Marco Mengoni è uno degli artisti più amati in Italia. Un’icona di stile e sensibilità che da anni ci emoziona con la sua voce e la profondità dei suoi testi. Ma dietro il personaggio pubblico, c’è un uomo in costante viaggio, che non ha paura di mostrarsi vulnerabile e autentico.
E questo è emerso durante l’intensa intervista a Che Tempo Che Fa con Fabio Fazio. Un appuntamento che, come sempre quando si parla di Marco Mengoni, ha tenuto incollati allo schermo migliaia di fan, domenica 11 maggio.
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Un viaggio nell’anima di Marco Mengoni: l’intervista a Che Tempo Che Fa
Fin dai primi istanti, l’emozione era palpabile. Marco Mengoni ha esordito con un medley di alcune delle sue canzoni più note. In particolare, sulle note di Ti ho voluto bene veramente, la commozione ha preso il sopravvento. Gli occhi lucidi, la voce rotta nel pronunciare l’ultima frase: “Non posso farlo ora, che sei così lontana“. Una fragilità disarmante che ha portato l’artista ad ammettere: “Sono quasi vicino (alle lacrime, ndr), non so quanto reggo…“.
Un’onda emotiva che non si è placata nemmeno quando Fabio Fazio gli ha mostrato un video di Guerriero live a San Siro. Per molti, quel nodo in gola e quegli occhi lucidi sono un omaggio, un pensiero rivolto alla madre Nadia, venuta a mancare qualche mese fa a causa di un tumore.
Marco Mengoni che canta CON GLI OCCHIALI non te lo puoi inventare
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Un anno difficile tra lutto e rinascita
Non a caso, Mengoni ha parlato di “un anno molto difficile e intenso“. Un periodo segnato indubbiamente dal lutto per la perdita della madre a settembre, ma anche da una profonda introspezione.
Ha rivelato di essere in terapia da quasi dieci anni, definendo questo percorso come un “viaggio, dove ti capisci di più“. Un cammino di conoscenza di sé che lo ha portato a confrontarsi con paure profonde, persino quella “di non avere più paura“, di abituarsi alle cose “anche atroci” che accadono nel mondo. Da qui, la paura per l’oggi, per il futuro dei suoi nipoti, per ciò che accade globalmente.
L’importanza fondamentale della musica nella sua vita gli è chiara fin da bambino. Per Marco, la musica è sempre stata “lo strumento per relazionarmi con l’altro, per lenire le mie ferite“. Un rapporto non sempre semplice, però.
Ha raccontato di non volerla fare all’inizio, quasi “obbligato da mia mamma” ad andare a lezione di piano, poi a solfeggio, che riteneva “una rottura di scatole“. Non ne aveva compreso l’importanza, “come mezzo per lenire ferite o mettermi in connessione con l’altro, relazionarmi“.
Mengoni: “Andate a votare!”
Marco Mengoni, come sempre, ci ha messo la faccia ed ha esordato il pubblico, in diretta, ad andare a votare per il referendum dell’8 e 9 giugno 2025: “Dobbiamo andare a votare… tutti! E’ importantissimo. Poi votare quello che volete, ma bisogno andare l’8 e 9 giugno, perché abbiamo questa possibilità e quindi lo faremo. Io sarò in sala prove, ma ci siamo messi già d’accordo con i musicisti per andare a votare”.
Bravo Mengoni, sei l’unico artista ( cantante ) che ha il coraggio di metterci la faccia e non solo sui referendum ma sulla politica in generale!pic.twitter.com/rbagtF6ABB
— SilviaAM⚓️ (@sissiisissi2) May 12, 2025
Marco Mengoni e le sue radici: Ronciglione, orti e pomodori
L’intervista è stata anche un tuffo nel passato, nella sua infanzia e adolescenza a Ronciglione, dove è nato 36 anni fa. Ha ricordato aneddoti legati ai nonni, al papà e alla mamma. Una vita definita “bellissima tra orto e animali“, passata con il nonno Sestilio (con cui usava gli attrezzi, andava a funghi, faceva l’orto e guardava gli animali), la nonna e la mamma (che gli hanno insegnato a fermare i bottoni), e il papà.
E proprio dal passato emergono passioni inaspettate. C’è quella, quasi “un’ossessione“, per la coltivazione dei pomodori. Un amore nato grazie al nonno Sestilio. Marco ha confessato di non comprare verdura al supermercato in estate perché “me la faccio da solo, mi piace tanto“.
Oggi li coltiva sul terrazzo di casa a Milano e gli danno “una soddisfazione incredibile“. Lo vede come “una relazione, una fissa totale“. Ha persino svelato un termine dialettale del suo paese: “scacchiare” i pomodori. Ha spiegato che si tratta di togliere le “figlie” che nascono tra il tronco madre e le foglie perché “levano energia“, ma che non vanno buttate: se piantate, si ottengono nuove piante.
marco difende i suoi pomodori pic.twitter.com/fTtArvtU6H
— marco mengoni out of context e meme (@zvccheromedia) May 12, 2025
Tra i momenti più divertenti del racconto, l’esperienza “disastrosa” a cavallo. Ha provato equitazione, ma era “una frana“. Non è più salito su un cavallo dopo che il padre gli fece montare una puledra “molto giovane, pimpante e nervosa“. La puledra ha percorso “circa tre chilometri” in un noccioleto, poi ha “inchiodato“. Lui è sceso, ha dato le redini al papà ed è tornato a piedi.
Un’altra passione, legata al nonno Sestilio e alla vita in paese (dove ha vissuto fino ai 17 anni), è la falegnameria. “Faccio dei lavoretti per non buttare le cose, così le trasformo“. Un’attitudine al recupero e alla creatività che lo accompagna ancora oggi. “Vivo da solo e faccio quello che posso“, ha aggiunto con autoironia.
Il futuro di Marco Mengoni: tour, album e nuovi orizzonti
Nonostante l’anno difficile, lo sguardo di Marco Mengoni è proiettato in avanti. Il 21 giugno parte il tour “Marco negli stadi 2025“, che ha già registrato 500mila biglietti venduti. A novembre, invece, sarà la volta dell’Europa con il tour “Marco Mengoni live in Europe“.
Descrive il tour come “un viaggio“, “uno di quelli che si fanno dopo un evento importante nella propria vita“. Sarà un “viaggio psicologico ed emotivo su un palco in evoluzione“, che ha disegnato lui stesso. Il palco finirà con la “costruzione di una città di vetro”, che rappresenta la società: “Molto bella da vedere ma con tante fragilità“, “come la nostra società“.
E per la gioia dei fan, a chiusura dell’intervista, l’ultima rivelazione: “Sto pensando a un nuovo album“.
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