Partecipare al Pride per la prima volta può generare qualche dubbio, soprattutto se non si sa bene cosa aspettarsi. È del tutto normale. Prima di arrivare in piazza possono passare per la testa mille domande: come ci si veste? Bisogna essere dichiaratə? Posso andare anche se non faccio parte della comunità LGBTQIA+? E se mi fotografano? Cosa devo portare?
La cosa bella del Pride è che non devi arrivarci con un copione già scritto. Puoi ballare, cantare, sventolare una bandiera, camminare in silenzio, restare vicino alle persone amiche o presentarti anche da solə. Puoi vestirti come ti pare: con i glitter, con una maglietta qualunque, con un outfit preparato da settimane o con quello che ti fa sentire semplicemente a tuo agio. Puoi esserci perché fai parte della comunità LGBTQIA+, perché sei una persona alleata, perché vuoi capire meglio, sostenere, ascoltare.
Che sia il tuo primo Pride o che tu voglia semplicemente chiarirti qualche dubbio prima di andare in parata, questa guida ti accompagnerà passo dopo passo. E ricorda una cosa: non devi dimostrare nulla a nessuno. Ti basta esserci, nel modo che senti più tuo.

Devo essere LGBTQIA+ per partecipare al Pride?
No. Il Pride è aperto anche a chi non fa parte della comunità LGBTQIA+, ma vuole esserci come persona alleata: per sostenere, ascoltare, imparare, camminare accanto.
Vale la pena ricordarlo: il Pride non nasce come parata, ma come rivolta, partita la notte del 28 giugno 1969 al locale Stonewall Inn di New York, quando la comunità LGBTQIA+ si oppose per la prima volta ai continui raid della polizia. Da quella rabbia è nato un movimento che ancora oggi, ovunque nel mondo, scende in piazza per rivendicare diritti non ancora garantiti a tuttə.
L’importante è arrivarci con rispetto. Il Pride non è uno spettacolo da guardare da fuori, né un posto in cui fotografare corpi, outfit e persone come fossero attrazioni. È una piazza politica, una festa di comunità, uno spazio che per molte persone ha un significato profondo.
Se sei una persona alleata, il modo migliore per esserci è semplice: non metterti al centro. Ascolta, sostieni, lascia spazio, informati, evita domande invadenti. La tua presenza può essere preziosa, se serve a rafforzare una lotta e non a svuotarla.
Se invece fai parte della comunità LGBTQIA+, non devi arrivare al Pride con l’ansia di essere “abbastanza”: abbastanza visibile, militante, dichiaratə, sicurə di te. Puoi esserci anche con le tue paure, i tuoi dubbi, la tua storia ancora in costruzione.
Posso andare al Pride anche se non sono dichiaratə?
Sì. Anzi, per molte persone il Pride è importante proprio perché permette di sentirsi parte di qualcosa anche prima di aver fatto coming out, o senza volerlo fare pubblicamente.
Non devi dire a nessuno il tuo orientamento sessuale, la tua identità di genere o la tua storia personale per partecipare. Il Pride non è un esame, una prova di appartenenza o un obbligo di visibilità.
Se però temi di essere vistə, fotografatə o riconosciutə, puoi prendere qualche precauzione: evita le prime file del corteo, dove spesso si concentrano fotografi, televisioni e videomaker; resta nel mezzo della parata o vicino a persone di fiducia; controlla prima le pagine ufficiali dell’evento per capire percorso, orari e zone più affollate.
Essere visibili è importante, ma lo è anche sentirsi al sicuro. Nessun Pride dovrebbe costringerti a fare un passo che non sei prontə a fare.
A quale Pride partecipare?
Non esiste un Pride “giusto” e uno “sbagliato”. Ci sono i grandi cortei delle città, con carri, musica, folla e piazze piene. E ci sono Pride più piccoli, di provincia, di paese, di territorio, persino di montagna, dove spesso il senso di comunità arriva ancora più forte.
Un grande Pride può essere travolgente, perché ti fa vedere quante persone ci sono, quanta forza può avere una piazza. Un Pride più piccolo può essere altrettanto potente, perché porta visibilità dove ce n’è meno, nei luoghi in cui essere LGBTQIA+ può voler dire sentirsi più solə.
Se è la prima volta e vuoi andarci con calma, puoi scegliere il Pride più vicino a casa, magari con una persona amica. Se invece vuoi trasformarlo in un viaggio, puoi organizzarti per tempo: treni, alloggi, orari, percorso, punto di partenza e programma.
E ricordati che il Pride non è solo il corteo. Spesso ci sono Pride Week, incontri, dibattiti, presentazioni, concerti, aperitivi, serate e momenti culturali nei giorni precedenti. Anche partire da lì può essere un bel modo per avvicinarsi, senza buttarsi subito nel pieno della parata.
Come ci si veste al Pride?

Come vuoi, davvero. Al Pride non c’è un dress code. Puoi andarci in jeans e maglietta, con una canotta, un vestito coloratissimo, una camicia, i glitter, il make-up arcobaleno, un boa, una bandiera sulle spalle o l’outfit che hai preparato da settimane. Puoi anche arrivare con la prima cosa comoda che hai trovato nell’armadio. Va bene lo stesso.
Per molte persone il Pride è anche il primo posto in cui provare a vestirsi come desiderano davvero. C’è chi osa qualcosa che nella vita quotidiana non si sente liberə di indossare, chi sceglie colori e simboli, chi porta una bandiera per raccontarsi senza dover parlare. E c’è anche chi preferisce un look semplice, quotidiano, senza sentirsi per questo meno parte della piazza.
L’unica regola, se proprio vogliamo chiamarla così, è stare comodə. Camminerai, resterai in piedi per ore, forse ballerai, forse aspetterai a lungo sotto il sole. Le scarpe contano più di quanto sembri: anche il look più bello del mondo diventa difficile da godersi se dopo mezz’ora non riesci più a fare un passo.
Ci saranno foto, video e televisioni?
Probabilmente sì, soprattutto nei Pride più grandi o più partecipati. Giornalisti, fotografi, creator, televisioni locali e nazionali possono essere presenti lungo il percorso.
Se non vuoi comparire, evita la testa del corteo e i punti più scenografici, dove di solito si concentrano camere e fotografi. Puoi restare in mezzo alla folla, indossare occhiali da sole o cappello, evitare interviste e chiedere chiaramente di non essere ripresə se qualcuno ti si avvicina con una videocamera o uno smartphone.
Allo stesso tempo, ricordati di rispettare la privacy altrui. Prima di fotografare o pubblicare primi piani di persone che non conosci, soprattutto se sono riconoscibili, chiedi il consenso. Non tutte le persone presenti al Pride sono dichiarate con famiglia, colleghi, scuola o lavoro. Una foto pubblicata con leggerezza può avere conseguenze reali per qualcunə.
Posso portare bambinə, famiglia o genitori?

Sì. Il Pride può essere anche un momento bellissimo da vivere con bambinə, adolescenti, genitori, nonni, insegnanti, persone amiche e alleate. In molte città ci sono famiglie arcobaleno, genitori che accompagnano figlə, gruppi di amicə, persone adulte che partecipano per sostenere chi amano. Alcuni Pride prevedono anche appuntamenti, aree o momenti pensati proprio per le famiglie.
Conviene però informarsi prima sul tipo di evento. Ogni Pride ha il suo tono, il suo percorso, la sua energia: ci può essere tanta folla, musica alta, caldo, code, momenti di attesa che possono mettere alla prova soprattutto chi è più piccolə.
Il Pride, inoltre, è anche il luogo in cui convivono espressioni diverse di identità e libertà: drag, corpi liberi, performance, simboli e linguaggi che fanno parte della storia di questo movimento fin dalle origini. Sapere che potresti incontrarle ti permette di viverle, insieme a chi porti con te, con maggiore consapevolezza, senza coglierti impreparatə.
Il Pride è accessibile?
Dipende dal Pride. Negli ultimi anni molti comitati hanno iniziato a fare più attenzione all’accessibilità, ma non tutte le città sono allo stesso punto e non tutti i percorsi sono semplici da attraversare per chi ha disabilità motorie, sensoriali, cognitive o per chi è neurodivergente.
Prima di andare, controlla sempre le pagine ufficiali dell’organizzazione: spesso vengono indicate informazioni su percorso accessibile, presenza di interpreti LIS, punti di assistenza, bagni, mezzi pubblici, barriere architettoniche, aree di decompressione o servizi dedicati. Se non trovi nulla, puoi scrivere direttamente al comitato: chiedere informazioni non è mai “troppo”.
Se sei una persona neurodivergente o sai che folla, rumore, caldo e stimoli continui possono diventare pesanti, prova a preparare un piccolo piano prima di arrivare. Può aiutare scegliere un punto meno affollato del corteo, portare tappi o cuffie antirumore, occhiali da sole, acqua, snack o qualcosa che ti aiuti a regolarti. Può essere utile anche concordare una parola o un gesto con chi viene con te, così da poterti allontanare senza dover spiegare tutto sul momento.
Controlla il percorso in anticipo, individua vie laterali, fermate dei mezzi, bar, piazze, zone d’ombra o eventuali aree di decompressione dove poterti fermare se hai bisogno di una pausa. E ricordati che non devi restare dall’inizio alla fine: puoi arrivare più tardi, andare via prima, seguire solo un tratto o partecipare a eventi più tranquilli della Pride Week.
Cosa fare se mi sento a disagio?
Può succedere, e non c’è niente di strano o sbagliato. Il Pride può essere bellissimo, ma anche molto intenso: la folla, la musica alta, il caldo, i corpi vicini, le emozioni, la paura di essere vistə, il sentirsi troppo espostə. A volte basta poco per sentirsi sopraffattə, anche se si desiderava tanto essere lì.
Se succede, prova prima di tutto ad ascoltarti. Puoi spostarti ai lati del corteo, cercare una zona più tranquilla, sederti, bere un po’ d’acqua, mangiare qualcosa, scrivere o telefonare a una persona amica. Puoi prenderti una pausa e poi rientrare nel corteo, oppure salutare la piazza e tornare a casa. Hai comunque fatto un passo importante.
Andare via non significa aver rovinato il tuo primo Pride. Non devi restare fino alla fine, non devi ballare se non ti va, non devi dimostrare di saper reggere tutto. Il Pride è libertà anche per questo: poterci stare con i propri tempi, senza forzarsi a essere diversə da come ci si sente in quel momento.
Cosa non fare al Pride
Il Pride è uno spazio di libertà, ma proprio per questo ha bisogno di cura e rispetto. Ci sono attenzioni semplici che possono fare la differenza per far sentire le persone più al sicuro.
Non fotografare persone riconoscibili senza consenso, soprattutto se poi vuoi pubblicare la foto online. Non toccare corpi, vestiti, capelli, bandiere o accessori altrui senza chiedere. Non fare domande invasive sull’identità, sul corpo, sulla storia personale, sulla sessualità o sulla vita privata di chi hai davanti.
Vale soprattutto per chi ti colpisce o ti incuriosisce di più, chi ha un’espressione di sé più visibile, più libera, più lontana dalla tua quotidianità. Quella persona non è lì per essere osservata, commentata, spiegata o fotografata da vicino: è lì per essere semplicemente sé stessa, come te.
E dopo il Pride?
Il Pride non finisce quando il corteo si scioglie. Per molte persone, quella giornata è solo l’inizio di un percorso che continua tutto l’anno: associazioni, centri LGBTQIA+, gruppi di mutuo aiuto, sportelli di ascolto, community online e locali presenti in tantissime città, anche piccole.
Se quella piazza ti ha fatto sentire meno solə, vale la pena cercare il modo per restarci dentro anche nei giorni “normali”. Puoi informarti sulle realtà del tuo territorio, partecipare a eventi, incontri o serate organizzate dai comitati Pride durante l’anno, oppure semplicemente seguire le pagine social delle associazioni locali per rimanere aggiornatə su iniziative, sportelli e occasioni di incontro.
Non serve diventare attivistə per restare parte di qualcosa. A volte basta sapere che quella rete esiste, ed è lì, pronta ad accoglierti.
Il consiglio più importante
Non esiste un modo giusto di vivere il primo Pride. Puoi piangere, ridere, ballare, restare in disparte, commuoverti davanti a una famiglia arcobaleno, riconoscerti in una bandiera, sentirti finalmente meno solə, oppure semplicemente camminare e osservare. Va bene tutto.
Il Pride non ti chiede di essere diversə da come sei. Ti ricorda, semmai, che non dovresti avere paura di esserlo.
Porta acqua, crema solare, scarpe comode e un po’ di curiosità. Il resto lo farà la piazza.
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