideo per la creazione di un “ingresso vaginale normalmente ampio nel perineo e idoneo a futuri rapporti sessuali” e la “armonizzazione dell’aspetto fisico della persona interessata con il sesso femminile”, condotti esplicitamente sulla base di assunzioni sociali e norme eteronormative.
Un caso che mette in luce le evidenti falle della legge tedesca, che se da una parte vieta la mutilazione genitale intersessuale, dall’altra permette scappatoie di questo tipo, stabilendo nel contempo un pericoloso precedente che potrebbe in futuro essere seguito da altri tribunali.
Ancora una volta – e questo è riscontrabile dagli spezzoni dei documenti processuali ricondivisi da OOI – unə bambinə intersessuale viene vistə come una “femmina imperfetta” da “aggiustare”, linguaggio che perpetua la concezione binaria cardine dell’oppressione delle identità LGBTQIA+ e contro l’autodeterminazione.
Se spesso si accusa infatti il movimento LGBTQIA+ di promuovere la fantomatica “ideologia gender” per influenzare le giovani generazioni, cosa dire di quella commissione medica interdisciplinare che, osservando unə bambinə di un anno, ha definito fin da subito la sua identità di genere e il suo orientamento sessuale, all’ingrandimento chirurgico dell’ingresso vaginale e predisponendolə senza il suo consenso a futuri rapporti sessuali penetrativi?

Ah, scusate. Non sapevo in Germania i sessi riconosciuti fossero tre. Errore mio.
Non capisco il concetto di falla che si vuole esprimere. L'identità di genere può essere diversa dal sesso giuridico o biologico, ma la persona resta intersessuale dopo un intervento per un ingresso vaginale più ampio.