Le storie delle detenute trans nelle carceri USA dopo il “bagno di sangue” voluto da Trump

1500 donne trans presto esposte ad aggressioni e violenze sessuali con l'approvazione del testo che sancisce la categorizzazione binaria del genere.

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Cosa sta succedendo nelle prigioni degli Stati Uniti dopo l'atto esecutivo con cui Donald Trump ha vietato i reparti femminili alle donne trans? (immagine creata con AI)
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Tra i circa duecento ordini esecutivi siglati da Donald Trump il giorno stesso del suo insediamento c’è anche il “Defending Women from Gender Ideology Extremism and Restoring Biological Truth to the Federal Government”, che istituzionalizza una visione rigidamente binaria del genere, relegando maschi e femmine a categorie esclusivamente biologiche. Una concezione che collide frontalmente con decenni di studi accademici e scientifici, i quali hanno dimostrato che il genere è un costrutto complesso e stratificato, plasmato da variabili biologiche, culturali e dall’esperienza individuale.

Tuttavia, nel regno dell’ideologia, i fatti sembrano avere un peso esiguo. La comunità transgender, infatti, si trova ora sull’orlo di un’inevitabile escalation di violenza istituzionalizzata che rischia di riverberarsi su tutti gli ambiti della vita quotidiana: dalla salute al lavoro, fino all’istruzione. Ma l’aspetto più drammatico delle applicazioni di questo ordine esecutivo riguarda coloro che si trovano in situazioni di estrema vulnerabilità, come le persone transgender detenute. Per queste ultime, le implicazioni non sono solo teoriche: molte rischiano concretamente sicurezza, dignità, e la vita a causa del imminente trasferimento obbligatorio nei penitenziari maschili.

L’abolizione delle tutele per le identità non conformi nel sistema carcerario statunitense avvia, infatti, un vero e proprio effetto domino. Tra le garanzie annullate vi è anche quella che consentiva alle donne transgender di scontare la pena nei penitenziari femminili, proteggendole da contesti che potrebbero esporle a violenze fisiche e sessuali.

Le ONG si preparano alla battaglia legale, esultano le TERF

Sarà un bagno di sangue“, denuncia Moira Meltzer-Cohen, avvocata di Donna Langan, detenuta trans che sta scontando l’ergastolo per reati legati al suo passato nella militanza del gruppo suprematista bianco Aryan Republican Army negli anni ’90. Langan, che ha da tempo rinnegato le proprie visioni estremiste, vive nel terrore: la sua identità di genere la rende particolarmente vulnerabile a aggressioni e abusi, minacce amplificate dall’ambiente carcerario maschile.

Sandra Gant, difensore pubblico federale, descrive scenari altrettanto angoscianti. Una sua cliente, segregata in attesa del trasferimento, vive in uno stato di costante paura e stress psicologico. Nonostante l’ufficio legale di Gant stia valutando un ricorso per bloccare l’applicazione della nuova politica, i tempi stretti complicano ogni azione legale.

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Intanto, l’approvazione dell’ordine esecutivo trova il plauso entusiasta delle TERF – Trans-Exclusionary Radical Feminists, come la detenuta texana Rhonda Fleming, ferventi sostenitrice delle politiche MAGA. Fleming sostiene che molte donne transgender “falsifichino” la propria identità di genere per ottenere il trasferimento in carceri femminili e molestare le detenute. Tuttavia, tali affermazioni mancano di fondamento empirico: studi accademici dimostrano che i casi di abusi da parte di persone transgender nei penitenziari femminili sono episodici e del tutto non rappresentativi di una tendenza.

Nel frattempo, l’American Civil Liberties Union (ACLU) promette una battaglia legale senza precedenti, mentre il Dipartimento per le Carceri degli Stati Uniti si prepara a gestire un’emergenza umanitaria di proporzioni inquietanti. Circa 1.500 donne transgender e 750 uomini transgender attendono con ansia di conoscere il loro destino nelle prossime settimane. La questione è intricata: quali saranno i criteri adottati per stabilire chi dovrà essere trasferito? Si terrà conto della fase del percorso di transizione in cui si trovano?

“Le persone transgender, i detenuti e altri gruppi emarginati agiscono come sentinelle nelle zone più oscure della società, rivelando con chiarezza la pericolosa direzione politica verso cui ci stiamo incamminando – scrive Jay Jones, responsabile della comunicazione per ACLU – Attualmente, il governo sta mettendo alla prova i limiti della sua capacità di imporre politiche oppressive, sfruttando la demonizzazione e la disumanizzazione dei gruppi più vulnerabili come terreno di sperimentazione. Consentire allo Stato di negare risorse essenziali e cure mediche salvavita a persone transgender incarcerate, come Reiyn Keohane, senza opporre resistenza rischia di aprire la strada a ulteriori abusi. Ogni volta che queste libertà fondamentali vengono erose, il potere istituzionale si rafforza, privando progressivamente tutti noi di autonomia e diritti”.

 

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