Referendum per la cittadinanza, ecco perché da persona LGBTQIA+ dovresti firmarlo

In ottica intersezionale, il tema della cittadinanza - sebbene cruciale per chiunque - assume una dimensione ancor più drammatica per le persone queer straniere.

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Anche Gay.it scende in campo a favore del referendum per la riforma della legge sulla cittadinanza, già promosso da una vasta rete di associazioni, partiti e personalità del mondo civile. Una questione di inclusione e giustizia sociale, temi intrecciati indissolubilmente alla nostra battaglia. Di cosa si tratta?

Per ottenere la cittadinanza italiana, al momento, il nostro paese prevede un termine di 10 anni di residenza continuativa per chi proviene da un Paese extra-UE, un requisito che penalizza fortemente milioni di persone che, pur vivendo stabilmente in Italia, sono escluse da un diritto fondamentale.

Dal 1865 al 1992, la legge prevedeva che bastassero 5 anni di soggiorno legale, ma la riforma del 1992 ha allungato questo periodo, rendendo l’acquisizione della cittadinanza un percorso decisamente più lungo e complesso. L’obiettivo è quindi di tornare a quel termine iniziale, allineandosi così alle normative di diverse altre nazioni europee.

In ottica intersezionale, il tema della cittadinanza – sebbene cruciale per chiunque – assume però una dimensione ancor più drammatica per le persone LGBTQIA+ straniere, per cui il mancato riconoscimento legale si traduce in una vita segnata dall’incertezza e da una maggiore esposizione alle discriminazioni.

Significa non poter accedere ai diritti civili fondamentali che noi diamo per scontati, come il riconoscimento legale dell’unione civile, aspetto particolarmente grave per le coppie binazionali, che si trovano ad affrontare una burocrazia complessa e spesso punitiva, o per le persone transgender, per cui la mancanza di cittadinanza può comportare difficoltà insormontabili nel riconoscimento della transizione a livello giuridico. Il che dà vita a episodi drammatici.

L’invisibilizzazione delle persone straniere nella comunità LGBTQIA+ è infatti un tema che torna in numerose occasioni anche nella nostra cronaca, seppure la lotta di milioni di persone per ottenere un riconoscimento legale e sociale dal paese in cui sono nate e cresciute, o in cui vivono ormai da diversi anni, è spesso ignorata dalle istituzioni.  Senza cittadinanza, d’altronde, gli stranieri LGBTQIA+ non possono partecipare alla vita politica del paese, rimanendo esclusi da tutti quei processi decisionali che influiscono direttamente sulle loro vite.

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Considero l’ottenimento della cittadinanza italiana anche dal punto di vista dell’appartenenza all’Unione Europea, poiché accedere allo spazio comunitario significa entrare in una delle poche aree del mondo dove i diritti delle persone LGBTQIA+ sono maggiormente tutelati, nonostante le limitazioni che ben conosciamo – spiega Matteo Di Maio, responsabile del tavolo LGBTQIA+ di +Europa – “Inoltre, ritengo che questo referendum debba essere sostenuto nell’ottica dell’intersezionalità, ma soprattutto per la visione che vogliamo costruire per il nostro paese e il suo futuro.

Si ripropone il solito schema: da una parte troviamo chi porta avanti battaglie non solo conservatrici, ma spesso reazionarie, e dall’altra chi sostiene questo referendum come primo passo verso una riforma complessiva della legge sulla cittadinanza in Italia. Sogniamo una società italiana ed europea più aperta, inclusiva, e non chiusa in visioni retrograde”. 

Estendendo la visuale, si tratta quindi di una questione che riguarda oltre 2 milioni di cittadini stranieri residenti in Italia, inclusi circa 500mila bambini e bambine nati o cresciuti qui, che al momento rimangono cittadini di serie B. Bambini che, nonostante abbiano vissuto in Italia per tutta la vita, sono trattati come stranieri, con tutte le limitazioni che ne derivano.

Tra le associazioni promotrici del referendum ci sono realtà impegnate su fronti simili, come Libera, ARCI, ActionAid, Oxfam, e CittadinanzAttiva, insieme a +Europa, Possibile, i Radicali italiani e Rifondazione Comunista, ma anche personalità singole tra cui Emma Bonino, Don Luigi Ciotti, Mimmo Lucano e Roberto Saviano. L’obiettivo è quello di raccogliere almeno 500mila firme entro il 30 settembre per portare il quesito referendario al voto popolare. Una sfida trasversale che tocca le corde di chiunque abbia a cuore il futuro democratico e inclusivo dell’Italia.

Con un breve iter telematico e completamente gratuito, è possibile quindi sostenere l’iniziativa. Per firmare, basta accedere alla sezione Referendum e iniziative popolari del sito web del Ministero della Giustizia, utilizzando SPID o la carta di identità elettronica.

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