Lo scandalo Hollywood che vede protagonista Puff Diddy assume sempre più contorni abominevoli e si configura come un pozzo nero di abusi, violenze, tratta di esseri umani, sfruttamento sessuale (anche) di minorenni, coinvolgimento di cordate di escort e sex worker, sostanze stupefacenti. Se qualcuno cercava la storia delle storie per una narrazione truculenta degli eccessi dello star system, eccolo servito. E la solidale salvezza offerta da Justin Bieber al suo amico d’infanzia Jaden Smith, figlio di Will Smith, scampato alla morsa di Diddy grazie a Justin, è soltanto un aspetto tenero e rassicurante, di una vicenda torbida, violenta, a tratti rivoltante. Sono le parole di Justin, in una canzone recente, a darci il senso più intimo e doloroso di questa storia:
E tutti mi hanno visto malato/ E sembrava che nessuno si preoccupasse/ Hanno criticato le cose che ho fatto da … bambino/ E se avessi tutto/ Ma nessuno da chiamare?/ Forse allora mi riconosceresti/ Perché ho avuto tutto/ Ma nessuno mi ascolta/ E questa è solo solitudine.
(testo di “Lonely” scritto da Justin Bieber nel 2021)
Come già anticipato lo scorso marzo da Gay.it, la nostra bandiera di riferimento è infatti proprio Justin Bieber, grazie soprattutto al video che lo vede impacciato quindicenne alle prese con l’ascendente carismatico di Puff Diddy in una scena che oggi assume prospettive rabbrividenti (video).

La popstar canadese, in tempi non sospetti, e cioè già nel 2015-16, aveva rilasciato alcune velate allusioni al serpeggiare di un sistema di sfruttamento di minori, sessualizzati fino a sfociare nel conclamato crimine di pedofilia. Il grido di allarme del povero Bieber, all’epoca meno che ventenne (classe 1994), era apparso ai più come il capriccio ostentato di una teen-icon a caccia di attenzione. Di più: alcune tesi complottiste, di quelle che mettono insieme terrapiattismi e paranoie geo-politiche, avevano ingoiato gli allarmi di Bieber nel tritacarne del rinomato Pizzagate, teoria del complotto diffusa nel 2016, secondo cui politici americani gestivano un traffico di minori in una pizzeria di Washington. Le parole di Bieber erano sostanzialmente state banalizzate dalle cospirazioni anti-democratiche.
E invece, come si dice, aveva ragione Justin Bieber. In queste ultime ore infatti Tony Buzbee, avvocato di Houston, Texas, si è fatto avanti in rappresentanza di oltre 100 persone per una causa collettiva contro Sean “Diddy” Combs, già ormai da mesi accusato di traffico sessuale. Buzbee sostiene le accuse di 120 vittime che affermano di essere state drogate con xilazina, un tranquillante non approvato dalla FDA per uso umano. Le vittime sarebbero poi state abusate sessualmente da Diddy e/o da suoi collaboratori. Le persone oggetto di violenza sarebbero 60 uomini e 60 donne. Le accuse contemplano anche lo sfruttamento sessuale di minorenni. Diddy respinge tutte le accuse.
Lo schema criminale prevedeva eventi “Freak Offs“, collaterali ai famosi White Party di Diddy, nei quali, a quanto dice l’accusa, Sean Combs avrebbe fatto pesare la propria influenza e il proprio potere nell’industria discografica al fine di convincere vittime di genere femminile a esibizioni sessuali, sotto l’effetto di sostanze psicotrope (xilazina), con il coinvolgimento di giovani e/o aspiranti star, sex worker / escort maschili e femminili.
Houston Public Media riporta le testuali parole dell’avvocato Buzbee:
“Quando l’intruglio di xilazina mescolata a qualche bevanda fa effetto, gli autori eseguono ogni tipo di atto sessuale sulle vittime, quindi fanno girare la bibita in giro ad altre persone volte passandola in giro mentre altre persone guardano e si godono lo spettacolo e poi lasciano la vittima in balia della propria vergogna, confusa, ferita, mentre si interroga su cosa sia successo”

L’indagine su Diddy, da quel famoso marzo in cui Gay.it riportò quanto raccontavano alcuni, timidi media americani, si è allargata su nuovi fronti. Ogni persona, del resto, ha la propria peculiare storia di sofferenza da raccontare. Per esempio, ad Agosto una donna della contea di Harris ha presentato una causa separata contro Combs, sostenendo di essere stata aggredita da Diddy sessualmente e quindi violentata a New York nel 2001.
Perché l’industria di Hollywood e dell’intero star system ha continuato a omaggiare Diddy e a dare credito alla sua influenza artistica e discografica?
Le star di Hollywood che partecipavano ai White Party di Diddy sapevano? Come hanno potuto partecipare a feste nelle quali – come appare oggi sempre più evidente – c’erano persone abusate al fine di soddisfare le richieste sessuali di persone potenti e famose? I nomi coinvolti, o quantomeno emersi dalle indagini ad oggi, sono altisonanti: pare che sia Usher, sia Ne-Yo fossero presenti durante alcuni episodi analizzati dagli inquirenti. Proprio Usher, mentore di Justin Bieber, aveva spinto il 15enne Justin in una 48ore non-stop in compagnia di Diddy. Nominati anche Naomi Campbell, Leonardo DiCaprio, Paris Hilton, Jennifer Lopez, Asthon Kutcher, Sarah Jessica Parker, Mariah Carey. Voci piuttosto accreditate sostengono anche che nel divorzio tra Ben Affleck e JLo, l’FBI abbia chiesto di sequestrare alcuni videotape controversi provenienti dai party di Diddy nei quali appare Lopez: l’inchiesta Diddy avrebbe infatti accelerato il divorzio tra i due, inducendo Affleck a prendere le distanze dalla sua ex moglie e dal suo passato che riemerge.

E Oprah Winfrey? Come ha potuto mostrare sostegno pubblico a Diddy in così tanti eventi (una volta persino al Met Gala)? Se lo chiedono molti media americani e dev’esserselo chiesto anche Hillary Clinton quando ha parlato di un possibile scandalo che cambierà il corso della campagna elettorale tra Trump e Harris: Hillary si riferiva allo scandalo Diddy che sta ingoiando decine di star che sostengono Kamala Harris?
Le sorelle Kardashian hanno partecipato regolarmente ai party di Diddy: cosa potrebbero raccontare, se e quando saranno chiamate alla sbarra a testimoniare? Anna Wintour, così vicina a Diddy nei suoi tentativi di accreditarsi nel fashion system, davvero non aveva alcuna idea del traffico di crimini che aleggiava intorno al rapper?
Il magazine soul/hiphop/black XXL ha raccontato ieri che il producer Rodney “Lil Rod” Jones ha presentato un fascicolo di 73 pagine contro Diddy, accusandolo di violenze sessuali e molestie durante la registrazione dell’album “The Love Album: Off The Grid“. Tra i nomi citati, ci sono Cuba Gooding Jr e Yung Miami, accusati di abusi sessuali, mentre Usher e Meek Mill sono stati menzionati per presunti rapporti sessuali con Diddy. Meek Mill ha negato con forza sui social, e anche la difesa di Diddy è intervenuta prontamente.
Delle 120 persone rappresentate invece dall’avvocato Buzbee, emerge oggi che circa 25 erano minorenni quando sarebbero state abusate da Sean Combs Diddy. Una delle vittime sarebbe un bambino di 9 anni, che avrebbe fatto un provino per un contratto discografico a New York City. Durante quel provino, a quanto riferisce l’avvocato di Houston, Diddy avrebbe abusato sessualmente del bambino, dietro la promessa fatta a lui e ai suoi genitori di un imminente contratto discografico. Diddy respinge anche queste accuse, ma qualcuno scrive: non uscirà mai più di prigione.
A questo punto, pian piano, si congiungono alcuni punti. Justin Bieber fu utilizzato nel 2010 come specchietto per le allodole? Diddy realizzò il famoso video con Justin al fine di sedurre mediaticamente minorenni che avrebbero voluto calcare le orme di gloria e successo di Justin? O c’è dell’altro e cioè che Diddy ha abusato dello stesso Bieber?
Justin Bieber aveva già ammesso di aver avuto incontri privati sia con Meek Mill, sia con Diddy. Nella narrazione delle proprie disavventure depressive, negli ultimi anni Bieber ha pubblicamente esposto il suo percorso di auto-distruzione, le sue lotte contro la dipendenza da droga e da sesso, rendendo la rivelazione sugli incontri con Diddy parte di una narrazione più ampia. Tuttavia, ad oggi, Bieber non ha mai accusato direttamente Diddy, né Meek Milk. Da poche settimane Bieber sembrava aver trovato finalmente serenità con sua moglie Hailey e con loro figlio Jack Blues, nato il 24 Agosto di quest’anno. I traumi di un’infanzia di clamoroso successo e talento, ma anche di abissi depressivi e probabili abusi subiti, sembrano tuttavia riemergere proprio ora: chi conosce il coraggio messianico di Justin Bieber, e ascolta le sue canzoni sempre più cariche di messaggi spirituali, è pronto ad ascoltare presto la versione di Bieber.
Sono almeno due, del resto, le prove provate della volontà di Bieber di farse “redentore” e salvare due giovani star dalle grinfie dell’organizzazione criminale guidata da Diddy: il suo amico Jaden Smith, come già raccontato ampiamente da Gay.it, ma anche Billie Eilish, che Justin aveva espressamente voluto proteggere dalla pressione mediatica, ma non solo. Parlando dell’ascesa rapida di Billie, che da bambina era una belieber (nome dei fan di Justin), Bieber aveva fatto riferimento ai grandi ostacoli dell’industria dell’intrattenimento e si era mostrato assai emotivo, parlando non solo del peso dell’esposizione pubblica, ma anche della pericolosità di alcuni rapporti umani.
Se dal punto di vista legale è ormai certo che Justin sarà chiamato, come sicuramente Usher e Meek Milk, a testimoniare – mentre ad oggi non è detto che tutte le altre star coinvolte dai media finiscano alla sbarra dei testimoni – bisogna ricordare con onestà intellettuale il messaggi che inviò un giovanissimo Justin Bieber al mondo intero, quando quel ragazzino, che era stato povero e che era cresciuto in uno scantinato canadese, prese il coraggio in mano: e parlò della troppa curiosità morbosa e sessuale verso i minorenni dell’industria discografica.
Un tema su cui Bieber sembra essere tornato più recentemente, con il brano “Lonely“ dall’album “Justice” (lo stesso titolo dell’ultimo album di Bieber racconta molto dello stato d’animo della popstar negli ultimi anni).
And everybody saw me sick/ And it felt like no one gave/ They criticized the things I did as a … kid/ What if you had it all/ But nobody to call?/ Maybe then you’d know me/ ‘Cause I’ve had everything/ But no one’s listening/ And that’s just lonely
E tutti mi hanno visto malato/ E sembrava che nessuno si preoccupasse/ Hanno criticato le cose che ho fatto da … bambino/ E se avessi tutto/ Ma nessuno da chiamare?/ Forse allora mi riconosceresti/ Perché ho avuto tutto/ Ma nessuno mi ascolta/ E questa è solo solitudine.
testo: Justin Bieber – musiche e produzione Benny Blanco e Finneas – etichette Def Jam Recordings e Friends Keep Secrets
A quell’industria che lo aveva reso ricco e famoso, Bieber inviò già a sedici anni messaggi di accuse. Nessuno gli diede retta. Diddy ora è in prigione, ma è davvero soltanto Diddy l’unico responsabile di questa sconcertante storia?
