Il nuovo Papa sarà quella pazza del cardinale Burke che veste come Malgioglio? Dio ci scampi!

La provocazione bomba dai tabloid britannici: chi è Raymond Leo Burke?

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Raymond Leo Burke: anti-tutto, ma soprattutto anti-LGBTIAQ+, fu grande antagonista di Bergoglio. Sarà il successore di Papa Francesco? Improbabile, ma di certo avvelenerà il Conclave!
Raymond Leo Burke: anti-tutto, ma soprattutto anti-LGBTIAQ+, fu grande antagonista di Bergoglio. Sarà il successore di Papa Francesco? Improbabile, ma di certo avvelenerà il Conclave!
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Sta per tornare il circo nella Caput Mundi. S’avanzino elefanti e ballerine, marchette e trapezisti, porpore, opulenze, gioielli, Grindr e sputacchiere! Arriva il conclave dei ricchi per eleggere il successore del Papa dei poveri! E naturalmente, in mezzo a questo oceano di potere e miseria umana, s’avanza come una serpe sinuosa la star che dall’ombra potrebbe tutto avvelenare e tutto sovvertire.

Ove un tempo si respirava incenso, oggi aleggia infatti il tanfo del tradizionalismo riscaldato al microonde, servito da un maître d’eccezione, sua pomposità il cardinale Raymond Leo Burke, l’uomo che ha fatto della messa in latino e dell’antivaccinismo un’arte performativa. Ci racconta tutto il Daily Mail.

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Ora che Bergoglio ha già raggiunto la quiete eterna (dopo 12 anni di mefistofeliche altalene LGBTIAQ > qui la guida Francesco e la Comunità) cosa mai penserà  osservando – tra angioletti in delirio di frociaggine –  il delirio coreografico del suo più ostinato detrattore.

Burke, che somiglia sempre più a una via di mezzo tra Malgioglio in Quaresima (cit. Dagospia) e un cosplay medievale finito male, avanza tra i colonnati del Bernini come se San Pietro fosse il red carpet di Cannes (altro che il pacato understatement del Cardinal Tagle così apprezzato – pare – da verte frange LGBTIAQ+). La sua tonaca rigida come l’ortodossia e il galero rosso rubino – uscito da un baule di scena del 1800 – lo rendono il candidato perfetto per una Chiesa che sogna un passato che non è mai esistito. Non è un papa, ma un monito: il ritorno del refuso, la vendetta della nota a piè pagina.

Raymond Leo Burke
Raymond Leo Burke

Con lui, la Chiesa tornerebbe a essere quella gloriosa caserma teologica dove le bambine non fanno le chierichette (perché rovinano il gioco virile dei maschietti), dove l’omosessualità è un’agenda (maligna), e dove il Covid è una congiura ordita da Soros e Fauci per inserire microchip tra le pagine del messale. Il tutto benedetto da Steve Bannon, grande mentore nazistaccio della Signora Meloni fin dal 2016, con il quale Burke ha intrattenuto “giusto un paio di chiacchiere”, come se Bannon fosse un passante fuori dalla parrocchia e non l’architetto della nuova reazione cattolica a stelle e strisce oggi incarnata dal perfido JD Vance. Il quale Vance è stato da poco trasformato dai troll cinesi in una specie di marionetta queer tiktokkara insieme al suo capo Donaldone Benito Trump.

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Il Cardinale Raymond Leo Burke circondato da giovani preti e angelici chierichetti.
Il Cardinale Raymond Leo Burke circondato da giovani preti e angelici chierichetti.

E mentre il corpo di Francesco viene esposto tra lacrime autentiche e sorrisi strategici, e i cardinali si radunano per la solenne liturgia del potere, Burke si muove come se la tiara fosse già sua. Con la discrezione di un pavone in stagione, evita i giornalisti, i gesuiti, i progressisti e, sospettiamo, anche gli specchi. Troppo rischioso incontrarsi e non piacersi.

La sua candidatura è, nel suo paradosso, perfetta. Una Chiesa in crisi che decide di incoronare il suo più rigido corifeo. Un papa che sogna una Chiesa povera e per i poveri, seguito da un successore in seta damascata che vagheggia crociate teologiche contro il divorzio e le benedizioni arcobaleno! Demonio aiutaci tu, ‘ché qua gli angeli fanno a pezzi i bambini!

Vabbé, Burke non sarà papa, dicono. È troppo vecchio, troppo divisivo, troppo… Burke. Ma come ogni fantasma che si rispetti, la sua ombra incombe: cupa, inamovibile, gotica. E in un Vaticano che oggi flirta col dubbio e con l’inclusione, lui resta lì, a ricordare che c’è sempre spazio per l’irreversibile.

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