Nel mese di giugno la deputata irlandese Ruth Coppinger ha annunciato l’intenzione di presentare un disegno di legge per il riconoscimento legale delle persone intersessuali e non binarie.
Undici anni fa l’Irlanda, Paese cattolico come l’Italia, approvava il Gender Recognition Act, legge che dal 15 luglio 2015 disciplina il riconoscimento giuridico dell’identità di genere. Una norma che rese l’Irlanda tra i primi paesi al mondo a introdurre il modello del self-ID (autodeterminazione) senza richiedere requisiti medici o interventi chirurgici per gli adulti. Una legge storica, ottenuta grazie a decenni di attivismo e alla straordinaria determinazione di attiviste e attivisti. Ma quella legge era incompleta. Una vittoria, ma anche un compromesso, come a lungo rimarcato da Intersex Ireland, perché garantiva il riconoscimento legale a molte persone transgender, escludendone deliberatamente altre. Le persone non binarie sono rimaste invisibili per 11 anni. Le persone intersessuali sono state completamente escluse.
Undici anni dopo, scrive GCN, l’Irlanda potrebbe finalmente andare a sanare quelle omissioni.
La proposta di legge irlandese per le persone intersessuali e non binarie

Il disegno di legge proposto da Ruth Coppinger introdurrebbe un indicatore X, creerebbe il riconoscimento legale per le identità non binarie, consentirebbe la registrazione dei bambini intersessuali utilizzando la dicitura X sui certificati di nascita ed estenderebbe le tutele in materia di uguaglianza sulla base delle caratteristiche sessuali.
Per anni i governi irlandesi hanno riconosciuto l’esclusione delle persone non binarie. Sono state commissionate indagini. Sono stati redatti rapporti. Sono state formulate raccomandazioni. Promesse non mantenute. Anno dopo anno le persone non binarie sono rimaste legalmente invisibili. I governi che si sono succeduti hanno semplicemente scelto di non agire. Lo stesso vale per le persone intersessuali, denuncia Intersex Ireland, che ha parlato di “legge non perfetta, ma dopo oltre un decennio qualcuno sta cercando di affrontare il problema di alcune persone escluse dalla legge sul riconoscimento di genere“.
L’inclusione delle caratteristiche sessuali nella legislazione sull’uguaglianza, in tal senso, è particolarmente significativa. Per anni gli attivisti intersessuali di tutta Europa hanno sostenuto che le tutele contro la discriminazione dovrebbero includere esplicitamente le caratteristiche sessuali. Tale formulazione è sempre più riconosciuta dagli organismi internazionali per i diritti umani, dal Consiglio d’Europa, da ILGA-Europe e da OII Europe. Ma se il disegno di legge affronta il riconoscimento e la discriminazione nei confronti delle persone intersessuali, ci sono anche delle mancanze. Tra queste gli interventi medici non consensuali e irreversibili effettuati prima che una persona intersessuale abbia l’età per partecipare alle decisioni sul proprio corpo. Anche l’assistenza sanitaria è in gran parte assente. Il disegno di legge non menziona percorsi specialistici, supporto psicosociale, servizi per adulti, meccanismi di supervisione o responsabilità nell’ambito dell’assistenza sanitaria per le persone intersessuali.
“Sebbene avremmo preferito vedere disposizioni più incisive in materia di autonomia corporea e interventi medici non necessari, riconosciamo che la legislazione viene spesso elaborata per fasi. Il riconoscimento, la tutela dell’uguaglianza e la visibilità erano obiettivi fondamentali del nostro impegno, ed è incoraggiante vedere che tali obiettivi si riflettono nella proposta finale“, scrive Intersex Ireland. E non è un caso che a presentare il disegno di legge sia Ruth Coppinger, deputata che nel corso della propria carriera ha portato avanti con fierezza una tradizione di femminismo socialista comprensiva dei diritti delle donne, delle persone LGBTQ+, dei lavoratori, dei migranti e delle altre comunità emarginate. “In un momento in cui alcuni hanno tentato di presentare il femminismo e la liberazione queer come forze contrapposte, Coppinger ha sempre respinto questa dicotomia“, ha precisato Intersex Ireland. “L’Irlanda ha un disperato bisogno di politici disposti a difendere le persone trans, non binarie e intersessuali di fronte alla crescente ostilità e alle guerre culturali importate. Femministe come Ruth Coppinger ci ricordano che la solidarietà non è mai stata così importante come lo è oggi”.
Il mancato riconoscimento delle persone intersessuali e non binarie in Italia

Anche in Italia il riconoscimento legale delle persone intersessuali e non binarie non esiste. Attualmente l’ordinamento italiano non riconosce direttamente un’opzione di terzo genere nei documenti anagrafici. Sebbene la Corte Costituzionale (sentenza n.143 del 2024) abbia riconosciuto l’esistenza delle persone non-binarie, manca un iter amministrativo snello, tanto da rendere necessario il ricorso a perizie e tribunali
Con la sentenza n. 143/2024 della Corte Costituzionale, pur dichiarando inammissibile una specifica richiesta di modifica per impossibilità tecnica attuale dell’anagrafe, i giudici riconobbero l’esistenza di identità “altre”. Ad oggi per ottenere la rettifica del genere non conforme al binarismo maschile/femminile è invece necessario avviare una causa civile. I giudici possono autorizzare l’uso della dicitura «divers» solo a valle di specifiche perizie mediche.
Al Congresso di Torino del 23 maggio 2026, l’associazione Certi Diritti ha presentato una proposta di legge in materia di tutela delle “persone con variazioni delle caratteristiche del sesso“, 13 anni dopo la proposta dell’allora senatore Sergio Lo Giudice, mai discussa. Una proposta, quella radicale, che punta al divieto di interventi differibili su minori, ad una commissione multidisciplinare indipendente, al diritto del minore al colloquio senza genitori, al consenso informato, al supporto psicologico garantito, alla certificazione della cartella clinica, ad un monitoraggio e ad una maggiore trasparenza e ad una sanzione penale per chi chi viola la legge.
Se in Irlanda la politica ha finalmente iniziato ad occuparsene, nel nostro Paese ancora tutto tace. La speranza è che nella prossima legislatura, con un altro governo, tutto possa cambiare.
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