
Gli eroi in questione sono il classico Giovanardi, l’imbarazzante Gasparri, il semprevergine Formigoni e l’astro nascente dell’omofobia di palazzo, Lucio Malan. Quest’ultimo dice di aver letto gli Elementi di critica omosessuale, riportando le frasi incriminate del libro in cui l’autore inneggerebbe ai rapporti pedofili. Credo che su questo occorra fare molta chiarezza, sia rispetto al pensiero stesso di Mario Mieli sia in merito all’obiettivo dei parlamentari in questione.
In primo luogo: Mieli non era pedofilo. La psicologia di allora (era il 1977) condannava l’omosessualità come perversione e per opporsi a quelli che l’autore chiamava “psiconazisti”, riabilita tutte le parafilie: coprofagia, zoofilia, necrofilia e sesso con i minori. Il punto di partenza era però estremamente diverso, rispetto a quello che vogliono farci credere i nostri “fantastici quattro”. Mieli, infatti, non teorizzava la libertà dell’adulto di abusare a suo piacimento del minore. Era semmai l’individuo sessualmente libero a poter disporre del suo corpo sin dalla più giovane età.

Al di là del pensiero dell’autore degli Elementi, cerchiamo di capire l’assurdità del procedimento culturale portato avanti dai signori sopra menzionati. Partendo da alcune evidenze. Il testo incriminato è stato pubblicato prima da Einaudi e poi da Feltrinelli, case editrici di comprovata professionalità. Ammettere che Mieli fosse un teorico della pedofilia significa screditare in primo luogo chi lo ha pubblicato. Fossi nei responsabili delle case editrici, agirei nelle sedi opportune contro quello che si profila come reato di diffamazione.
Ancora sui senatori in questione, così attenti su quanto accade altrove, ma forse un po’ distratti in casa loro: ricordate il famoso convegno omofobo di Milano con tanto di marchio Expo? C’era un prete, tale don Inzoli, tra i partecipanti, incriminato per atti pedofili. E chi c’era seduto vicino a lui, una fila davanti? Proprio il senatore Formigoni. Prima di chiedere al presidente del Consiglio spiegazioni sul Mieli, forse dovrebbe capire chi fa certi inviti a convegni ai quali lui stesso partecipa, sempre se vuole apparire credibile.

E a proposito di testi citati: la condanna all’omosessualità risale all’episodio biblico di Sodoma. Cosa riporta quel testo? Lot, presagendo che i suoi concittadini vogliono stuprare gli angeli mandati da Dio, dice: «No, fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini» (Genesi 19, 7-8). Se volessimo ribaltare i termini della questione e giocare a citare passi decontestualizzati, ne consegue che la Bibbia è un testo che teorizza (e sacralizza) lo stupro. Sempre in Italia, per altro, esiste tale “Gruppo Lot” a favore delle teorie riparative che ha partecipato alla famigerata 
Ricapitolando: il Mieli è famoso a Roma per il suo impegno civile in ambiti quali salute, contrasto al bullismo omofobico, assistenza carceraria, promozione della cultura, ecc. Ha un curriculum che parla da sé. L’azione politica dei quattro senatori sembra invece orientata a gettare discredito sulle persone LGBT, con pretesti e inesattezze, con l’unico scopo di affossare le unioni civili. Questi i fatti, davanti agli occhi di chiunque. È oggettivamente grave, infine, che per impedire che gay e lesbiche abbiano diritti di base, siano dipinti come potenziali violentatori di infanti. Criminale, oserei dire. E di questo qualcuno, prima o poi, dovrà risponderne.

