Oggi 40enne, Anita Asante è stata una colonna del calcio femminile britannico. In 10 anni all’Arsenal ha vinto 5 campionati e 5 FA Cup, con 70 match giocati con la maglia dell’Inghilterra e un argento europeo nel 2009. Ritiratasi nel 2022 Asante ha dichiarato pubblicamente il proprio sostegno alla comunità transgender alla luce della recente sentenza della Corte Suprema britannica, che ha ridifinito il significato legale di “donna” e di “sesso” nel Regno Unito ai sensi dell’Equality Act del 2010.
La scorsa settimana le federazioni calcistiche di Inghilterra e Scozia hanno infatti bandito le calciatrici trans, intimando loro di lasciare le proprie squadre, seguendo proprio quanto deciso dalla Corte Suprema. Nelle prossime settimane saranno emanate nuove linee guida che impediranno sia alle donne transgender che agli uomini transgender di accedere ai servizi e agli spazi a cui avevano precedentemente accesso, come gli spogliatoi.
Anita Asante al fianco della comunità trans nel calcio
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Asante è intervenuta ai Women’s Football Awards di Londra, dove ha ritirato il premio “Game Changer”, che riconosce la sua influenza sulla prossima generazione di calciatrici. L’ex difensore centrale di Arsenal e Chelsea è oggi conduttrice e opinionista, nonché ambasciatrice dell’organizzazione per i diritti umani Amnesty International UK. È sposata con la giornalista sportiva ed ex giocatrice di hockey su prato della nazionale gallese Beth Fisher. Dopo essersi congratulata con le altre candidate per il loro “straordinario lavoro“, Asante si è così esposta:
“Volevo solo dedicare questo premio alla comunità trans. Vi vedo, vi sostengo, sono con voi e penso sia importante ricordare che stiamo parlando di inclusività. Beh, dobbiamo assicurarci di non emarginare nessuno, quindi continuiamo a sostenere le persone.”
Anita ha poi aggiunto su Instagram: “La comunità trans… continua ad affrontare così tante sfide solo per esistere, figuriamoci prosperare. Il vostro coraggio e la vostra resilienza mi ispirano ogni giorno. Questo è per voi. A tutti gli altri: ora non è il momento di tacere. Invito i miei colleghi sportivi professionisti a far sentire la loro voce a sostegno di una comunità che affronta battaglie quotidiane solo per essere se stessa.”
Asante ha concluso il suo post con un’emoji raffigurante la bandiera con i colori della comunità trans e l’hashtag #TransRightsAreHumanRights.

Il sostegno di Asante segue il bacio al polsino della stella del Manchester City e dell’Olanda Kerstin Casparij, dopo aver segnato un goal in Super League. Anche in quel caso Casparij dedicò la rete “a tutti i miei fratelli trans… meritate molto di più di quello che questo governo e questa società vi stanno dando”.
Venerdì ha rilasciato una dichiarazione anche Caz Simone, unə delle pochissime giocatricə non binarie dichiarate pubblicamente nel calcio professionistico o semi-professionista. Vincitrice del premio LGBTQ alla Football Black List dello scorso anno, ha scritto: “Bandire le donne trans senza alcuna alternativa o soluzione sicura, senza alcuna considerazione per le 20 giocatrici che ne saranno colpite … senza alcuna considerazione per le persone e la comunità che state sottraendo loro – è moralmente ed eticamente sbagliato e va contro tutto ciò che apparentemente “rappresentate“.
