Jackson Irvine, il calciatore australiano in difesa delle calciatrici trans: “Il nostro sport è per tuttə”

Jackson Irvine, che ha giocato due mondiali di calcio con la maglia dell'Australia e oggi gioca in Bundesliga, è da sempre in prima linea nel sostenere i diritti LGBTQIA+.

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Jackson Irvine in difesa delle calciatrici trans
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Oggi 32enne, Jackson Irvine è un calciatore australiano con cittadinanza scozzese che gioca in Bundesliga, come centrocampista nonché capitano del St. Pauli, mitologica squadra di Amburgo.

Nazionale australiano cresciuto nel Celtic, Irvine ha sempre giocato in Europa, tra Scozia e Germania, vincendo un campionato scozzese, una Scottish League Cup e la serie B tedesca. Indossata per ben 77 volte la maglia della propria nazionale, con annessa fascia al braccio in qualità di capitano e con ben 13 goal messi a segno, Irvine si è pubblicamente scagliato contro la recente decisione dell’English Football Association di vietare a tutte le donne transgender di giocare a calcio femminile nelle proprie federazioni. Subito dopo l’EFA, che ha ufficializzato il bando dopo la contestata sentenza transfobica della Corte Suprema britannica, anche la FA scozzese ha dichiarato di voler implementare un divieto simile.

Non essendoci donne trans attualmente attive nei quattro livelli superiori di calcio femminile inglese o scozzese, l’impatto si farà sentire unicamente a livello amatoriale, dove ci sarebbero appena 28 giocatrici precedentemente autorizzate a giocare, e ora bandite.

Jackson Irvine, il calciatore che non ha mai paura di esporsi nel sostenere le persone LGBTQIA+

Via IG Irvine si è esposto, rompendo l’assordante silenzio dei calciatori professionisti dinanzi ai diritti LGBT. “Il calcio merita di meglio. Il nostro sport è per tutti”, ha scritto Jackson, per poi rincarare la dose via Sky Sports.

“Il calcio mi è sempre sembrato il luogo in cui non ci sarebbe stata oppressione, soprattutto subito dopo quella che è già una decisione davvero preoccupante per tutte le persone trans e queer del Paese”, ha dichiarato Irvine al podcast “Real Talk”, riferendosi proprio alla recente sentenza della Corte Suprema britannica. “È stato davvero deludente – soprattutto da parte di una federazione che ha sostenuto le campagne Rainbow Laces ed è stata molto chiara nella sua retorica sul fatto che il calcio sia per tutti, Togliere così in fretta questo diritto a un piccolo gruppo di calciatrici che non vogliono fare altro che godersi il gioco che tutti amiamo”.

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Irvine, che ha giocato due mondiali di calcio con la maglia dell’Australia, è da sempre in prima linea nel sostenere le cause dei più oppressi. Quando è salito in Bundesliga con il St. Pauli ha festeggiato “indossando” una bandiera rainbow. Per tutto l’anno ha poi più volte giocato con una fascia arcobaleno al braccio. A domanda specifica sul perché si esponga, ha così risposto: “Penso che abbiamo ancora molta strada da fare nel calcio, e soprattutto nel calcio maschile, per sentirci sicuri di poter parlare di qualsiasi questione sociale, figuriamoci quando si tratta di diritti LGBTQ e cose del genere, dove forse i giocatori non si sentono sicuri o supportati nemmeno nel rilasciare tali dichiarazioni”.

Irvine vorrebbe vedere più persone all’interno della comunità calcistica unirsi, per combattere i divieti generalizzati di esclusione nei confronti delle persone trans. “Il calcio ha fatto passi da gigante”. “Generalmente ci troviamo in una fase di maggiore accettazione, in uno spazio più aperto, sia come calciatori che nelle nostre comunità. Ma vorrei vedere più persone opporsi quando cerchiamo di privare i nostri colleghi calciatori di diritti, e cercare di fare tutto il possibile per garantire che chiunque pratichi il nostro sport abbia uno spazio sicuro e inclusivo in cui praticare il gioco che tutti amiamo.”

All’interno della comunità calcistica femminile c’è stata un’enorme manifestazione di sostegno per le calciatrici ora bandite, guidata dal club londinese Goal Diggers FC. Diverse squadre che militano nella Greater London Women’s Football League, affiliata alla FA, tra cui South London Laces, Sporting Duet e Camden and Islington United, hanno rilasciato dichiarazioni contrarie al divieto. In totale, oltre 70 club, squadre e campionati di calcio femminile di base hanno chiesto alla federazione di “lasciare giocare le donne trans“. Nelle ultime settimane anche l’ex nazionale inglese Anita Asante e le due calciatrici del Manchester City Women, Kerstin Casparij e Katie Startup, si sono espresse a sostegno delle atlete trans.

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