Danza e omofobia: “Balla e tromba”, ma solo se sei eterosessuale, lo strano intervento di Ferruccio Galvagno, presidente CIDS

Prima l'attacco più o meno velato alla comunità LGBTQIA+, poi le scuse, le ritrattazioni, le teorie del complotto: il mondo della danza ha davvero ancora bisogno di questo?

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La danza come strumento di rafforzamento del paradigma binario? Secondo Ferruccio Galvagno – ex ballerino professionista e socio fondatore della Federazione Italiana Danza Sportiva (FIDS) nel 1996, nonché presidente della stessa nel 2001, prima di essere radiato nel 2011 e poi amnistiato nel 2018 – sembra proprio di sì.

Lo ha chiarito senza mezzi termini nell’inquietante scroscio d’applausi di una platea di 800 persone, durante il Congresso MIDAS di Riccione, tenutosi il 9 e 10 settembre. Un evento di rilievo nazionale rivolto ai maestri di danza sportiva italiani, in cui rappresentava il CIDS – Coordinamento Italiano Danza Sportiva. 

Riusciremo anche noi a fare un progetto per ricostruire. Non c’è niente di basato sullo iusnaturalis come le danze di coppia – sbraita Galvagno dal palco – un uomo e una donna sono il combattimento contro il genderless, contro il rincoglionimento totale di gente che non capisce più niente. Usciamo da questa roba qui. Ma cosa c’è di più bello che andare a ballare e conoscere qualcuno. Io voglio fare un logo ‘Balla e tromba’”.

 

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Insomma, con uno sproloquio che si addice più a un Cinepanettone che a un autorevole incontro tra professionisti, anche Galvagno si inserisce in quel filone di polemiche in cui ogni occasione diventa un pretesto per scagliarsi – più o meno velatamente – contro la terrificante ideologia gender, anche senza alcuna provocazione. Salvo poi scusarsi profusamente, ma solo dopo le dichiarazioni pubbliche di alcuni colleghi, immediatamente dissociatisi dal contenuto dell’intervento.

Come ben si evince tuttavia dalle scuse fornite in prima battuta da Galvagno, la radice della polemica gli è totalmente sfuggita – se volutamente o no, non ci è dato sapere – poiché nel lungo mappazzone pubblicato su Facebook per “riparare al danno”, RIGOROSAMENTE IN CAPS LOCK, non fa alcun cenno alle tematiche di genere, né tantomeno alla comunità LGBTQIA+ verso cui quel “rincoglionimento genderless” era chiaramente rivolto. Anzi, sembra quasi addossare la colpa a chi si è offeso, in quanto non avrebbe compreso il “contesto goliardico” del suo intervento.

Al congresso del CIDS mi sono espresso male, facendo una battuta infelice e volgare, e alcune persone si sono giustamente risentite. Mi scuso perché, sebbene la maggioranza dei presenti, come molti mi stanno scrivendo, abbia capito lo spirito goliardico, non era mia intenzione offendere nessuno, ma semplificare la questione del perché le danze di coppia stiano diminuendo. Se anche una sola persona si fosse giustamente risentita, le mie scuse le giungano dal profondo del cuore.

Chi fa sbaglia, e io ho sbagliato! Le persone per bene, quando sbagliano, si scusano e cercano di imparare la lezione, come io sto facendo. Vedendo molti amici dissociarsi giustamente con tanto di dichiarazione video pubblica da ciò che hanno giudicato inaccettabile, ho compreso profondamente il mio errore e mi scuso con loro e con tutti i presenti. Qualche dubbio, al contrario, ce l’ho nel vedere la campagna organizzata e strumentale, dove più persone leggono lo stesso testo, ma non cambia la sostanza del mio errore. Scusatemi, vi voglio bene e vi ringrazio per aver partecipato al congresso”.

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Ammenda che non è apparsa del tutto sincera neanche a Pierluigi Sarzi, presidente di UNICA – associazione che si occupa di abbattere le barriere d’accesso alla danza sportiva – che ha definito l’intervento di Galvagno un “oltraggio gravissimo”. Proprio perché “non è tanto il modo in cui si è espresso, quantopiù il fatto che quelle cose le pensasse veramente, visto che non è nuovo ad altre sparate, ad esempio, sulle donne“.

Quello che più di tutto ci preoccupa – continua Sarzi – è il fatto che il signor Galvagno, per il ruolo che riveste, rappresenta la danza e di conseguenza i Maestri e le scuole di danza, frequentate quotidianamente da migliaia di bambin* e adolescenti nel nostro paese. Ci chiediamo quindi come sia possibile che la danza, che dovrebbe essere una disciplina inclusiva per indole e storia, possa invece rischiare di essere associata a quel tipo di dichiarazioni”.

In un ambiente fluido e dinamico come quello della danza, effettivamente, era forse lecito aspettarsi tutto fuorché un intervento di questo genere da parte di una figura ancora rilevante nel panorama sportivo. Specialmente in un periodo storico dove esternazioni di questo tipo, consapevoli o non, sono una chiara presa di posizione politica. 

Eppure, Galvagno è tornato a difendersi, il giorno successivo, con una videorisposta di 24 minuti su Facebook, in cui ha accusato UNICA di aver orchestrato una campagna contro di lui a seguito di un suo rifiuto a una collaborazione.

Senza addentrarsi nelle questioni personali tra i due soggetti, appare chiaro che Galvagno abbia cercato di spostare l’attenzione su un conflitto diverso, evitando così di affrontare il problema principale: la gravità delle sue affermazioni e il loro impatto sulla comunità LGBTQIA+. Questione che sembra non interessargli più di tanto, date le dichiarazioni a chiusura del soliloquio.

Stavo cercando di spiegare, anche se in modo inadeguato, come si possano sviluppare le danze di coppia, considerando che la maggior parte dei maestri presenti ha scuole specializzate in queste discipline. Non volevo offendere nessuno, era solo una battuta. Seguendo però la logica di alcuni, quando si parla di anatomia a scuola, dovremmo incarcerare gli insegnanti per aver nominato il pene o la vagina. È come se non potessimo più parlare di certi argomenti: viviamo in un’epoca di no sex, ma la biologia non può essere ignorata. Ripeto, la mia battuta è stata pessima e mi scuso sinceramente con chi si è sentito offeso. […] Tuttavia, l’idea di un pensiero unico, di una ‘psicopolizia’ che mi dice cosa posso dire, mangiare o utilizzare come medicina, mi spaventa. È un mondo distopico che mi fa paura”.

Come se la biologia, d’altronde, avesse qualcosa a che vedere con il genere.

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