I fatti di Camaiore sono accertati nei loro contorni essenziali: il 24 giugno Piero Moriconi ha ucciso a fucilate il figlio Mirko Moriconi, 24 anni, e la moglie Kety Andreoni, 52. Quello che segue non è una ricostruzione di cronaca, né pretende di attribuire a quelle persone pensieri o scene che non ci sono stati. È un esercizio di immaginazione, dichiarato come tale, costruito a partire da elementi realmente emersi: il dolore di Mirko per un padre che non lo accettava, il legame con la madre, il desiderio appena sussurrato di un percorso di affermazione di genere. Lo spostiamo indietro nel tempo, a quando Mirko aveva quindici anni, per suggerire domande. Per rispetto verso le vittime, tutto ciò che leggerete da qui in avanti è invenzione. Immaginiamo un parallelo, traslato nel tempo, che mantenga aderenza ai fatti emersi intorno alla famiglia di Kety, Mirko e Piero.
Mirko ha 15 anni. Torna a casa e dice a suo padre, che da tempo sospetta dell’omosessualità del figlio, che a scuola sarà inserita l’ora settimanale di educazione sessuo-affettiva. Mirko è entusiasta, perché ha scoperto da tempo di essere gay. Di più: da tempo Mirko sente di non riconoscersi completamente nel genere maschile. «Gay, o donna, o tutt’e due, cosa sono?» chiede a se stesso, sussurra a un’amica. E dice a sua madre, in confidenza, senza che il padre venga messo a conoscenza. L’idea di poterne parlare in classe, magari con gli insegnanti di questo nuovo corso settimanale di educazione sessuo-affettiva, lo fa sentire più leggero. «Papà, occorre la vostra firma: ti prego». In famiglia si scatena una lite furibonda. Kety, la mamma, prende le difese di Mirko e chiede a suo marito di acconsentire. Piero Moriconi non ne vuole sapere. Nelle settimane successive madre e figlio insistono, ma non c’è nulla da fare.
Un giorno, tarda mattina, Piero torna a casa sorridente come non lo si vedeva da un po’. Finalmente è riuscito a comprare quel fucile che tanto desiderava. «Ho impiegato due mesi a convicerli». Kety gli sorride, mentre sul suo cellulare arriva un messaggio. È Mirko «Mamma, vedrai che convinceremo papà a firmare»
Il Mirko di questa storia non esiste. Quello vero aveva ventiquattro anni, si era scelto il cognome della madre, cercava le parole per dirsi su TikTok perché non aveva nessun altro luogo dove farlo. È stato ucciso il 24 giugno, insieme a sua madre Kety, dall’uomo che avrebbe dovuto proteggerlo, dall’uomo felice di essere riuscito a procurarsi un fucile.
La legge è stata approvata definitivamente il 4 giugno 2026, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il 22 giugno.
Entrerà in vigore il 7 luglio 2026.
Camaiore è un omicidio di Stato: così ha ucciso Mirko Moriconi e Kety Andreoni
