È arrivata oggi su Prime Video Overcompensating, serie comedy scritta e interpretata da Benito Skinner, 31enne influencer e comico americano noto per il suo personaggio Benny Drama. Gay dichiarato e dal 2016 felicemente fidanzato con il regista e fotografo Terrence O’Connor, Benny ha tramutato in serie tv una sua opera teatrale interamente ambientata al college.
Protagonista è il timido Benny (Skinner), ex giocatore di football represso nonché re del ballo di fine anno che non ha ancora accettato la propria omosessualità. Benny stringe amicizia con Carmen (Wally Baram), un’emarginata del liceo in missione per adattarsi a tutti i costi, e perde la testa per l’inglese Miles, interpretato Rish Sha, con cui instaura un fortissimo legame in perenne bilico tra amicizia e sentimento…
Overcompensating, pregi e difetti della nuova serie queer Prime Video
È una sorta di American Pie che incontra Animal House in versione queer questa Overcompensating, serie in otto puntate che tira tanto, troppo la corda al cospetto di questo studente represso che sin dai primi minuti è pienamente consapevole del proprio reale io, seppur portato a nasconderlo fino all’estremo. Benny è letteralmente cresciuto sbavando sull’addome di Brendan Fraser in George Re della Giungla, ascoltando Britney e idolatrando Megan Fox in Jennifer’s Body, con un unico grande amore nei confronti di un altro ragazzo mai del tutto consumato e per questo del tutto dimenticato. La “sovracompensazione” del titolo è quella da lui cavalcata dopo anni di menzogne e “inganni”, agli altri e a se stesso, tanto dall’aver abituato il proprio corpo ad un inevitabile stress dettato dall’indossare continuamente una maschera, in famiglia, tra gli amici, a scuola. Ovunque.

La serie si immerge nell’ampiamente sviscerato universo dei college d’America, tra confraternite, feste, bevute infinite, documenti falsi e quant’altro, puntando forte su una comicità basica (un frisbee nelle parti basse), sessualmente esplicita ma non troppo, tra esasperati luoghi comuni e scelte di casting alquanto discutibili. Perché Benito Skinner ha 31 anni e qui interpreta un 19enne, ipotesi a cui è oggettivamente impossibile credere anche solo per un secondo. Non siamo più nel 1992, quando la liceale Andrea Zuckerman di Beverly Hills 90210 veniva interpretata dalla 30enne Gabrielle Carteris e a tutti noi sembrava una cosa assolutamente normale e soprattutto credibile.
Sorprendente, va detto, il numero di guest star. Da Connie Britton a Kyle MacLachlan, genitori di Benny, passando per Megan Fox, Bowen Yang di Fire Island, Matt Rogers, Lukas Gage e James Van Der Beek di Dawson’s Creek, così come è ricchissima la colonna sonora, che spazia dalle Icona Pop a Lady Gaga, da Britney Spears a Lorde passando per Charli XCX, che appare in una puntata interprentando se stessa ed è produttrice esecutiva della serie.
Benito Skinner e la genesi di Overcompensating

Skinner, che oggi vive a Los Angeles, è cresciuto a Boise, in Idaho, e ha toccato con mano l’omofobia, la paura di dichiararsi ed accettarsi, tanto dall’aver attinto dalla propria storia personale nello scrivere Overcompensating: “Sono molto deluso da tutto quello che sta succedendo in Idaho in questo momento“, ha confessato ad Out l’attore facendo riferimento al proprio Stato d’origine, dove sono state approvate molte leggi anti-trans ed è stata presentata una risoluzione per sollecitare la Corte Suprema a ribaltare la sentenza Obergefell contro Hodges. “Ma purtroppo è un posto bellissimo, conquistato, a quanto pare, da un sacco di persone piene di odio”.
Per sopravvivere in una roccaforte conservatrice, Skinner è rimasto nell’ombra durante tutti gli anni del liceo, concentrando le proprie energie su sport come il football americano, nascondendo il proprio amore per le coreografie, i video Lady Gaga e la serie tv Glee. Alla fine ha lasciato l’Idaho, ha frequentato la Georgetown University e poi si è trasferito a New York, dove ha iniziato la sua carriera comica prima di approdare a Los Angeles.
Ma Skinner sa che ci sono ancora molti adolescenti queer come lui che non hanno lasciato casa, e vuole dir loro di “essere prudenti” e di “trovare comunità che vi proteggano“. Per Skinner, quella comunità si è manifestata sotto forma della sua migliore amica, conosciuta proprio al college, che gli ha permesso di essere se stesso per la prima volta e “gli ha salvato la vita“. Anche per questo motivo ha deciso di realizzare prima una piece teatrale e ora una serie tv, perché “pensavo che oggi come oggi sarebbe stato meno pauroso rispetto a quando andavo io a scuola, ma è invece diventato tutto più spaventoso. E questo mi terrorizza. Posso solo sperare che questa serie possa essere una piacevole maratona da vedere con la tua migliore amica, a letto, e che tu possa sentirti un po’ meno solo. Devi sapere che molti di noi nella comunità si sono sentiti così, e ne siamo usciti. E lo farai anche tu.”
Overcompensating avrà una seconda stagione?
Un progetto televisivo che una decina d’anni fa avrebbe probabilmente avuto senso, andando ora a sbattere con film e serie di tutt’altra qualità che hanno già affrontato il tema dell’accettazione adolescenziale, della paura di fare coming out, del bullismo estremo, del coming-of-age, della pericolosità delle confraternite.
Overcompensating sceglie di intraprendere la strada della commedia senza però mai realmente osare, rimanendo inspiegabilmente con il freno a mano tirato anche sul fronte sessuale, dopo aver seminato personaggi secondari forzatamente esilaranti nel loro essere chiaramente estremi. Dal compagno di stanza perennemente nudo all’amica bionda svampita, passando per la sorella stronza, il gay effeminato e orgoglioso che cerca di far venire alla luce il vero Benny e l’infame sexy maschio alfa di turno interpretato da Adam DiMarco di The White Lotus 2. Gli adulti, in Overcompensating, rimangono ai margini, tra preside pronta a tutto pur di vedere il proprio college sui giornali, professori annoiati e genitori assenti.
Il rapporto più sincero, perché probabilmente più veritiero e sentito avendolo vissuto in prima persona, è proprio quello tra Benny e la sua miglior amica Carmen (Wally Baram), che si sviluppa puntata dopo puntata prendendo sempre più forma, dopo l’iniziale sfruttamento da parte del giovane per negare a se stesso e agli altri la propria omosessualità.
L’impressione, a dir poco inattesa visto chi troviamo in cabina produttiva (la A24 e Jonah Hill) è quella di un prodotto auto-limitatosi e fuori tempo massimo, per non dire nato già vecchio, seppur vagamente piacevole nella sua leggerezza che tratta temi delicati e in alcuni slanci onirici che continuano ad accavallarsi nell’offuscata mente di un aitante protagonista che prova in tutti i modi a sfuggire da una verità inconfutabile. È omosessuale, che se ne faccia una ragione e che trovi la forza di dirlo ad alta voce.
Considerando l’apertissimo finale è facile immaginare che Prime Video abbia già dato il via libera ad una stagione 2, che ci auguriamo possa essere più coraggiosa, meno scontata, più brillante nella scrittura, libera di osare e consapevole. D’altronde al giorno d’oggi qualunque serie corre il rischio di venire canellata. E allora perché non farlo in bellezza?




