Marinus Van der Lubbe era solo quando incendiò il Reichstag? Accusato di omosessualità da nazisti e comunisti, fu ghigliottinato

In gioventù si era avvicinato ai circoli comunisti olandesi. Un fervore ideologico che lo avrebbe portato alla condanna a morte nel gennaio 1934: qualche mese dopo la Germania precipitò definitivamente nell'abisso della tirannia.

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Van der Lubbe autore dell'incendio del Reichstag e accusato di omosessualità
Van der Lubbe autore dell'incendio del Reichstag e accusato di omosessualità
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Marinus van der Lubbe nacque il 13 gennaio 1909 a Leiden, nei Paesi Bassi, in una famiglia segnata dalla povertà e dalle difficoltà. Il giovane Marinus, terzogenito di una madre che aveva già sopportato troppi dolori, crebbe nel buio di un’esistenza dura, afflitta dalle tragedie. A dodici anni rimase orfano e solo. Eppure, fu proprio in quella lotta per la sopravvivenza che forgiò il suo spirito ribelle, indomito. Una caparbietà che da vivo gli causò atroci sofferenze. E che soltanto un secolo dopo la sua nascita, la Germania democratica degli anni 2000 ricondusse nel giusto posto della storia.

La lotta per il proletariato e per gli oppressi

Nel buio che lentamente avvolgeva la sua vita, quando due incidenti sul lavoro lo fecero precipitare nel buio, riducendolo alla quasi cecità, Van der Lubbe trovò la luce in un ideale: la lotta per il proletariato, l’emancipazione dei lavoratori oppressi. Il giovane Marinus, dal fisico forte e temprato, e dall’animo mai domo, si avvicinò ai circoli comunisti olandesi, dove le sue parole infuocate e il suo fervore lo resero un leader capace di un naturale carisma, che presto fece presa tra i suoi compagni. Ma la sua sete di giustizia, covata in un humus di rancore, era forse troppo grande per essere contenuta dalle regole corporative dei partiti ufficiali. Disilluso dalla passività delle organizzazioni comuniste di fronte alla minaccia crescente del fascismo italiano e del nascente nazismo tedesco, Marinus cercò una via più diretta, un atto deflagrante che scuotesse il mondo dal suo torpore.

Marinus Van der Lubbe
Marinus Van der Lubbe – Google research images

L’incendio al Reichstag nel 1933

Un intento a tratti rivoluzionario, che condusse Van der Lubbe a Berlino, il cuore pulsante di una Germania che già danzava pericolsamente sull’orlo dell’abisso. Era il 27 febbraio 1933 quando, con un gesto disperato e radicale, Marinus incendiò il Reichstag, il parlamento tedesco. Credeva, forse ingenuamente, che questo atto avrebbe acceso la scintilla della rivoluzione dei lavoratori, e che avrebbe risvegliato le coscienze sopite di un popolo oppresso. Invece, solo e abbandonato dai suoi stessi compagni, intrappolato in un gioco di potere che non poteva comprendere appieno, Van der Lubbe vide quel gesto trasformarsi nell’ultimo, definitivo pretesto per una repressione brutale da parte del regime nazista.

Il processo e la ghigliottina

Durante il processo per l’incendio del Reichstag, Van der Lubbe fu passivo e silenzioso, secondo alcuni storici sedato e manipolato dai nazisti, o forse addirittura dai comunisti: quel che è certo è che, tra tutti gli imputati del processo, Marinus era l’unico a cui veniva consegnato un pasto personale, sulla cui confezione era chiaramente indicato il suo nome. È ritenuto plausibile dagli storici che Marinus fosse ridotto a uno stato mentale di prostrazione grazie all’uso di molecole sedanti, al fine di indurlo a confessare di essere l’unico responsabile dell’incendio del parlamento tedesco.

Durante il processo per l'incendio del Reichstag nel 1933, Van der Lubbe apparve passivo, piegato dai sedativi che - secondo alcuni storici - gli venivano somministrati attraverso pasti confezionati appositamente per lui.
Durante il processo per l’incendio del Reichstag nel 1933, Van der Lubbe apparve passivo, piegato dai sedativi che – secondo alcuni storici – gli venivano somministrati attraverso pasti confezionati appositamente per lui.

Dopo le estenuanti pressioni derivanti dal dibattimento e dai media, con i nazisti che si adoperarono per distribuire in tutta la Germania radioline in grado di trasmettere la diretta del processo, Van der Lubbe dichiarò di aver agito da solo, spiegando di essere stato mosso dalla irrefrenabile convinzione che solo un gesto estremo potesse cambiare il corso della storia. Ma le sue parole caddero nel vuoto, sommerse dalle voci comuniste che lo dipingevano come un burattino nelle mani dei nazisti, sovrapposte alle voci naziste che lo ritraevano come un pazzo isolato. Con lui furono individuati almeno quattro complici di simpatie comuniste, che vennero tuttavia scagionati: sia per i comunisti, sia per i nazisti, fu strategicamente funzionale la messa in stato di accusa di quello che oggi chiameremmo un terrorista solitario. Definizione che, del resto, lascia sempre dubbiosi anche oggi.

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L’omosessualità

Per screditare ulteriormente la figura di Van der Lube, furono disseminate voci sulla sua presunta omosessualità. È uno degli aspetti più controversi e dibattuti della figura di questo personaggio. Il regime nazista e le forze antifasciste e comuniste utilizzavano spesso l’orientamento sessuale come strumento di delegittimazione e diffamazione.

Sia i nazisti dunque, sia i comunisti, avevano interesse a dipingere Van der Lubbe in una luce diversa per giustificare le proprie narrazioni.

Così, da un lato la propaganda nazista cercò di dipingerlo come individuo corrotto e moralmente deviante, un “pervertito liberticida bolscevico” che aveva agito in maniera irresponsabile e solitaria. Dall’altro, alcuni ambienti antifascisti di simpatie comuniste sostennero che Van der Lubbe fosse stato ricattato dai nazisti proprio a causa della sua presunta omosessualità, rendendolo così un burattino nelle mani del regime. Secondo le accuse dei comunisti, Van der Lubbe fu manipolato o costretto ad agire in cambio di protezione o per evitare ritorsioni legate alla sua vita privata.

Marinus Van der Lubbe fu condannato a morte, e il 10 gennaio 1934, tre giorni prima del suo venticinquesimo compleanno, la ghigliottina pose fine alla sua tormentata esistenza. Morì come aveva vissuto: solo, incompreso, piegato dai farmaci. Il suo corpo, negato alla sua terra natale, fu sepolto in un’anonima tomba a Lipsia, su suolo tedesco.

Marinus Van der Lubbe Gay.it
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L’omosessualità come condizione da stigmatizzare

Nonostante la popolarità delle voci sulla presunta omosessualità di Marinus, le prove concrete riguardanti il suo orientamento sessuale sono scarse e frammentarie. Molte delle accuse appaiono come tentativi di screditare la sua persona, stigmatizzare l’omosessualità che di lì a breve sarebbe stata una condizione sufficiente per essere deportati nei lager di sterminio della Germania nazista, insieme ad ebrei, popolazioni rom e persone con disabilità.

Nel clima di repressione del regime nazista, l’omosessualità era vista come una devianza grave, e i sospetti su Van der Lubbe contribuirono a delineare un quadro che lo isolava ulteriormente dalla società e dalla sua stessa comunità politica, di simpatie apertamente comuniste. Voci, va detto, alimentate da un contesto di profonda omofobia, che fecero di Marinus una figura ancora più tragica e ambigua, e quindi facilmente liquidabile anche davanti all’opinione pubblica tedesca, sempre più convinta che l’ascesa definitiva del nazismo era ormai inevitabile.

Ascesa che Hitler accelerò di lì a breve. Il 2 agosto 1934, pochi mesi dopo l’esecuzione di Van der Lubbe, il presidente Hindenburg morì, e Hitler colse l’occasione per assumere entrambe le cariche, quella di Presidente e quella di Cancelliere, trasformandosi nel Führer und Reichskanzler (Leader e Cancelliere del Reich), consolidando dunque la dittatura nazista, centralizzando il potere nelle proprie mani e aprendo la decisiva fase della tirannia. La decisione fu infatti confermata da un plebiscito nazionale il 19 agosto 1934, quando la maggioranza dei tedeschi votanti approvò l’accorpamento dei due ruoli, sancendo la totale concentrazione del potere esecutivo e politico in Hitler e consegnando la Germania al più sanguinario abisso d’odio della storia umana.

La riabilitazione postuma di Marinus Van der Lubbe

Nel 1967, la corte di Berlino Ovest ridusse la condanna di Marinus Van der Lubbe a otto anni di prigione, senza assolverlo completamente. Nel 1980, la pena di morte inflittagli fu annullata, riconoscendo che la condanna era basata su un’interpretazione ingiusta della legge nazista. Nel gennaio 2008, il Procuratore Generale della Germania annullò ufficialmente la condanna, in base alla Legge sulla riabilitazione delle vittime del regime nazista del 1998, riconoscendo l’ingiustizia del processo.

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Matthew Hall 3.9.24 - 3:40

I feel so bad for him. A hero of people's revolution he never murdered, nor a rape. He was a human being. I am very moved. Maybe he was a saint and intuitively knew somewhat of the terror to humans,the mass murder,the ghettoization of Jews and gypsies,union members ,communists and socialists,and yes their perverse hypocrisy on gay human beings bi sexual human beings. For everyone is aware the nazis were the ones who arrogantly raped to control people they saw a less important and arrogantly allowed the wholesale physical sexual abuse of German boys as young as 10 per mandatory participation in Hitler youth. SOLIDARITY!