Altro che consenso dei genitori: l’educazione sessuale e affettiva dovrebbe essere obbligatoria

Agedo, CGD e Famiglie Arcobaleno contestano il DDL Valditara sull’educazione sessuale: “Serve una legge obbligatoria e inclusiva, non il consenso dei genitori”. Il comunicato congiunto.

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Educazione sessuale e affettiva: Agedo, Famiglie Arcobaleno e CGD chiedono sia obbligatoria.
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Lo scorso mercoledì, il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che impone alle scuole italiane l’obbligo di ottenere il consenso informato dei genitori prima di proporre corsi di educazione sessuale e affettiva. La misura, voluta da Lega e Fratelli d’Italia e sostenuta dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, rischia di compromettere l’autonomia scolastica, limitare l’accesso a un’educazione inclusiva e lasciare senza strumenti di prevenzione le nuove generazioni, aggravando le disuguaglianze e alimentando discriminazioni verso le soggettività LGBTQIA+. E così, mentre la parte più consapevole della società civile chiede interventi concreti contro l’aumento delle violenze di genere e verso le persone LGBTQIA+, il governo Meloni sceglie ancora una volta di indebolire proprio l’unico strumento educativo capace di prevenire concretamente questi fenomeni.

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A decidere non sarà più un progetto pedagogico condiviso delineato da chi ha studiato per farlo, ma la sensibilità – o la diffidenza – della famiglia, a cui dovrà essere sottoposto il programma del corso e tutto il materiale didaddico.

DDL Valditara, cosa prevede

Il provvedimento, che ora dovrà essere discusso in Parlamento, prevede che i genitori possano visionare in anticipo materiali, modalità e finalità dei corsi. In caso di diniego, agli studenti sarà proposta una “attività alternativa”. Nelle scuole elementari, inoltre, sarà possibile affrontare solo aspetti meramente biologici e riproduttivi, escludendo completamente la sfera affettiva e relazionale. L’educazione sessuale resta così un’attività extracurricolare, lasciata alla discrezione delle scuole e spesso ostacolata da pressioni di gruppi contrari alla cosiddetta teoria gender

Il disegno di legge accende nuove polemiche: le associazioni LGBTQ+ e le realtà educative chiedono invece un’educazione affettiva strutturata, inclusiva e obbligatoria, conforme agli standard internazionali. 

La critica di Agedo, CGD e Famiglie Arcobaleno

A criticare aspramente il nuovo disegno di legge promosso dal ministro Valditara tre associazioni – Agedo (Associazione genitori, parenti, amiche e amici di persone LGBTQIA+) CGD (Coordinamento Genitori Democratici) e Famiglie Arcobaleno (Associazione Genitori Omosessuali) – che in un comunicato congiunto hanno evidenziato le falle di questa proposta, sottolineando i rischi di un approccio non strutturale e discrezionale all’educazione affettiva e sessuale nella scuola pubblica in Italia. Le tre associazioni hanno ribaltato il piano e sottolineato come l’educazione affettiva e sessuale debba essere obbligatoria e curricolare, seguendo le linee guida internazionali, come quelle dell’UNESCO e dell’OMS: l’Italia in Europa è in compagna di Ungheria, Bulgaria, Romania, Cipro, Lituania e Polonia, gli unici paesi insieme al nostro a non contemplare educazione sessuale e affettiva obbligatoria nei percorsi educativi obbligatori.

Altro punto fortemente contestato è l’introduzione del consenso informato dei genitori per trattare i temi legati alla sessualità e all’affettività. Secondo Agedo, Famiglie Arcobaleno e CGD, questo strumento, nato in ambito sanitario per garantire il diritto all’autodeterminazione, non può essere applicato al contesto scolastico. Estenderlo alla didattica rischia di trasformarsi in un veto sui contenuti educativi, minando l’autonomia delle istituzioni scolastiche.

Secondo Agedo, CGD e Famiglie Arcobaleno, inoltre, subordinare i contenuti educativi ai “valori delle famiglie” equivale a confondere informazione scientifica e convinzioni personali.

Nel Regno Unito si discute di formazione dei docenti all’educazione affettiva e sessuale

Nel Regno Unito un recente studio del Youth Endowment Fund (YEF), sostenuto dal Ministero degli Interni britannico, propone di introdurre nelle scuole di Inghilterra e Galles una figura dedicata alla prevenzione della violenza nelle relazioni, sul modello dei coordinatori per la salute mentale, come riporta il Guardian. L’obiettivo è affrontare la violenza emotiva, fisica, sessuale, lo stalking e l’abuso psicologico tra adolescenti. Nonostante l’obbligo, dal 2020, di insegnare educazione sessuale e affettiva, molti studenti non ricevono ancora strumenti adeguati per riconoscere relazioni sane o per uscire da situazioni dannose.

Il rapporto YEF propone un progetto pilota che prevede un finanziamento per ogni scuola secondaria coinvolta, da destinare alla formazione o al supporto esterno. Secondo il Sex Education Forum solo il 50% degli studenti valuta positivamente le lezioni di educazione affettiva, spesso ancora focalizzate su aspetti tecnici della pubertà, mentre restano trascurati temi fondamentali come pornografia, dinamiche di potere e gestione delle emozioni. Per affrontare con efficacia questi “temi difficili”, servono docenti formati, capaci di stimolare dialoghi aperti e non solo trasmettere nozioni.

Il comunicato ufficiale di Agedo, CGD e Famiglie Arcobaleno

 

 

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Nel comunicato congiunto, le tre associazioni chiedono al Governo Meloni di invertire la rotta e di farsi promotore di una legge che introduca l’educazione affettiva e sessuale come materia curricolare obbligatoria, strutturata in base agli standard internazionali e calibrata in modo adeguato all’età degli studenti. Solo in questo modo – spiegano – si potrà costruire una scuola davvero inclusiva, capace di formare cittadini consapevoli, contrastare stereotipi e prevenire discriminazioni e abusi.

Di seguito, il comunicato ufficiale di Agedo, CGD e Famiglie Arcobaleno:

Il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha presentato in questi giorni al Consiglio dei Ministri una proposta che mira a regolamentare l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole: il provvedimento, ancora non reso pubblico nei dettagli, introdurrebbe l’obbligo del consenso informato dei genitori per qualsiasi attività didattica che tratti il tema della sessualità e la facoltà delle famiglie di chiedere di visionare in anticipo il materiale didattico e informativo, conoscere le modalità e le finalità di svolgimento delle attività proposte e le associazioni o gli esperti esterni eventualmente chiamati ad intervenire.

Questa proposta parte innanzitutto dal presupposto che l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole sia e rimanga una attività extracurriculare, non obbligatoria, la cui introduzione viene dunque lasciata alla discrezionalità dei singoli docenti e Dirigenti scolastici che vengono chiamati a formarsi e/o eventualmente ad individuare progetti ed esperti esterni che integrino l’offerta formativa.

Ricordiamo che gli unici Paesi che ad oggi non prevedono l’obbligatorietà dell’educazione sessuale ed affettiva all’interno del curriculum scolastico sono Ungheria, Bulgaria, Romania, Cipro, Lituania e Polonia.

Questi sono gli stessi Paesi che criticano l’adesione dell’UE alla Convenzione di Istanbul, che si pone l’obiettivo della prevenzione e del contrasto alla violenza contro le donne e della violenza domestica.

Come abbiamo da sempre sottolineato e da ultimo in Italia anche il Gruppo di lavoro per la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Gruppo CRC), invece, ciò che è massimamente urgente introdurre nel nostro sistema scolastico è una educazione affettiva e sessuale obbligatoria, curriculare, che accompagni la crescita degli studenti e delle studentesse fin dalla scuola primaria, declinando contenuti e modalità in modo appropriato all’età e alle sensibilità di ogni ognuno.

Infatti, nonostante le norme ed i documenti che a livello internazionale ed europeo ribadiscono l’importanza di un approccio di questo tipo siano ormai numerosissimi, il rapporto “Comprehensive sexuality education (CSE) country profiles” (2023) del Global Education Monitoring dell’UNESCO, riportando un’indagine svolta in 50 Paesi, evidenzia come l’Italia sia uno degli ultimi Stati membri dell’Unione Europea in cui l’educazione sessuale non è obbligatoria a scuola e si colloca nella fascia più bassa della classifica, nonostante la Legge 107/2015 (cd. “Buona scuola”) abbia previsto già 10 anni fa la necessità di educazione alla parità di genere e alla prevenzione della violenza nelle scuole.

Ciò che chiediamo al Ministro Valditara, dunque, è che si faccia promotore, non del consenso informato, ma di un DDL che introduca l’educazione affettiva e sessuale nella scuola all’interno del percorso curriculare, conformandosi nelle modalità e nei contenuti a quanto indicato dalle linee guida UNESCO e dagli standard OMS che presuppongono il coinvolgimento e la formazione specifica delle diverse figure educative e delle realtà sanitarie e sociali (genitori, insegnanti, realtà educative del territorio, aziende sanitarie, consultori, servizi sociali, ordini e associazioni professionali e del terzo settore) per poter offrire un progetto educativo che non sia “à la carte”, ma strutturale ed obbligatorio affrontando le tematiche dell’affettività e della sessualità fin dall’infanzia come un percorso di affiancamento alla crescita corrispondente allo sviluppo delle capacità, fondamentale per promuovere i principi che costituiscono la base dell’affetto e dell’affettività, il rispetto reciproco, la consapevolezza di sé e l’importanza del proprio e altrui consenso, per decostruire pregiudizi e stereotipi, per prevenire disuguaglianze, forme di violenza di genere, pregiudizi omo-lesbo-bi-transfobici e abusi sessuali.

E va sottolineato che, nel momento nel quale si afferma che l’educazione sessuale e affettiva è materia di quasi esclusiva pertinenza delle famiglie, viene messa in dubbio la funzione propria della scuola pubblica, poiché in questo caso la disparità di strumenti e competenze che le famiglie possono avere non trova nella scuola dell’obbligo quel contrappeso indispensabile per dare a tutte e a tutti le stesse possibilità di accesso all’educazione e all’istruzione.

Sostenere che la trattazione di argomenti inerenti all’educazione sessuale e affettiva, quali l’identità di genere e l’orientamento sessuale e affettivo così come la contraccezione, possano entrare in contrasto con i valori delle famiglie significa confondere, il piano dell’informazione scientifica con il piano valoriale.

In secondo luogo, la proposta attualmente avanzata dal Ministro Valditara estende alla scuola il consenso informato, un istituto nato per tutelare il diritto di autodeterminazione in ambito sanitario che, come abbiamo più volte sottolineato, non può essere esteso in quanto tale alla scuola e alle attività didattiche.

La scuola dell’autonomia ha infatti il potere di scegliere programmi e metodi didattici anche potenzialmente idonei ad interferire o eventualmente a contrastare con gli indirizzi educativi adottati dalla famiglia e con le impostazioni culturali e le visioni politiche esistenti nel suo ambito non solo nell’approccio alla materia sessuale, ma anche nell’insegnamento di specifiche discipline, come la storia, la filosofia, l’educazione civica, le scienze, e quindi ben può verificarsi che sia legittimamente impartita nella scuola una istruzione non pienamente corrispondente alla mentalità ed alle convinzioni dei genitori, senza che sia opponibile un diritto di veto dei singoli genitori.

D’altra parte, la libertà di scelta delle famiglie e di studenti e studentesse viene ugualmente garantita dal sistema non già a valle, consentendo di rifiutare singoli corsi o attività, ma a monte, consentendo la scelta tra differenti offerte formative espresse nei diversi PTOF oltre che tra scuola pubblica e scuola privata.

Ciò che va garantito, lo si ribadisce, è che programmi e attività in materia di affettività e sessualità siano aperte a tutte e tutti, strutturali, partecipate e rispettose nelle modalità e nei contenuti delle norme internazionali ed europee in materia ed in particolare delle linee guida UNESCO e degli standard OMS.

A firma di:

AGEDO, Associazione genitori, parenti, amiche e amici di persone LGBTQIA+ CGD, Coordinamento Genitori Democratici, FAMIGLIE ARCOBALENO, Associazione Genitori Omosessuali

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Agedo e Famiglie Arcobaleno in piazza il 17 maggio

Il 17 maggio 2025, in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, Roma sarà teatro di una grande mobilitazione nazionale promossa da una rete di associazioni che si riconoscono nel manifesto “La Strada dei Diritti”. Tra le voci protagoniste anche due realtà fondamentali per la tutela dei diritti LGBTQIA+: Agedo e Famiglie Arcobaleno, che scenderanno in piazza per ribadire con forza che “Vennero a prendere me, ma stavolta c’eravamo tuttə”.

L’evento è una risposta collettiva e determinata all’escalation globale di attacchi ai diritti umani e civili. Dai divieti dei Pride imposti da Orbán in Ungheria alla propaganda anti-gender che attraversa anche l’Italia, la comunità LGBTQIA+ è sempre più nel mirino di politiche reazionarie e autoritarie. Agedo e Famiglie Arcobaleno parteciperanno attivamente per denunciare le violenze istituzionali subite da genitori omogenitoriali, minori con due mamme e persone LGBTQIA+ in ogni ambito della società, dalla scuola alla sanità.

Uno dei punti centrali della manifestazione sarà la difesa delle famiglie omogenitoriali, oggi oggetto di una vera e propria offensiva giuridica e politica. I certificati di nascita deə figlə con due mamme continuano a essere impugnati nei tribunali, mentre il disegno di legge Varchi punta a criminalizzare l’omogenitorialità. Agedo e Famiglie Arcobaleno chiederanno con forza il riconoscimento alla nascita deə figlə delle coppie LGBTQIA+, l’accesso libero alla PMA, il diritto all’adozione per tutte le persone, single o in coppia, e il matrimonio egualitario.

La manifestazione del 17 maggio sarà anche l’occasione per ribadire l’importanza dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole come strumento di prevenzione della violenza di genere, del bullismo e della discriminazione. 

La mobilitazione si articolerà in una serie di interventi pubblici, performance artistiche e momenti di confronto politico. Al centro, la richiesta di una legge contro le terapie di conversione e le mutilazioni delle persone intersex, la difesa del diritto all’aborto sicuro e gratuito per tuttə, e la condanna della patologizzazione dell’identità trans. Agedo e Famiglie Arcobaleno saranno al fianco di tantissime altre associazioni per dire no a ogni forma di odio e per chiedere politiche inclusive, giuste e rispettose della diversità.

 

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