È stato presentato ieri, in anteprima mondiale e in Concorso all’81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, La stanza accanto di Pedro Almodóvar, primo storico film in lingua inglese del regista spagnolo, interpretato da Tilda Swinton e Julianne Moore. Al termine della proiezione ufficiale con il pubblico ci sarebbe stata una standing ovation durata ben 17 minuti. Ad oggi la più lunga di questo Festival.

Prodotto da El Deseo di Almodóvar, La stanza accanto è stato girato tra Madrid e New York, con il supporto di Movistar Plus+. Il film è interpretato, tra gli altri, da John Turturro, Alessandro Nivola, Juan Diego Botto, Raúl Arévalo, Melina Mathews, Victoria Luengo e il nostro Alvise Rigo, che dopo l’esordio con Nuovo Olimpo di Ferzan Ozpetek è riuscito a girare un film anche con Almodovar.
“Fare un film completamente in inglese è stato come cominciare una nuova vita”, ha precisato Almodovar in conferenza stampa. “Questo cambiamento aveva bisogno di un veicolo adatto: in questo caso è stato il romanzo ‘What Are You Going Through’ di Sigrid Nunez. Sono rimasto così colpito dal capitolo in cui il personaggio di Julianne Moore, Ingrid, va in ospedale a trovare la sua amica, che ho deciso di sviluppare il filo narrativo a partire da questo punto. Pur essendo un film sull’eutanasia che cerca anche di rispondere ai messaggi di odio sul tema, parlare di morte rimane molto difficile. Personalmente, mi identifico con il personaggio di Ingrid: non comprendo come mai qualcuno che vive debba morire e, per questo, sono infantile, immaturo.”
La stanza accanto, che sarà distribuito nella sale italiane da Warner Bros. Pictures a partire dal 5 dicembre 2024, racconta infatti la storia di una madre imperfetta e di una figlia rancorosa, separate da un grave malinteso. Tra di loro, un’altra donna, Ingrid (Julianne Moore), amica della madre, è la custode del loro dolore e della loro amarezza. Martha, la madre (interpretata da Tilda Swinton), è una reporter di guerra e Ingrid è una romanziera autobiografica. Il film affronta la crudeltà infinita della guerra, i modi molto diversi in cui le due autrici femminili si avvicinano e scrivono della realtà, della morte, dell’amicizia e del piacere sessuale come i migliori alleati nella lotta contro l’orrore. Ma evoca anche i dolci risvegli con il cinguettio degli uccelli, in una casa costruita nel mezzo di una riserva naturale nel New England, dove le due amiche vivono in una estrema e stranamente amabile situazione.
“In questo film abbiamo parlato così tanto della vita che mi sembra che questo film parli davvero di vita più di ogni altra cosa”, ha aggiunto Tilda Swinton in conferenza stampa. “In termini di esperienza e atteggiamento mi sento molto vicina al mio personaggio Martha. Il viaggio di “transizione” verso la morte richiede molta autodeterminazione: riguarda qualcuno che decide di prendere la propria vita e la propria morte nelle proprie mani. Visto in questo modo, questo film è davvero un trionfo. Martha ha un tale senso di avventura e celebrazione della vita: la fede nell’evoluzione è il vero cuore del film.”
E Julianne Moore ha aggiunto.
“Nei film di Pedro Almodóvar puoi sentire il battito del tuo cuore, cosa significhi essere vivi e avere un corpo. Ero così attratta dal mio personaggio Ingrid, che dice a Martha che sì, le starà accanto. E lo fa: impara come essere presente per la sua amica, il che a sua volta la fa sentire più viva. Ciò che è anche fenomenale è la lente attraverso cui Pedro ritrae l’amicizia femminile tra donne più grandi, così poco rappresentata nei film, e le profondità autentiche della loro relazione. L’importanza di questo si riflette sulla mia relazione con Tilda Swinton: siamo diventate molto vicine, anche nelle cose più banali”.
Ma come è stato accolto The Room Next Door dalla stampa italiana e internazionale?
“È un film malinconico La stanza accanto, ma che non rinuncia al senso dell’umorismo: proprio ridendo della morte, Martha, Ingrid e Almodóvar la esorcizzano. Laddove la dipartita di Martha potrebbe essere un momento tristissimo e cupo, diventa il trionfo del libero arbitrio, dell’intelletto umano, dell’amore per la bellezza“, scrive Valentina Ariete per Movieplayer.
“Una grande Tilda Swinton per un Almodóvar che fa i conti con la morte”, aggiunge Lorenzo Meloni su Badtaste.
“Il primo film in inglese di Pedro Almodóvar è la più ottimista delle tragedie. La stanza accanto è palesemente un film senile, cioè un film che non ha l’audacia visiva del passato, le esagerazioni e gli apici visivi dei suoi film più noti ma invece si basa più sul dialogo, sui volti e sul confronto verbale. Proprio però la scrittura è ciò che lo rende un film bellissimo e complicato“, scrive Gabriele Niola per Wired.
“Un film che evita assolutamente retorica e la lacrima facile, fino al punto di rischiare una certa algidità. Fortuna che ci sono Swinton e Moore a deliziare con il loro talento”, si legge su Comingsoon a firma Mauro Donzelli.
“Una nitida partitura che prende di petto la morte. Almodovar affronta di petto, ma con grande pudore e una misura di ironia e leggerezza, il tema della nostra impermanenza su questa terra e della nostra possibilità di scelta su come dire basta”, scrive Paola Casella su MyMovies.
“C’è la malinconia per la fine imminente, è vero, ma non mancano nemmeno l’ironia, il paradosso, il dubbio, la meditazione cosciente sullo stato in cui versa il mondo. La stanza accanto è un’opera che guarda con diffidenza alle ipocrisie del presente (inevitabile la frecciatina contro le derive della cultura woke), lasciando trasparire una disillusione amareggiata e rassegnata”, scrive Lorenzo Pedrazzi per Screenweek.
” Più che un film terminale, The Room Next Door è una porta aperta che ci appare come il tassello di un’opera coerente, non solo nel suo prendere posizione sul mondo attraverso il racconto delle passioni ma anche, proprio alla luce degli ultimi film, nel suo tentativo di mettere ordine al caos, riallacciare i fili spezzati, fare pace con il passato per incaricarsi della speranza futura“, si legge su Cinematografo.it a firma Lorenzo Ciofani.
“Almodóvar tesse una storia meravigliosa e fragile sulla vita e la morte“, aggiunge il britannico The Guardian.
“Tilda Swinton offre un’interpretazione monumentale“, sentenzia Variety.
“Pedro Almodóvar offre un film riflessivo e vitale su un argomento che fa riflettere”, si legge su Deadline.
“Nonostante due protagoniste affascinanti, il dramma sull’eutanasia di Pedro Almodóvar avrebbe potuto beneficiare di più consulenza americana a livello di sceneggiatura“, scrive Indiewire.
“Un dramma sul fine vita meticoloso e commovente“, si legge su ScreenInternational.
“Tilda Swinton e Julianne Moore salvano l’irregolare debutto in lingua inglese di Pedro Almodóvar“, scrive l’Hollywood Reporter.
“Pedro Almodóvar non trova la vita nel contemplare la morte”, conclude The Wrap.


