Trump presidente, boom di chiamate ai numeri di assistenza LGBTQIA+ dopo l’insediamento

È allarme soprattutto tra i giovanissimi, spaventati dall'ondata di omobitransfobia istituzionale riesplosa in poche ore dopo il giuramento di Trump.

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L’insediamento di Donald Trump, 47esimo presidente degli Stati Uniti d’America, ha terrorizzato non pochi americani. Soprattutto quelli appartenenti alla comunità LGBTQIA+. Mentre il tycoon giurava sulla Bibbia, il 20 gennaio, le telefonate alle linee di assistenza LGBTQ+, tra cui The Trevor Project, sono aumentate sensibilmente.

Nelle sue prime 48 ore da presidente Trump ha firmato una serie di ordini esecutivi, prendendo di petto le persone trans e non binarie, cancellando dal sito della Casa Bianca e dalle pagine web delle agenzie federali qualsiasi riferimento alla comunità LGBTQIA+.

La replica di GLAAD a Trump

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La presidente e CEO di GLAAD Sarah Kate Ellis ha dichiarato: “Il Presidente Trump afferma di essere un forte sostenitore della libertà di parola, ma è chiaramente impegnato a censurare qualsiasi informazione contenente o correlata agli americani LGBTQ e alle questioni che dobbiamo affrontare”. “Questa azione dimostra l’obiettivo dell’amministrazione Trump: rendere il più difficile possibile per gli americani LGBTQ trovare risorse federali o vederci sotto la sua presidenza. Purtroppo per lui, la nostra comunità è più visibile che mai”. “Questo patetico tentativo di sminuirci e cancellarci si rivelerà nuovamente un fallimento“.

L’allarme dei numeri di assistenza LGBTQIA+ d’America

Giovani trans* Stati Uniti Gay.it

Nelle ore in cui Trump tornava alla Casa Bianca, Rainbow Youth Project USA Foundation ha ricevuto 1.400 chiamate a una hotline nazionale nel primo pomeriggio del 20 gennaio, cifra molto più alta del normale.
Kristen Johnston, case manager e responsabile del team di crisi, ha affermato: “La nostra hotline funge da ancora di salvezza fondamentale per i giovani LGBTQ+ alle prese con le sfide del bullismo, della stigmatizzazione sociale e dell’incombente minaccia della discriminazione istituzionalizzata. I dati che stiamo vedendo sono allarmanti e sottolineano l’urgente necessità di advocacy, supporto della comunità e azioni immediate per proteggere i nostri giovani”.

L’ente di beneficenza gestisce solitamente circa 3.765 chiamate al mese, ma la cifra mensile è aumentata a più di 8.000 dopo il trionfo elettorale di Trump il 5 novembre. Nei soli 19 giorni precedenti l’insediamento, la hotline ha ricevuto 3.925 chiamate. E non è stata l’unica organizzazione non-profit a registrare un aumento delle chiamate.

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Nei due giorni precedenti le elezioni, un portavoce di The Trevor Project ha rivelato che le conversazioni sulle linee di assistenza per le crisi basate su parole chiave correlate alle elezioni sono aumentate di quasi 200 al giorno rispetto ai giorni tra il 29 ottobre e il 2 novembre. The Trevor Project ha poi riferito di aver monitorato un aumento del 33% nel volume delle chiamate alla linea di crisi il giorno dell’insediamento di Trump.

Il direttore generale del Trevor Project, Jaymes Black, ha affermato che, sebbene l’aumento fosse “allarmante“, il suo team non è rimasto “sorpreso nel vedere che l’ondata di politica anti-LGBTQ+ degli ultimi anni continui a danneggiare la salute mentale dei giovani”. “L’attuale contesto politico negli Stati Uniti è pesante, ma è molto importante che i giovani LGBTQ+ sappiano che non devono sopportare questo peso da soli. I consulenti del Trevor Project sono qui 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per qualsiasi giovane che abbia bisogno di supporto e non smetteremo mai di lottare per il vostro diritto a essere al sicuro, supportato e visto esattamente per come siete“.

In poche ore da neo presidente Trump ha pubblicato un documento “in difesa delle donne dall’estremismo dell’ideologia di genere“, ribadito che esistono solo due generi (“uomo e donna”), eliminato l’opzione del terzo genere introdotta sui passaporti statunitensi il 27 ottobre 2021, smantellato i programmi di diversità, equità e inclusione (DEI) nel governo federale, cancellato una legge di 60 anni fa che vietava la discriminazione sul posto di lavoro per motivi di orientamento sessuale, vietato le bandiere Pride sugli edifici statali e annunciato una vera e propria deportazione di massa per gli immigrati, a cui ha replicato duramente la vescova  episcopale di Washington Marian Budde.

 

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