Incendi Los Angeles e politiche DEI: tre vigilesse LGBTI accusate di favoritismi per il loro orientamento

La destra tecnofascista all'assalto con fake news create ad arte.

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È l’inizio del 2025, e la California brucia a poche settimane dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Tra il 7 e l’8 gennaio, una serie di incendi di vastissima portata divampa nell’area di Los Angeles, causando devastazioni senza precedenti. Il più vasto, noto come “Palisades Fire“, distrugge oltre 1.000 strutture, superando il record stabilito dal “Sayre Fire” del 2008. I cieli sopra la città si tingono di un desolante arancione, mentre il bilancio delle vittime sale rapidamente, arrivando al 13 gennaio a 25 morti, con danni stimati intorno ai 250 miliardi di dollari.

Ai vigili del fuoco della città l’ingrato compito di tentare di placare le fiamme, alimentate da un fatale ventaccio, ma anche dal clima sempre più estremo e da anni di incuria nella gestione delle risorse forestali. Ma, mentre l’emergenza imperversa, un altro fuoco, più subdolo, divampa sui social media: quello della disinformazione.

L’11 gennaio, un post apparso su X punta il dito contro tre donne del dipartimento dei vigili del fuoco di Los Angeles, attribuendo loro la “colpa” del presunto fallimento delle operazioni antincendio e rendendo pubblici i loro salari. L’origine del post è difficile da tracciare: lo stesso contenuto è stato condiviso e rilanciato da vari account statunitensi prima di approdare anche in Italia, dove è stato diffuso da un utente noto come @SaP011.

Nelle parole del post, «Kristina Crowley, capo LGBTQ dei Vigili del Fuoco, Kristina Kepner, primo assistente lesbica, e Kristine Larson, primo capo nero e lesbica» sarebbero state selezionate per i loro incarichi non in base alle competenze, ma per raggiungere la quota imposta dalle politiche di Diversity, Equity and Inclusion. «Ecco perché la California brucia», conclude velenosamente l’autore.

Le immagini delle tre vigili del fuoco diventano virali, accompagnate da commenti carichi di odio e sarcasmo da parte di influencer e account di estrema destra, che si scagliano inclementemente sulle politiche DEI, responsabili – a loro dire – di aver elevato tre incompetenti a ranghi che non meritavano.

Ma dietro ad accuse basate su falsità e pregiudizi c’è una storia molto diversa, specchio perfetto dell’inquietante clima attorno a donne e minoranze negli USA.

Chi sono le tre vigilesse del fuoco di Los Angeles, vittime dell’ennesima fake news della destra USA

Kristin M. Crowley è a capo del dipartimento dei vigili del fuoco di Los Angeles dal marzo 2022, ed è la prima donna e persona apertamente gay a ricoprire questa carica. A scapito di quanto denunciato nel post, la sua nomina non è frutto di quote o favoritismi, ma di una carriera costruita con oltre 22 anni di esperienza. Da vigile del fuoco e paramedica a ispettrice antincendio, capitana e vice capo, ha saputo scalare i ranghi di un ambiente difficile, storicamente dominato dagli uomini.

Ed è da mesi che Crowley lancia allarmi sulle difficoltà operative del dipartimento: i tagli al budget, decisi dalla giunta comunale, hanno limitato l’assunzione di personale e l’acquisto di mezzi, rendendo più difficile affrontare emergenze imprevedibili come quella che ha travolto Los Angeles ai primi di gennaio.

C’è poi Kristine Larson, “vice capa” del LAFD, prima donna afro-americana a raggiungere una posizione di rilievo nel dipartimento. Con 33 anni di servizio, Larson è anche a guida dell’ufficio DEI. Le sue politiche mirano a rendere il dipartimento più accessibile e rappresentativo, e proprio per questo motivo non è la prima volta che diventa bersaglio di critiche e attacchi, provenienti soprattutto da ambienti ostili alle politiche progressiste.

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Kristina “Kady” Kepner, infine, ricopre il ruolo di “assistente capo” presso l’ufficio delle operazioni centrali. Non è dunque più formalmente parte del LAFD: il suo nome è stato strumentalizzato per alimentare una narrativa falsa.

Una campagna di odio alimentata dalla disinformazione

La realtà dei fatti demolisce dunque categoricamente le accuse: nella gerarchia del dipartimento dei vigili del fuoco di Los Angeles, le figure responsabili delle operazioni di emergenza sono tre uomini – il vice capo Jason Hing, il vice capo Tyler Dixon e il vice capo Orin Saunders. Le tre donne finite al centro della bufera social non hanno alcun ruolo decisionale diretto nelle operazioni che hanno riguardato il disastro in corso a Los Angeles.

Ma come è possibile che una falsità così palese abbia guadagnato una diffusione virale? La risposta risiede nel clima politico degli Stati Uniti all’alba della seconda presidenza Trump, periodo in cui la polarizzazione sociale e culturale è diventata convenientemente terreno fertile per la disinformazione.

Smentire una fake news di questo tipo è infatti oggi più complesso che mai. Dopo X, anche Meta – la società madre di Facebook e Instagram – ha eliminato la sua politica di fact-checking, delegando agli utenti il compito di discernere tra verità e menzogna.

Scelta che ha creato un vuoto di controllo strategicamente allineato all’approccio di una politica populista e reazionaria sempre più dominante negli Stati Uniti e oltre. Una politica che considera i fatti secondari rispetto al consenso, e che trova nella disinformazione uno strumento potente per alimentare divisioni e consolidare il proprio potere.

La strategia è semplice e collaudata: sfruttando la rabbia e l’indignazione sui social network, viene individuato un nemico facile da demonizzare, e una soluzione altrettanto semplicistica. E quale nemico migliore se non le politiche di diversità, equità e inclusione (DEI), accusate di minare l’efficienza in tutti i settori dall’amministrazione Trump ed emblema di un presunto “declino morale”.

Una teoria smentita più volte dal mondo accademico: secondo l’Harvard Business Review, la diversità nei team aumenta infatti la capacità decisionale, con scelte più accurate prese il 60% delle volte. Dati che però sono troppo noiosi, e soprattutto controproducenti per una certa politica.

Daltronde, gli incendi di Los Angeles erano un pretesto perfetto. Una tragedia di grande impatto emotivo e mediatico a livello globale, capace di catalizzare l’attenzione dei social con grande potenziale di viralità e già protagonista di un altro squallido siparietto omofobo sulle reti di Fox News.

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Troppo complesso e poco d’impatto per i populisti, del resto, parlare delle vere cause dell’emergenza – il cambiamento climatico, i tagli al budget e la complessità delle operazioni antincendio. Meglio puntare il dito contro un nemico immaginario ed alimentare una narrazione distorta che, per molti, è più rassicurante della realtà.

Mentre le fiamme continuano a divorare ettari di territorio, Kristin Crowley e il suo team restano però in prima linea. Intervistata dalla CBS, la capa del dipartimento ha ribadito che la diversità non è un ostacolo, ma una risorsa. “Le nostre politiche di inclusione non hanno mai compromesso la nostra capacità di rispondere alle emergenze“.

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