In occasione della Giornata mondiale per la libertà di stampa, Reporter Senza Frontiere ha pubblicato il nuovo indice globale sulla libertà di informazione. L’Italia scivola ancora più in basso, attestandosi al 49° posto su 180 Paesi: il peggiore risultato in Europa occidentale. Una classifica impietosa che certifica una crisi strutturale, non più episodica.
Perché in Italia la libertà di stampa è in pericolo
Secondo l’organizzazione, in Italia la libertà di stampa è messa sotto pressione da molteplici fronti: organizzazioni mafiose, soprattutto nel Sud; gruppi estremisti che compiono atti di violenza; e, in misura crescente, la politica. Tra le minacce più gravi, la cosiddetta “legge bavaglio”, che limita la pubblicazione delle intercettazioni, e l’uso sistematico di azioni legali intimidatorie contro giornalisti che si occupano di temi sensibili. Il risultato è un clima di autocensura e precarietà, aggravato dalla dipendenza economica dei media da fondi pubblici e inserzionisti privati.
Il problema, però, non si esaurisce nel merito giuridico. A denunciarlo, oltre a Rsf, anche Amnesty International e il sindacato dei giornalisti (Fnsi): le intimidazioni non arrivano solo con le querele, ma anche con spyware, pressioni editoriali, minacce personali. E mentre il Parlamento discute se riformare l’Ordine dei Giornalisti, resta ancora in vigore il carcere per diffamazione.
Sul piano europeo, l’Italia dovrebbe recepire entro l’estate il Media Freedom Act.
Cos’è il Media Freedon Act
Il Media Freedom Act è una normativa dell’Unione Europea pensata per proteggere l’indipendenza e il pluralismo dei media. Prevede regole contro le interferenze politiche, obblighi di trasparenza sulla proprietà dei media, limiti alla sorveglianza sui giornalisti e garanzie per l’autonomia dei servizi pubblici. L’obiettivo è rafforzare la libertà di stampa nei Paesi membri, in un contesto europeo sempre più segnato da pressioni economiche e politiche.
Ma senza una riforma della governance Rai e senza protezioni effettive per il lavoro giornalistico, il recepimento rischia di rimanere formale. La Commissione Ue pubblicherà a luglio la nuova relazione sullo stato di diritto: si attendono critiche severe.
Il contesto globale, intanto, peggiora: oltre metà della popolazione mondiale vive in Paesi dove la libertà di stampa è considerata “molto grave”. In cima alla classifica ci sono Norvegia, Estonia e Paesi Bassi; in fondo, Eritrea, Corea del Nord e Cina. Negli Stati Uniti, il ritorno di Donald Trump ha inasprito il clima con attacchi diretti alla stampa e tagli a emittenti pubbliche.
In Italia, la fotografia è quella di una libertà sotto assedio: né negata né garantita, sospesa tra leggi punitive, vulnerabilità economica e pressioni politiche. “La libertà di stampa – ha ricordato Riccardo Noury di Amnesty – non è solo dire ciò che si vuole, ma farlo senza pagare un prezzo personale o professionale. E da questo punto di vista, l’Italia non è affatto in buona salute”.
