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Dalîlah canta la sua rinascita in “Spike Lee” – Guarda il videoclip ufficiale

"Questo brano per me rappresenta una rinascita, una conquista personale".

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Anima libera, voce magnetica e occhi profondi che ti conquistano come la terra magica (la Sardegna, ndr.) che l’ha vista nascere.

Dalila Sanna, in arte Dalîlah, nel suo nuovo brano “Spike Lee” racconta di come a volte ci si senta piccoli, inadeguati, fuori luogo anche quando così non è:

“Questo brano è nato perché un giorno ho recuperato un vecchio hard disk e mi sono messa a riascoltare un po’ di materiale che avevo buttato giù in passato e che avevo accantonato. Così, mi sono ritrovata ad ascoltare una prima bozza di Spike Lee, di cui mi ero dimenticata completamente l’esistenza, e ho notato che quella strofa, quel bridge e quel ritornello buttati giù anni prima mi suscitavano esattamente le stesse emozioni di quel momento. È come se, da un momento all’altro, mi fossi catapultata in quel periodo della mia vita, in quelle sensazioni che provavo. Così ho deciso di riprendere in mano il brano e di completarlo. Ed è nata Spike Lee”, ci ha raccontato Dalîlah.

Un singolo esplosivo, dal tono melanconico e allo stesso tempo sognante, e dal sapore pop-reggaeton, in cui le paranoie che siamo soliti farci quando la vita non va come vorremmo diventano dei veri e propri film, alla stregua di quelli di Spike Lee (regista statunitense, ndr.).

Un brano scritto a quattro mani dalla vecchia e la nuova Dalîlah che rappresenta per lei una vera e propria rinascita:

“Per me “Spike Lee” rappresenta una rinascita, perché è un po’ come se la me di adesso e la me di qualche anno fa si abbracciassero, e si dicessero: “Guarda: ce l’hai fatta a superare determinate cose”. Quindi per questo per me questo pezzo rappresenta una rinascita, una conquista personale”, ci ha raccontato Dalîlah.

Dalîlah - Dalila Sanna canta "Spike Lee"
Dalîlah – Foto: Instagram @dalilah__official / ph. Pierpaolo Pileri
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Dalîlah vince la sindrome del brutto anatroccolo in “Spike Lee”

D’altronde, si sa, la sindrome del brutto anatroccolo può colpire tuttə, come ha raccontato proprio Dalila Sanna ai colleghi di Sky TG24 in occasione dell’uscita del suo brano “Spike Lee”:

“Ho vissuto la sindrome del brutto anatroccolo sin da piccola, ero la bambina un po’ particolare con un carattere introverso e troppo, troppo sensibile. Ora so chi sono, come sono e sono fiera della persona che sono diventata, anche grazie a quello che sono stata”.

Ora, però, la musica l’ha aiutata a capire meglio se stessa e ad abbattere tutti i tabù che la tenevano intrappolata in una persona nella quale non si riconosceva più:

“Per me la musica, da persona introversa, rappresenta tutto. Banalmente, che poi banale non è, la musica è il modo più forte che ho per esprimermi. Delle volte, nonostante oggi abbia acquisito più sicurezza in me stessa, faccio ancora fatica ad esprimere ciò che penso. Quando scrivo, invece, mi viene tutto più semplice. Poi, la musica mi aiuta a buttare fuori le emozioni che sto provando, a parlare, a esprimermi liberamente. E se invece penso alle mie canzoni, ognuna a modo loro, mi hanno aiutato a prendere atto e coscienza di determinate cose, di me, e quindi sostanzialmente mi hanno permesso di conoscermi meglio. E questo è successo anche con “Spike Lee””.

Ma forse è proprio questa la forza della musica: ci permette di esprimere ciò che sentiamo dentro, ci fa sentire liberi e ci fa amare per ciò che siamo. E proprio per questo “Spike Lee“, oltre ad essere un brano dalle sonorità pop-reggaeton che rimane immediatamente impresso nella mente, riesce a catturare l’attenzione: è catchy perché racconta di una fase della vita che tuttə, prima o poi, attraversiamo.

Buon ascolto!

Dalîlah – “Spike Lee“: ascolta il brano

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