«Uno di questi chirurghi, a un certo punto, è scoppiato a piangere» spiega Claudio Uberti. Chi? Cosa? Perché piange?

È accaduto a un congresso a Milano, qualche anno fa: per la prima volta si erano seduti allo stesso tavolo alcune persone intersex e i medici che avevano operato sui loro corpi. Dopo aver ascoltato il racconto a posteriori di alcune persone che, neonate, avevano subito modificazioni sul proprio corpo, uno dei medici che quelle modificazione aveva compiuto, è crollato in lacrime.

Quello che descrive il presidente di Certi Diritti è ciò che accade negli ospedali italiani.: «Interventi non necessari su persone che non possono dare il consenso è qualcosa che accade oggi, in Italia, accade negli ospedali pubblici, accade nel silenzio».

Al Congresso di Torino del 23 maggio, l’associazione radicale ha presentato una proposta di legge italiana in materia di tutela delle “persone con variazioni delle caratteristiche del sesso“. “Persone intersex, come si dice nel linguaggio del movimento e delle istituzioni internazionali.

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La proposta di legge sui corpi intersex è stata presentata durante il congresso di Certi Diritti del 23 maggio a Torino: da sinistra Nicola Bertoglio, Claudio Uberti, Yuri Guaiana e Chiara Squarcione
La proposta di legge sui corpi intersex è stata presentata durante il congresso di Certi Diritti del 23 maggio a Torino: da sinistra Nicola Bertoglio, Claudio Uberti, Yuri Guaiana e Chiara Squarcione

Nel 2013 il senatore Sergio Lo Giudice (PD) presentò una proposta di legge che, tra le altre cose, sanciva il divieto degli interventi chirurgici sui bambini intersex e il principio di autodeterminazione. Non fu mai nemmeno discussa. Da allora l’Italia è stata condannata più volte dagli organismi ONU e richiamata da OMS, Consiglio d’Europa e Agenzia UE per i diritti fondamentali. Ad oggi il nostro paese resta tra i 21 Stati UE senza una legge specifica a tutela delle persone intersex.

La proposta di Certi Diritti è un testo di dieci articoli, scritto con il giurista Alexander Schuster e con il contributo di IntersexEsiste, Forum VCS e di persone direttamente interessate. Nessuna battaglia di principio: «È una proposta concreta, scritta e pronta, che offriamo al Parlamento non come una petizione ma come testo già articolato». Certi Diritti chiama in causa il governo: “Presidente Meloni, ci faccia sapere” chiosa Uberti.

 

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Una storia di corpi operati per ragioni sociali

Per capire l’urgenza della legge, bisogna capire la storia che la precede. La racconta Marta Prandelli, ricercatrice di psicologia sociale. Tutto comincia negli anni Cinquanta, quando lo psichiatra americano John Money elaborò quello che chiamò l'”optimal gender model“: i neonati con genitali ambigui dovevano essere operati entro i primi diciotto mesi di vita, perché, secondo la sua teoria, l’identità di genere sarebbe ancora “malleabile” e il bambino «non se lo ricorda». Prandelli precisa: «Sappiamo che questa teoria non è reale». Eppure, sottolinea, «sulla base di questa ipotesi sono state fatte operazioni chirurgiche entro i primi diciotto mesi di vita sui genitali di neonati. Mi piacerebbe dirvi fino ad allora, ma in realtà vengono ancora eseguiti interventi chirurgici sulla base della stessa identica ipotesi».
Il catalogo delle pratiche che ne è derivato è agghiacciante: clitoridectomie su neonate, plastiche vaginali su bambine, rimozione delle gonadi, dilatazioni vaginali. «Tutto questo senza il consenso della persona direttamente interessata», dice Prandelli. «E questo avviene ancora». Il presupposto non era clinico, medico, non riguardava la salute. Era un presupposto sociale: «La società probabilmente non li accetterà mai, quindi dobbiamo operare». Un castello di carte che ha prodotto decenni di danni fisici e psicologici documentati, e la ricerca su questo è assai insufficiente. Tra i dati più inquietanti che cita la ricercatrice: «A un recente convegno di medici abbiamo sentito professionisti che ancora operano negli istituti italiani dire: “La mia paziente quarantenne non lo sa, perché io l’ho operata alla vagina quando era bambina”».

La proposta di legge: cosa prevede

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Il testo presentato da Certi Diritti si struttura in dieci articoli e recepisce la Raccomandazione CM/Rec(2025)7 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, adottata all’unanimità il 7 ottobre 2025, primo strumento internazionale completo dedicato ai diritti delle persone intersex. Il concetto su cui ruota tutto è quello di intervento differibile: un intervento è differibile quando non è necessario per salvare la vita o preservare una funzione vitale del corpo, e può quindi essere rimandato a quando la persona sarà in grado di decidere da sola.

Non è differibile, per esempio, un’operazione urgente per garantire la funzionalità urinaria. È invece differibile, e quindi vietato dalla legge finché il bambino non può esprimere un consenso, tutto ciò che viene fatto per ragioni estetiche o sociali: per far sembrare i genitali “più maschili” o “più femminili”, per conformare il corpo a uno standard binario. È proprio su questa distinzione che si concentra il cuore della proposta. Come spiega Schuster, nella pratica medica il confine non è sempre pacifico: c’è chi ritiene terapeutico intervenire precocemente per orientare lo sviluppo del corpo in un senso o nell’altro, e chi invece riconosce che si tratta di interventi estetici travestiti da necessità clinica. La proposta di legge fissa un criterio chiaro: se l’intervento può aspettare, deve aspettare.

Punti salienti proposta di legge persone intersex

  • Divieto di interventi differibili su minori: è vietato qualsiasi intervento chirurgico o trattamento ormonale il cui unico scopo sia adeguare il corpo a un modello maschile o femminile standard, quando quell’intervento può essere rimandato. Il limite di età è fissato a 12 anni per le terapie ormonali mascolinizzanti e femminilizzanti, e a 16 anni per gli interventi chirurgici. Sotto quella soglia, se l’intervento non è urgente, non si fa.
  • Commissione multidisciplinare indipendente: ogni intervento deve essere autorizzato da una commissione di professionisti, con maggioranza dei quattro quinti. Almeno la metà dei componenti non deve avere rapporti contrattuali con la struttura che eseguirà l’intervento, per evitare che sia lo stesso chirurgo che opera a decidere se operare. La composizione sarà definita dal Ministero della Salute, sentite le associazioni delle persone intersex.
  • Diritto del minore al colloquio senza genitori: il minore che abbia raggiunto l’età prevista ha diritto a un colloquio riservato, senza la presenza dei genitori, in cui ricevere informazioni comprensibili sull’intervento, sui rischi, sulle alternative e sul suo significato nel contesto sociale.
  • Consenso informato ampio: l’informazione ai genitori e al minore deve includere anche la spiegazione che esistono percorsi di supporto per vivere e affermare la propria identità senza ricorrere a interventi che possono essere rimandati.
  • Supporto psicologico garantito: il Servizio Sanitario Nazionale deve offrire supporto psicologico ai minori e alle loro famiglie. È garantita anche la possibilità di conservare tessuto ovarico e gameti per un eventuale uso riproduttivo futuro.
  • Conservazione della cartella clinica: la documentazione medica deve essere conservata e accessibile alla persona interessata fino ai 25 anni. Prima di distruggerla, la struttura è obbligata ad avvisare la persona con almeno dodici mesi di anticipo, perché molte persone intersex scoprono solo da adulte di essere state operate da bambine, e hanno diritto di sapere cosa è stato fatto al loro corpo.
  • Sanzione penale: chi viola la legge risponde di lesioni colpose aggravate. La legge si applica anche a chi aiuta una famiglia a far eseguire le stesse pratiche vietate all’estero.
  • Monitoraggio e trasparenza: l’Istituto Superiore di Sanità raccoglie in forma anonima i pareri delle commissioni e trasmette al Parlamento una relazione ogni due anni per i primi dieci anni di applicazione. Oggi in Italia non esistono statistiche su quanti interventi vengono eseguiti ogni anno sui corpi dei bambini intersex: questa legge comincia a colmare quel vuoto.
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Alexander Schuster spiega perché si è scelto di intervenire per legge: «Un chirurgo, a volte anche in buona fede, pensa di avere in mano una bacchetta magica; ti trasformo il corpo e con quello ti garantirò una vita felice. La storia ha già dimostrato i danni enormi di questo approccio. La legge interviene dove la classe medica non si è autoregolata». Schuster è diretto anche sull’applicazione extraterritoriale: «C’è il forte rischio che una famiglia, abbandonata a se stessa nel proprio trauma, cerchi una scappatoia all’estero. Lo abbiamo mutuato da quanto già previsto per le mutilazioni genitali femminili».

«Capiremo quali sono i parlamentari disponibili a depositare la proposta, alla Camera o al Senato, e faremo un po’ di lobbying, per così dire, per individuare le persone più adatte e la commissione più ricettiva». Chiara Squarcione di Certi Diritti spiega come si procederà: dopo il deposito, la proposta seguirà l’iter parlamentare standard (commissione, emendamenti, calendarizzazione), mentre fuori dalle aule si lavorerà in parallelo con azioni di pressione istituzionale e sensibilizzazione pubblica. L’obiettivo è costruire il consenso più trasversale possibile: «Bisogna coinvolgere il più ampio numero di parlamentari, anche trasversalmente».

Una voce intersex: Manuela Falzone di IntersexEsiste

Manuela Falzone, presidente di IntersexEsiste, si presenta così: «Io sono una persona direttamente interessata. Tutto ciò di cui si parla in questa legge ha scritto anche la mia esistenza». È lei a ricordare che il Congresso cade nei giorni di commemorazione per la scomparsa di Marco Pannella che «ci ha insegnato come il corpo sia uno strumento di lotta politica e come le libertà personali si fondino sull’autodeterminazione delle pratiche legate al proprio corpo». Non è una questione di partiti. «Quando si parla di variazioni delle caratteristiche del sesso non c’è un colore politico. Riguarda chiunque nasca con questa variazione». La sua lettura degli interventi non consensuali è netta: «Si vuole placare un’ansia sociale. Tutti: genitori, medici sono spaventati dalla nascita di una persona che mette in discussione il sistema binario a cui siamo abituati. Ma non è possibile placare queste ansie sociali affliggendo le persone che nascono con pratiche lesive per la salute fisica e mentale, che non tengono conto della loro autodeterminazione».
Falzone tiene poi a spiegare come è nata la proposta di legge: il punto di partenza è stata la Dichiarazione dei diritti delle persone intersex del 2023, sottoscritta da tutte le associazioni del settore, e prodotta durante il terzo Forum Nazionale VCS tenutosi a Bologna nel giugno 2022 e pubblicata nella versione definitiva nel 2023. Il documento era nato con il contributo di attiviste intersex indipendenti e delle associazioni AISIA OdV, Certi Diritti, Genitori e bimb* intersex Maipiusoli OdV, IntersexEsiste Aps e intersexioni.

Su quella base, Certi Diritti ha incaricato Alexander Schuster della redazione del testo, ma il lavoro è stato tutt’altro che solitario: «Come attivist* abbiamo fatto un lavoro collegiale con lui, pazientissimo in questi anni, per portare il punto di vista dei nostri vissuti e delle nostre esperienze personali accanto alla sua scienza giuridica». Il percorso che si apre ora, avverte Falzone, sarà lungo, ma non isolato: il Consiglio d’Europa, OII (Intersex International) e ILGA-Europe sono alleati concreti, capaci di portare l’esperienza dei paesi che hanno già legiferato e di sostenere materialmente il cammino verso il Parlamento italiano.

Cosa sappiamo delle persone intersex secondo scienza, ONU e Consiglio d’Europa

Le persone intersex nascono con variazioni innate nelle caratteristiche biologiche del sesso: cromosomi, gonadi, ormoni, genitali che non si allineano al modello tipicamente maschile o femminile. La letteratura scientifica internazionale indica percentuali generalmente comprese tra lo 0,018% e l’1,7% della popolazione: le Nazioni Unite collocano la stima tra lo 0,05% e l’1,7%, una percentuale paragonabile a quella delle persone con i capelli rossi. La biologa Anne Fausto-Sterling, autrice degli studi più citati, ha riconosciuto che il numero reale potrebbe essere sottostimato e avvicinarsi al 4%.

Non è una patologia: è una variazione naturale documentata in medicina da secoli. Il 7 ottobre 2025 il Consiglio d’Europa ha adottato all’unanimità il primo strumento giuridico internazionale completo dedicato ai diritti umani delle persone intersex, che offre ai 46 Stati membri linee guida per vietare interventi medici non consensuali. È chiamata Raccomandazione CM/Rec(2025)7.

Nel settembre 2025 l’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA) aveva pubblicato il primo rapporto specifico “Being Intersex in the EU” evidenziando discriminazioni, violenze e interventi non consensuali subiti in 30 Paesi. I dati di ILGA-Europe mostrano che le persone intersex sono tra le più esposte a difficoltà gravi e presentano tassi di ideazione suicidaria e tentativi di suicidio drasticamente più elevati rispetto alla media. Malta, Germania e Grecia hanno già introdotto leggi di tutela. L’Italia, ad oggi, non ha ancora nulla.

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