Non aveva mai vinto Cannes, Venezia e/o Berlino, ovvero i 3 principali Festival del Cinema del mondo. Quel tetto che sembrava inspiegabilmente indistruttibile è finalmente crollato sabato sera, quando Pedro Almodovar ha conquistato il Leone d’Oro dell’81esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia grazie a La Stanza Accanto, suo primo film in lingua inglese.
Il leggendario regista, fino ad oggi vincitore di due premi Oscar, cinque premi BAFTA, due Golden Globe e altrettanti Emmy Awards, 6 European Film Awards, il premio per la miglior regia e quello per la sceneggiatura a Cannes e 7 Goya, sarà a dicembre nelle sale d’Italia con la sua ultima fatica interpretata da Tilda Swinton e Julianne Moore.
Un film che “parla di solidarietà, ma anche del poter decidere sulla fine della propria vita, un diritto dell’essere umano. E proprio sul piano umano la questione va affrontata. I governi devo legiferare perché si possa scegliere, i fedeli di qualunque religione devono rispettare le decisioni. Dobbiamo essere padroni della nostra esistenza. In Spagna sull’eutanasia c’è una legge, la vorrei in tutto il mondo”, ha sottolineato il grandissimo Pedro a LaRepubblica e alla stampa veneziana dopo il Leone conquistato tra gli scroscianti applausi della Sala Grande del Lido.
Un argomento talmente delicato e così importante da portare Almodovar a mutare il suo stile, evitando sentimentalismi. “Volevo un film profondo, austero. Per la tematica e per il personaggio di Martha, padrona della sua vita, che decide per l’eutanasia attraverso un atto pieno di vitalità. Dai tempi di Julieta, cinque anni fa, la mia narrativa è cambiata: più contenuta, meno barocca. Oggi mi identifico più in questo. Da giovane ho fatto film folli, oggi sono pacificato, va bene così”.
Una presa di posizione politica, quella presa dal regista di Parla con Lei, che guarda con preoccupazione al ritorno dell’estrema destra in Spagna firmata Vox, partito “alleato” di Giorgia Meloni.
“Non sono un attivista ma ho sempre detto la mia. Oggi mi ritrovo in una posizione belligerante verso la politica in Spagna. Negli ultimi vent’anni la destra è tornata a mostrare il suo volto, orrendo, oscuro, feroce. Qualcosa che pensavamo finito per sempre. C’è il rischio di perdere le libertà conquistate. Occorre contrastare l’odio che inquina la vita politica, la paura e la democrazia sono parole che non possono coesistere. C’è una destra che agisce in modo selvaggio, con insulti e fake news, Pedro Sánchez e il suo entourage devono fronteggiare questa muraglia. Penso al problema dei migranti, che avete anche voi italiani, bambini soli che attraversano il mare sulle barche e vengono spacciati come invasori, gli si manda contro la Marina per bloccarli. Bisogna unirci contro questa narrazione, vanno protetti i diritti fondamentali, vedo l’assalto all’aborto, vanno protette la legge sull’eutanasia, la memoria storica, la sanità, l’educazione pubblica: tutti questi diritti sono in pericolo”.
In quasi mezzo secolo da regista, il Cinema di Almodovar è cambiato così come sono mutate le critiche nei suoi confronti, con il paradosso di aver fatto passi indietro sul piano della censura con il passare del tempo.
“Ho sempre accettato le reazioni ai miei film, sono un segno che sono vivo e lo è chi li vede, anche se non li apprezza. Negli anni Ottanta ho fatto film di grande successo, scandalizzavano tanta gente e lo accettavo. Incassavano, funzionavano e potevo lavorare. Non piacere a una parte del Paese non è mai stato un dramma. Non sono incorso in grossi problemi o denunce, anche se mi rendo conto — e me lo dice chi rivede i miei film in tv — che oggi per i miei titoli sarebbe più difficile trovare una distribuzione. Con il tempo abbiamo perso libertà. Penso alla reazione forte al mio Madri parallele: non vogliono risvegliare la memoria storica, né che si parli degli scomparsi durante la Guerra civile. Negli Ottanta la Spagna sembrava più unita, forse perché la destra si era nascosta, teneva un profilo basso in attesa di vedere cosa sarebbe successo. Ora, col nuovo secolo, con Trump e le varie forme di destra estrema, tutto è cambiato“.
La Stanza Accanto, dal 5 dicembre nei cinema d’Italia, segue la storia di una madre imperfetta e di una figlia rancorosa, separate da un grave malinteso. Tra di loro, un’altra donna, Ingrid (Julianne Moore), amica della madre, è la custode del loro dolore e della loro amarezza. Martha, la madre (interpretata da Tilda Swinton), è una reporter di guerra e Ingrid è una romanziera autobiografica.
Il film affronta la crudeltà infinita della guerra, i modi molto diversi in cui le due autrici femminili si avvicinano e scrivono della realtà, della morte, dell’amicizia e del piacere sessuale come i migliori alleati nella lotta contro l’orrore. Ma evoca anche i dolci risvegli con il cinguettio degli uccelli, in una casa costruita nel mezzo di una riserva naturale nel New England, dove le due amiche vivono in una estrema e stranamente amabile situazione.
Almodóvar, tras ganar el León de Oro en Venecia: “Es mi respuesta a los discursos de odio en España. A favor de la solidaridad absoluta, la empatía… contra tanto negativo. Una España grande no está por la labor. Los bulos deberían tener penalización” https://t.co/HOOTyabBTK pic.twitter.com/TBQcKHtTBP
— El País Cultura (@elpais_cultura) September 8, 2024

