Ha vinto chi doveva vincere, come troppo spesso non accade. A sbancare il 40esimo Lovers Film Festival di Torino è stato Queerpanorama di Jun Li, qui da noi recensito, come deciso dalla giuria presieduta dallo storico co-fondatore della manifestazione Giovanni Minerba, qui da noi intervistato.
Queerpanorama è ambientato in una Hong Kong crepuscolare e malinconica e ruota attorno agli incontri sessuali di un ragazzo con uomini conosciuti sulle varie app di dating. Giorno dopo giorno questo giovane incrocia pefetti sconosciuti per andarci a letto e carpirne informazioni, segreti, esistenze. Ogni appuntamento è una finestra su un’identità diversa: età, preferenze sessuali, estrazione sociale e provenienza geografica dei suoi amanti sono le più varie, componendo un vero e proprio panorama umano. Lui domanda, ascolta le risposte e le fa sue, per poi interpretare lo sconosciuto appena conosciuto con lo sconosciuto successivo. Una volta è insegnante, poi rider, attore, scienziato, architetto. Così all’infinito. Ogni incontro è una farsa, in cui realtà e finzione si incontrano. Non sappiamo niente di lui. Chi sia, quali siano il suo vero nome e il suo lavoro, come riesca a mantenersi, perché faccia tutto questo. A restare un mistero è proprio il protagonista, che porta con sé elementi della personalità dell’amante precedente nell’incontro successivo, come uno Zelig che camaleonticamente si reinventa di volta in volta, facendosi carico della solitudine di ciascuno…
Questa la motivazione data dalla giuria lungometraggi: “La poetica di ogni film ci ha portato ad accostarci a un’opera dalla forte importanza cinematografica e politica, un lavoro che usa la corporeità come strumento per infondere il desiderio di un’utopia. Per noi è stato un discorso sull’identità che ha la forma di un sogno ad occhi aperti”.
A vincere il premio per il miglior documentario Topli Film di Dragan Jovićević, come deciso dalla giuria presieduta da Vera Gemma. Protagonisti due attori cisgender eterosessuali che devono interpretare una coppia gay. Per prepararsi al ruolo i due decidono di ripercorrere la storia del cinema serbo in cerca di rappresentazioni dell’omosessualità e della queerness. Questo espediente narrativo incornicia un viaggio appassionante che analizza come la rappresentazione abbia plasmato la percezione sociale in un paese ancora profondamente omofobo, attraverso stereotipi offensivi, ritratti ingenui ma anche rappresentazioni sorprendentemente sensibili e avanguardistiche. Un film militante, cinefilo, coraggioso e fieramente punk.
Questa la motivazione data dalla giuria documentari: “Per l’impegno nella ricerca di materiale di repertorio e la capacità di creare una struttura narrativa coinvolgente, in grado di ibridare performance e realtà. In particolar modo per la capacità di mettere in discussione dei preconcetti radicati coinvolgendo registi e attori in un dialogo vivo e autentico”.
Il premio per il miglior corto, assegnato da una giuria guidata da Raffaele Cataldo, è andato a Next Door di Lukas März, con questa motivazione: “Per il linguaggio – a metà tra il grottesco e l’horror – capace di travalicare i confini del genere, la giuria ha scelto di premiare un cortometraggio che intercetta e mette in scena paure e angosce che credevamo di esserci lasciati alle spalle, ma che invece continuano a vivere accanto a noi”. Menzione speciale a Solo Kim di Javier Prieto De Paula e Diego Herrero.
Il premio Torino Pride è andato a Outerlands di Elena Oxman, perché riuscito a “sottolineare la complessità delle nostre vite, della cura, delle famiglie allargate e della capacità di saper riconoscere il proprio passato per poter abbracciare il proprio futuro”, mentre il premio Giò Stajano è stato assegnato a Quir di Nicola Bellucci, con questa motivazione: “Per aver raccontato con magica umanità e una struggente fotografia una delle comunità Queer più sorprendenti d’Italia, che vive nel cuore pulsante di Palermo, dove Massimo e Gino accolgono e raccolgono da più di quarant’anni nella loro grande famiglia, persone la cui bellezza umana va ben oltre al personaggio. Un film vero, bello e utile, di grande qualità che racconta storie queer e non, in una Sicilia dove le testimonianze di giovani trans e gay danno la dimensione che tanto è stato fatto ma tanto rimane ancora da fare. O si è felici o si è complici: questo è il grande insegnamento di Massimo e Gino”.

La giuria Young Lovers ha assegnato il premio Matthew Shepard a Lesbian Space Princess di Emma Hough Hobbs e Leela Varghese, già Teddy Award a Berlino, “per aver utilizzato un linguaggio visivo e referenziale che guarda in modo diretto, ironico e non scontato all’attualità e alla contemporanea generazione teen, attraverso simboli, sintesi e significati importanti e urgenti, creando un film per tutti e per ciascuno“.

Il premio Riflessi nel Buio, assegnato a quei film nati in Paesi fortemente omotransfobici, è andato a I Have to Run di Oleg Hristolübskiy, “perché il buio che vedevamo fuori dai nostri confini si sta diffondendo in modo sempre più allarmante intorno a noi, perché l’attenzione su chi nega i diritti della comunità LGBTQIA+ fuori e dentro dall’Europa sia alta e nulla sia dato come definitivamente acquisito“.

I tre premi del pubbico All The Lovers, Real Lovers e Future Lovers sono infine stati assegnati a A Night Like This di Liam Calvert, qui da noi recensito, Topli Film di Dragan Jovićević e Next Door di Lukas März.





