Sale a undici il numero di suore di clausura in fuga dal monastero cistercense di San Giacomo di Veglia, a Vittorio Veneto (in provincia di Treviso), al centro di un vero e proprio scandalo. Dopo la prima ondata di consorelle – cinque – scappate dal convento, se ne sarebbero aggiunte altre sei, le quali avrebbero raggiunto un luogo segreto in cui si sarebbe rifugiata anche l’ex badessa Aline Pereira al centro della crisi tra religiose. Ma cosa c’è dietro questa inedita e clamorosa fuga?

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Suore in fuga dal convento di clausura per “gravi vicissitudini”
La vita lenta tra pace e preghiera e il silenzio tipico di un luogo di clausura, negli ultimi giorni è stato rotto dall’insolita fuga di cinque suore, che ha prontamente trovato spazio tra le pagine di cronaca nazionale. Le prime notizie sul gruppo di cinque monache in fuga dal convento per via di una situazione di “gravi vicissitudini” nel monastero veneto risale alla fine dell’aprile scorso, ma l’evento sarebbe stato solo la punta dell’iceberg, l’apice di una serie di circostanze risalenti almeno a due anni prima.
Una volta scappate dal convento, le monache avrebbero raggiunto la stazione dei Carabinieri informandoli del loro spontaneo allontanamento dal convento e del loro trasferimento “in altra località”, ma soprattutto per evitare di “essere riportate indietro”. Avrebbero quindi trovato rifugio in un luogo segreto del Coneglianese, ospiti di un’associazione di volontariato.
Una delle suore più giovani coinvolte nella fuga, avrebbe raccontato al Gazzettino di “tensioni insopportabili” che sarebbero andate ad accrescersi dopo l’arrivo di una Commissione religiosa ispettiva, in seguito alla quale sarebbe stata allontanata l’allora badessa Aline Pereira Ghammachi, 41enne brasiliana. Secondo le sue consorelle, la decisione sarebbe stata presa in seguito ad una presunta guerra messa in atto dalle monache più conservatrici “solo per la sua giovane età” ed avrebbero motivato il loro abbandono per via delle “pressioni psicologiche insopportabili”.
Al posto di madre Aline – la più giovane abbadessa in Italia -, come spiega Repubblica sarebbero sopraggiunte la madre superiora Martha Driscoll, 81 anni, incaricata dal Dicastero per la Vita Consacrata e nel ruolo di nuova badessa, insieme a madre Luciana Pellegatta, prelevata dall’abbazia di Cortona e la psicologa Donatella Forlani, dell’ateneo pontificio Antonianum (sue consigliere). “Dal loro arrivo il clima è diventato insopportabile. Sono due anni che ci sottopongono a forti pressioni morali e psicologiche. Ci sentiamo soffocate, hanno distrutto una pace durata mezzo secolo”, avrebbe riferito una delle suore scappate.
Nel frattempo il gruppo di suore in fuga sarebbe salito a undici e, stando alla nuova badessa, le monache scappate sarebbero “pronte a fare causa”.

Il motivo della fuga
Quella avvenuta all’interno del convento di San Giacomo di Veglia appare come una rottura insanabile nata in seguito ad una lettera inviata a Papa Francesco da parte di quattro religiose, che accusavano madre Aline di “autoritarismo, percosse, violazioni della clausura, atteggiamenti manipolatori, incapacità decisionale”. Accuse ampiamente respinte dalla diretta interessata – e ritenute infondate anche da Bergoglio – che tuttavia hanno portato, due anni dopo, alla sua rimozione. L’ex badessa Aline è stata così destituita e il convento commissariato dal Vaticano. In seguito, ricostruisce ancora Repubblica, le quattro monache accusatrici furono spostate in altri conventi e l’ex vescovo Corrado Pizzol fu trasferito in missione in Brasile.
Ma cosa avrebbe infastidito così tanto le monache più conservatrici in merito all’operato di madre Aline? Secondo la ricostruzione de Il Giornale, suor Aline durante il suo ruolo di badessa si sarebbe dilettata nella produzione di profumi di aloe, miele, creme lenitive e, soprattutto, di un ottimo prosecco imbottigliato in collaborazione con una cantina poco distante dal monastero oggi oggetto della controversia. Il motivo della giovane badessa era chiaro: risollevare le sorti economiche del convento. Durante la vendemmia del 2022 – scrive ancora il quotidiano – furono prodotte ben 5000 bottiglie e ne seguì un evento di lancio del prosecco al quale prese parte anche il governatore del Veneto, Luca Zaia. La goccia che fece scandalizzare ulteriormente le monache più anziane, al punto di tacciare suor Aline di eccessiva mondanità, fu una fotografia che immortalava la badessa, con una bottiglia di prosecco in mano, al fianco di personalità politiche e istituzionali.
Dopo la lettera a Papa Francesco, suor Aline fece ricorso e l’iter di rimozione fu sospeso, ma il 29 aprile, in occasione dell’ultima ispezione al monastero, la badessa fu allontanata senza possibilità di poter ribattere. “La madre badessa non ha nessuna colpa se non quella di essere donna, giovane e brasiliana”, ha tuonato una suora laica all’esterno del convento, come riportato dal Corriere Veneto.

Suor Aline Pereira rompe il silenzio: “Agirò per vie legali”
A distanza di alcune settimane dall’esplosione del caso delle suore in fuga, a rompere il silenzio è stata Suor Aline Pereira Ghammachi, ex madre badessa al centro dello scandalo, la quale ha raccontato la sua versione dei fatti in una intervista a Il Gazzettino.
“Tutto è iniziato due anni fa, quando quattro suore inviarono una lettera a papa Francesco accusandomi di maltrattamenti e altri comportamenti infondati. Il documento fu poi trasmesso al Dicastero, che decise il commissariamento del convento. Ma tengo a precisare che le accuse sono state smentite dalle altre suore presenti. Il vero errore è stato non verificare l’oggettività di quelle affermazioni. Così, il lunedì di Pasquetta, sono stata rimossa senza alcuna prova concreta, creando un vero terremoto nella nostra comunità”, ha spiegato la religiosa al quotidiano.
Proprio il suo allontanamento sarebbe stato alla base dell’abbandono da parte di alcune suore – oggi undici – in segno di protesta e solidarietà verso l’ex badessa, che nell’intervista ha confermato la ricostruzione de Il Giornale rispetto alle attività svolte in convento: “Eravamo una comunità serena, unita nel lavoro e nella preghiera e ci occupavamo di agricoltura sociale, gestivamo orti con persone con disabilità, producevamo miele, creme, aloe, e offrivamo ascolto a chi era in difficoltà. Tutto questo è stato spezzato da accuse mai dimostrate”.
E adesso? Dopo essere stata destituita, suor Aline non intende restare in silenzio, ma ammette di essere determinata a dimostrare la sua totale innocenza: “Non posso accettare di vedere la mia vocazione distrutta per calunnie prive di fondamento. Chiedo che venga fatta piena luce su quanto accaduto. Se esistono prove contro di me, che vengano mostrate. In caso contrario, agirò per vie legali. Ho dato tutta me stessa a questa missione, e continuerò a farlo, nel rispetto della verità e della mia fede. Andrò avanti, non per vendetta, ma per giustizia. Resterò fedele alla mia vocazione e al mio amore per Gesù e per il prossimo. Ma la verità deve emergere, a ogni costo”.

La replica dell’Ordine Cistercense
Non è tardata ad arrivare anche la replica da parte dell’Ordine Cistercense, che ha voluto precisare la sua posizione e le motivazioni dietro la decisione di allontanare l’ex badessa dal convento. Ecco cosa si legge nella nota ripresa dal Corriere della Sera:
“A seguito di varie notizie divulgate in questi giorni, l’Ordine Cistercense si sente in dovere di precisare quanto segue. A causa di alcune misure prese dall’ex-abbadessa Aline Pereira Ghammachi a danno di quattro monache senza rispettare il Diritto della Chiesa e dell’Ordine, il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica ha chiesto all’Abate Generale Mauro-Giuseppe Lepori di fare una Visita canonica straordinaria. In seguito a questa Visita, il Dicastero decretò il 12 gennaio 2023 il Commissariamento. Accogliendo il ricorso dell’abbadessa contro questa misura, il Dicastero decise di sospendere e annullare il Decreto, e di iniziare una Visita Apostolica. A conclusione di questa Visita, che in sostanza confermò le problematicità costatate dalla prima Visita, il Dicastero ha ritenuto necessario rinnovare il Decreto di Commissariamento Pontificio della comunità, nominando come Commissaria Madre Martha Driscoll OCSO, abbadessa emerita del monastero di Gedono in Indonesia. L’ex-abbadessa ha chiesto di poter assentarsi dal monastero per un periodo con l’accordo della Commissaria. Il 29 aprile 2025 tre monache professe solenni, una professa semplice e una novizia hanno furtivamente abbandonato il monastero. In seguito, dai giornali, si è saputo che devono essersi riunite alla ex-abbadessa in un luogo non conosciuto. Le loro dichiarazioni ai media, non fedeli alla realtà dei fatti, possono indurre molti a farsi un’idea completamente distorta della situazione reale della comunità di San Giacomo di Veglia. Ci teniamo pertanto a precisare che se cinque monache hanno lasciato il monastero, altre venti sono rimaste fedeli alla loro vocazione e hanno accolto favorevolmente e con gratitudine il Decreto di commissariamento, continuando il loro cammino in obbedienza alla Santa Sede e alla Commissaria”.
Tuttavia, nel frattempo, il numero delle religiose rimaste fedeli sarebbe ulteriormente sceso a quattordici.
Cosa succede adesso: tentativi di mediazione in atto
A tentare di placare le tensioni e trovare un compromesso interno al convento di clausura è ora Mauro Giuseppe Lepore, abate generale dell’Ordine Cistercense, intervenuto per evitare che la frattura interna si trasformi in una rottura definitiva con la vita monastica. Le religiose protagoniste della protesta chiedono infatti la dispensa dai voti e l’uscita definitiva dalla clausura, sollevando una questione profonda all’interno della comunità: lo scontro tra due visioni generazionali della vita in convento.
Come sottolineato anche da Repubblica, le divergenze nascono da differenze sostanziali nello stile di vita: da un lato le monache più anziane, legate a una tradizione rigorosa; dall’altro, le giovani religiose che avevano introdotto nuove pratiche quotidiane, come l’uso moderato di WhatsApp per comunicare con i familiari, la condivisione di foto scattate all’interno del monastero, e un approccio più flessibile alle uscite individuali. Al centro del conflitto c’è anche un modello innovativo di autofinanziamento voluto dalle più giovani: produzione e vendita di cosmetici naturali, tisane, aloe, miele, ricami, olio d’oliva e soprattutto vino, promosso attraverso canali moderni. Un modo per sostenere economicamente il convento e renderlo più autonomo.
Le monache anziane, che al momento si sono chiuse in un silenzio definito come “esercizi spirituali improvvisi”, avrebbero chiesto un ritorno alla sobrietà e a una interpretazione più severa del principio benedettino “ora et labora”. Il futuro del convento, però, resta al momento incerto.
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